«Il terrorista e il professore»: Vito Faenza torna a indagare sul sequestro Cirillo

Venerdì 10 Ottobre 2014
«Il terrorista e il professore»: Vito Faenza torna a indagare sul sequestro Cirillo

Dopo il successo de “L’isola dei fiori di Cappero” (due ristampe in pochi mesi ), uscito nel gennaio del 2013, Vito Faenza si cimenta in un secondo romanzo-verità: “Il terrorista e il professore” (edizioni Spartaco, 118 pagine 10 euro). Un inaspettato passaggio da giornalista a scrittore che compie Faenza che racconta vicende che elabora pescando nel suo vasto archivio, costruito in quasi quarant’anni di professione. In questo secondo romanzo il giornalista scrittore, propone la vicenda del rapimento dell’assessore Regionale, Cirillo, ma in una versione romanzata nel quale i personaggi sfumano in un racconto molto romanzato della trattativa intercorsa per la liberazione dell’ostaggio in mano alle brigate rosse. Il romanzo non si occupa della vicenda (l’autore ci tiene a specificare che si tratta di vicende e personaggi non esistenti in realtà), ma del rapporto fra un terrorista, ex sindacalista, e il capo della camorra. E così il romanzo si snoda con due piani di lettura: il primo – per quelli che ricordano la vicenda –può servire per riandare con la memoria a quei terribili mesi vissuti a Napoli e nella Campania; il secondo di una lettura di una storia, di un “giallo”, gradevole anche per coloro che della vicenda non sanno nulla. A rendere la storia piacevole, in tutti e due i casi, è il rapporto fra il terrorista e la sua donna. Una delicata storia di amore che si snoda fra il carcere, la trattativa e la decisione di collaborare coi giudici e ricostruirsi una vita. Chi conosce la vicenda riesce a riconoscere, dietro alcuni soprannomi, alcuni personaggi della vicenda (specie i componenti delle Br e della camorra), altri sfuggono anche ai profondi conoscitori della vicenda, perché non rappresentano un personaggio realmente esistito, ma sono il frutto della fantasia del giornalista-scrittore che in questi protagonisti fonde vari personaggi e che trasformano una storia vera in un “romanzo-verità”. La decisione di Vito Faenza di scrivere storie, e non di dedicarsi a dossier e saggi, rende piacevole la lettura, proprio perché i suoi romanzi si possono leggere a più livelli.

Poi chi vuole può approfondire gli argomenti andando a ricercare i veri avvenimenti attraverso la lettura dei numerosi saggi che si sono occupati nel corso degli anni delle vicende romanzate.

Efficace la dedica del romanzo che, dopo i familiari di Faenza, è “dedicato a tutti coloro che hanno sacrificato la vita per aprire uno squarcio di luce sui fatti oscuri dell’Italia di tanti anni fa”. Il romanzo, infine, si apre e si chiude con la citazione di una frase di Heinrich Boll da le “Opinioni di un clown”: “Mi appare come non vero o irreale ciò che ho vissuto realmente”.

p.t.

Ultimo aggiornamento: 16:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA