Santa Maria la Nova, il mistero si svela: scoperto il codice per la scritta segreta

di Paolo Barbuto

C’è un mistero irrisolto nel cuore di Napoli, anzi c’era. Perché tra i codici antichi degli epigrafisti potrebbe essere nascosta la soluzione. Santa Maria La Nova, cappella di San Giacomo della Marca, in un angolino un po’ nascosto c’è, da almeno cinquecento anni, una scritta sul muro di fianco a un altare. Da sempre quel testo un po’ sbiadito è stato considerato la traduzione greca di una lapide in latino che si trova alla parte opposta dell’altare, e lasciata in pace lì nella sua oscurità.



Poi, in un giorno piovoso del 2013, un gruppo di persone curiose s’avvicinò a quella scritta e si rese conto che non era greco antico né moderno. Da quel giorno l’epigrafe è uscita dalla sua ombra antica ed è finita sotto i riflettori degli studiosi: cosa c’è scritto al centro di una delle chiese più antiche, affascinanti e misteriose della città?



Non aspettatevi una risposta perché, per adesso, non c’è ancora. Decine di studiosi si sono scontrati con quella roba che è una iscrizione in «unciale» composta da tante lettere provenienti da alfabeti differenti: quelli riconoscibili sono, oltre al greco e al latino, il copto e l’etiopico. Sicuramente, hanno spiegato, e scritto, gli esperti «non è glagolitico croato angolare, non è slavo, non è greco bizantino né ebraico né armeno né georgiano né, infine, glagolitico bulgaro-macedone», insomma, fino a qualche settimana fa quella roba non era «niente», solo un’accozzaglia di lettere strane infilate l’una di fianco all’altra senza nessun senso logico.



È successo, però, che su quel testo che pian piano va consumandosi per via dell’umidità, ha messo gli occhi una giovane e agguerrita studiosa, Laura Miriello. L’ha guardato, fotografato, studiato, ci ha lavorato a lungo e poi ha chiosato: non c’è scritto niente. Ma intendeva dire che non è un testo leggibile secondo la nostra attitudine. Noi pensiamo che una serie di lettere vada letta come le parole di oggi ma uno storico si mette nei panni di chi ha dipinto quella roba sul muro e riesce a pensare con una testa d’altri tempi.



Uno studio accurato sul luogo, ha consentito alla Miriello di appurare che dentro Santa Maria la Nova, per centinaia di anni a partire dal ’500 c’è stata una importante scuola di epigrafisti. Così la studiosa si è messa nei panni di un epigrafista e si è chiesta: perché scrivere roba senza senso? Semplice, perché quella roba può leggerla solo chi ha le stesse conoscenze.



E così, infilandosi nei meandri degli epigrafisti antichi Laura Miriello è andata a scovare una serie di codici utilizzati proprio per nascondere testi all’interno di altri testi. Si tratta, per farla semplice, di disegni da sovrapporre alla scritta: cerchi, ovali, pentagoni, quadrati, triangoli, ognuno con una particolare angolazione, ognuno con specifiche caratteristiche.

Di codici per la «traduzione», la Miriello ne ha provati a decine, senza ottenere nessun risultato. Poi, un giorno, uno dei codici, sovrapposto alla scritta, ha iniziato a svelare il segreto. Seguendo le linee toccate da uno dei «disegni», è venuto fuori qualcosa di, finalmente, comprensibile. Partendo da quella base, la studiosa ha iniziato a mettere in fila parola dopo parola, la prima parte del testo: «Non c’è ancora una traduzione definitiva e non ho nemmeno certezze di aver imboccato la strada giusta - mette le mani avanti la Miriello, anche se tanti studiosi hanno già verificato e approvato il suo metodo - Perciò non penso che sia il caso di parlare di traduzione già pronta e sicura».



Preferisce la scrivania e i testi antichi alla visibilità e alle interviste. Però, dopo lunghe e penose insistenze, accetta di dare un primo «assaggio» di quel che sta venendo fuori dal testo nascosto. Ma prima fa una premessa, «non parlerò della traduzione esatta ma di quel che potrebbe essere scritto in quella chiesa».



Quelle lettere incomprensibili che per cinquecento anni sono rimaste dentro la chiesa nasconderebbero le pene di qualcuno che si è allontanato da Dio e che vorrebbe tornare vicino al Signore: «Detta grossolanamente è così. Ma io ribadisco che non siamo nemmeno alla fase iniziale dello studio e questa traduzione potrebbe rivelarsi non corretta. Ci sono anche riferimenti a profezie e alla necessità di purificarsi con un nuovo battesimo». Insomma, di fianco a un altare di Santa Maria La Nova, qualcuno nell’antichità è andato a scrivere di aver compiuto qualcosa di orrendo, terribile. Solo proseguendo nella traduzione si scoprirà chi è stato e cosa ha fatto.



L’importante è sapere che la scritta misteriosa non è più misteriosa.
Lunedì 21 Settembre 2015, 09:29 - Ultimo aggiornamento: 21-09-2015 19:03



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