Raffaello arrestato, video su Facebook: «La giustizia trionfa sempre»

di Federico Vacalebre

«Quello che sta circolando sul web non è affatto vero, Raffaello non ha tentato in alcun modo di far del male a quelle persone. Ormai è preso di mira. È a casa e sta bene, a breve ve lo dirà lui con un video, buona giornata», assicura lo staff del divetto postmelodico sulla sua pagina Facebook. La notizia, alle 21 di ieri piaceva a oltre cinquecento persone, i commenti accoglievano con felicità da piccole fans la buona notizia, che vera è, ma solo a metà. Raffaello è a casa, ma agli arresti domiciliari. Agli esordi Raffaello (Migliaccio) apparve sui giornali, non solo napoletani, come giovane erede del mucchio selvaggio neomelodico.



Con Alessio, un altro «scognomato», divideva le fans e le feste nuziali, impazzando con canzoni lascivo-teenageriali come «Scivola quel jeans» ed il meno fortunato sequel «Tirati su i pantaloni». Nel 2006 se non era una star ci mancava poco, poi, però, il ragazzo di Casoria passò pian piano dalle pagine destinate agli spettacoli a quelle della cronaca. «La nostra storia», forse il suo maggiore hit, finì nella colonna sonora di «Gomorra», il film: Garrone l’aveva scelta per una delle violente scene iniziali ma ebbe non pochi problemi ad ottenere la liberatoria dell’autore, Rosario Armani, all’anagrafe Rosario Buccino, all’epoca latitante. Bruno Lanza, autore per Nino D’Angelo e Bocelli, scommise su Raffaello e gli affidò un brano antirazzista per il tentativo di resuscitare la Piedigrotta nel 2008. Il ragazzo su disco prese persino distanze dalla storia familiare di malavita.



Poi, però, il richiamo della strada lo risucchiò, in un modo o nell’altro: il 7 luglio 2011 l’arresto per violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio. Se l’era presa con un vigile del fuoco, con i poliziotti, con un infermiere del 118, portando a casa una condanna in direttissima ad un anno con la condizionale. Pochi giorni, dopo, nella notte tra il 16 e il 17 luglio fu travolto in moto da una macchina, le «raffaelline» temettero per la sua vita. Nel 2012 il saluto durante un’esibizione in Sicilia a Luigi Abbate, «Gigi ’u mitra», boss mafioso della Kalsa.



A fine aprile scorso, multato per eccesso di velocità, il tentativo di corrompere i poliziotti, proponendo 400 euro per chiudere un occhio. A giugno, poi, la notte folle di Teverola, la pistola brandita nel ristorante in cui si stava esibendo, i colpi sparati per spiegare, a boss e pusher, che nessuno poteva togliergli il microfono di mano. «La nostra storia» era un affaire d’amore che riscaldava i cuoricini malmessi di piccole fans costrette alle vite precarie delle periferie e dei quartieri a rischio. La sua storia è diventata quella del cantante con la pistola. «Tanti amori», il titolo del suo ultimo album. Tanti guai, il titolo per le sue ultime imprese.
Sabato 15 Agosto 2015, 09:48 - Ultimo aggiornamento: 15-08-2015 10:01




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