​Picierno e Nicodemo in love: arriva la cicogna renziana

Giovedì 12 Febbraio 2015 di Alessandra Chello
Le cicogne battono i gufi due a zero. Il cielo sopra i renziani si tinge d’azzurro. Ma stavolta le truppe del Cavaliere non c’entrano. Il colore è quello del fiocco che tra qualche mese atterrerà sul quartier generale degli «alfieri» del premier. Il secondo dopo il nastro appeso da Marianna Madia che al giuramento da ministro del team del Rottamatore ci andò con tanto di pancione.



Ora è Pina Picierno, europarlamentare casertana, classe 1981 ad aspettare un figlio da Francesco Nicodemo, che a sua volta ha già un «pargolo» con un’altra compagna. Napoletano, classe 1978, nel team comunicativo di palazzo Chigi con una delega ai social network, ma prima nella segreteria nazionale. Le affinità elettive - nel senso politico del termine - hanno dunque unito due destini sotto lo stesso simbolo, quello del Pd campano.



In principio fu l’amore bipartisan: Boccia del Pd con De Girolamo all’epoca di Forza Italia; Dario Ginefra (democratico) e l’azzurra Laura Ravetto. Ora la svolta. Vuoi vedere che è tutta colpa della «Fonderia delle idee»? Quel pensatoio partenopeo messo su proprio dai due renziani - prossimi genitori - con l’obiettivo (mancato) di asfaltare pezzi della vecchia nomenklatura democratica e spalancare la porta al vento nuovo del rinnovamento?



O chissà. Ci avrà messo lo zampino pure Matteo lo stakanovista con la fissazione di far presto. E stra-lavorare tanto da costringere i suoi a ritmi frenetici con consigli dei ministri da allodole e votazioni da occhi rossi. Facile, dunque, quando si è costretti a dividere l’aula come la casa del Grande Fratello che si finisca per scoprire che l’altra metà della mela è lì a portata di mano. Magari uno scranno dietro al tuo. Senza contare il fatto che Renzi e il suo govern, hanno già vinto l’Oscar di esecutivo più giovane e più rosa della storia d’Italia. Il che vuol dire che per una gran fetta delle deputate, senatrici&affini, il famigerato orologio biologico non ha ancora suonato. E dunque la voglia di maternità ci sta tutta. Specialmente quando come nel caso della Picierno la carriera ormai è un traguardo raggiunto.



Ex rutelliana, ex veltroniana; bersaniana d’occasione; franceschiniana convinta, un mantra grazie al quale nel 2013 è stata rieletta alla Camera, si è definitivamente trasferita in quel di Renzi. Ma ha attraversato lunghi corridoi zeppi di dubbi.



E ripensamenti. Come quand’era ancora rutelliana e leader dei giovani della Margherita (i cosiddetti «Cicoria Boys» copyright dell’allora rutelliano e adesso renziano Luciano Nobili), votò quattro sì al referendum sulla fecondazione assistita (compresa l’eterologa, e in quegli anni non era una posizione facile) e andò fiera in piazza a difendere i Dico, il progetto di legge sulle unioni civili. Ancora, nel marzo 2007, chiamata a indicare chi volesse come leader del Pd prossimo venturo, indicava sicura: «Qualcuno come Franceschini, D’Alema, Finocchiaro». Invece «Veltroni non sarebbe l’uomo giusto», precisava in un’epoca in cui i suoi coetanei non sfidavano la prudenza nemmeno per pronunciarlo, il nome di un big.



Con la stessa sicurezza, appena quattordici mesi dopo, appena eletta alla Camera con Veltroni, segretario del Pd, Picierno dichiarava: «Il partito democratico senza Walter non riesco a immaginarlo: lui rimane l’unica guida possibile per le sue grande intuizioni».



In tv, poi, ha collezionato una sfilza di apparizioni diventate virali sul web. L’ultima è di qualche mese fa quando parlando della Camusso ha detto che è stata eletta con tessere false. O quella volta in cui invitò il segretario del Pd Campano Assunta Tartaglione a «non fare la pescivendola». O il più antico battibecco nel salotto di Bruno Vespa con Alessandra Mussolini che le tolse di mano gli appunti che stava diligentemente leggendo come ministro ombra dei giovani. E ancora. Quando disse che Casini doveva smetterla con la politica del «Dolce Forno», un chiaro... inciampo sui «due forni» di craxiana memoria. Ma su tutti svetta la difesa sfegatata dell’arcinoto bonus da 80 euro.



Il cavallo di battaglia degli esordi renziani. Picierno, ospite a Ballarò, magnificava quel regalo inaspettato nelle buste paga di molti italiani. Brandendo uno scontrino che dimostrava - secondo la sua tesi - come la somma bastasse a sfamare una famiglia per due settimane. E sul web già si chiedono: se è vero che le mamme italiane fanno miracoli per far quadrare i conti di casa, chissà che non ci riesca anche lei a comprare pannolini, pappe, latte e vestitini con i magici ottanta euro.Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 20:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA