Mare Sicuro, il monitoraggio della Marina Militare: in aumento da due mesi i barconi provenienti dall’Egitto

di Ebe Pierini

Un elicottero SH 90 sorvola le due imbarcazioni che scivolano via lente. I tiratori scelti pronti a colpire nel caso di attacco. I gommoni con a bordo gli incursori e i fucilieri del San Marco sbucano da dietro le sagome imponenti del cacciatorpediniere De La Penne e della fregata Fasan, raggiungono il peschereccio e la barca che lo traina, tagliano la cima che li lega, prendono possesso delle due imbarcazioni e individuano l’equipaggio.



Un assalto perfetto quello messo a segno dagli uomini della Marina Militare la settimana scorsa a 90 miglia a nord ovest di Derna, al largo della Libia. Un’operazione senza sbavature che ha consentito di trasferire a bordo di nave Fasan per accertamenti 17 persone, 14 delle quali poi sono state tratte in arresto, una volta giunte a terra, su disposizione della Procura della Repubblica di Siracusa. Tutti accusati di essere trafficanti di uomini, alcuni di loro già noti all’autorità giudiziaria. “Si tratta sicuramente del numero più elevato di presunti scafisti individuati da quando è iniziata l’operazione Mare Sicuro – racconta il contrammiraglio Paolo Pezzutti che guida la missione - Li stavamo seguendo da giorni. Per noi è stata una soddisfazione enorme”. “Avevamo studiato tutto nei minimi dettagli ed avevamo preso tutte le precauzioni necessarie perché non sapevamo cosa avremmo trovato a bordo del peschereccio, non sapevamo se erano armati – aggiunge il capitano di fregata Giancarlo Ciappina, comandante di nave Fasan – Non potevamo permetterci margine di errore. Abbiamo sequestrato il loro gps che consentirà di risalire alla rotta compiuta e i loro telefoni cellulari. Quando sono saliti a bordo abbiamo dato loro del cibo, delle coperte, i nostri medici li hanno visitati e abbiamo cercato di interloquire con loro tramite il nostro interprete che parla arabo dato che sono tutti egiziani. Ci siamo anche resi conto che due parlavano italiano”.



I 14 arrestati sono tutti di nazionalità egiziana ed era verso l’Egitto che faceva rotta, prima di essere bloccata dal blitz della Marina, l’imbarcazione che trainava il peschereccio che sarebbe servito per nuove traversate. Un dato che non va sottovalutato e che dimostra come si sia aperta una nuova rotta migratoria, alternativa a quella libica e quella turca e balcanica, sebbene le partenze dalle coste della Libia non si siano interrotte. “Negli ultimi due mesi, a partire da agosto, abbiamo notato un aumento del flusso migratorio dall’Egitto – sottolinea il comandante di Mare Sicuro – Per arrivare in Italia dall’Egitto i barconi ci impiegano circa 5 giorni e ogni migrante paga dai 1.500 ai 2.000 euro. Abbiamo studiato a lungo i flussi migratori. Grazie a Mare Sicuro abbiamo una visione chiara di chi e di come si muove in mare. Per esempio abbiamo capito che gli scafisti egiziani non imbarcano tutti i migranti contemporaneamente ma a scaglioni, in diversi porti, prima di partire per l’Italia forse per eludere i controlli da parte delle autorità egiziane. Per questo negli ultimi tempi guardiamo con particolare attenzione a quell’area. Inoltre il fatto che gli egiziani stessero cercando di recuperare il peschereccio ci dimostra che di imbarcazioni per il traffico di migranti ce ne sono sempre meno – spiega il contrammiraglio Pezzutti – Meno barconi ci sono e più vengono oberati di persone. Se prima un barcone veniva caricato con 400-500 persone ora ve ne vengono stipate anche 650. Lo stesso vale per i gommoni sui quali vengono fatti salire anche fino a 120 migranti. Gli scafisti cioè si adattano allo scenario che cambia e si evolve”.



L’operazione italiana Mare Sicuro, varata lo scorso aprile, vede impegnate un cacciatorpediniere, due fregate, un pattugliatore e circa 700 militari e ha contribuito a sottrarre agli scafisti 177 barconi e ad assicurare alla giustizia italiana oltre 400 scafisti. “Mare Sicuro è finalizzata alla tutela degli interessi nazionali – sottolinea Giancarlo Ciappina, comandante del Fasan – Siamo impegnati ogni giorno nella protezione dei pescherecci italiani per sventare eventuali sequestri o attacchi, nella difesa delle piattaforme petrolifere, nel contrasto di traffici illeciti e anche nella protezione delle imbarcazioni di Guardia Costiera e Guardia di Finanza che recuperano i migranti. È ovvio che se poi ci imbattiamo in una imbarcazione in difficoltà interveniamo e traiamo in salvo le persone”. Sono 195 i soccorsi effettuati dall’inizio della missione per un totale di 34.000 persone. Praticamente un intervento al giorno. “La nostra sfida è quella di essere flessibili e di riuscire sempre a fronteggiare i cambiamenti delle strategie di coloro che ci troviamo ad affrontare – conclude il contrammiraglio Pezzutti – Purtroppo noi in mare possiamo solo individuare i sintomi. Le malattie, in questo caso la tratta dei migranti ed i traffici illeciti, vanno curate ed estirpate alla radice, lì dove nascono, nelle zone da cui partono”.
Sabato 21 Novembre 2015, 00:08 - Ultimo aggiornamento: 1 Novembre, 19:21
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