Roma, rom in fuga investono 9 persone: un morto. «Puntavano sulla folla»

Giovedì 28 Maggio 2015 di Camilla Mozzetti

È steso su una barella di fronte all’ingresso del triade del Policlinico Gemelli, l’agente di polizia che ieri sera aveva intimato lo stop a quella station wagon «guidata da nomadi» racconta, che ha travolto otto persone uccidendone una all’altezza della fermata metro Battistini.

Non riesce a muovere una gamba. Ha una caviglia rotta, ma resta fuori «perché prima – dice – ci sono altri feriti ben più gravi che hanno bisogno più di me d’attenzione e di cure immediate». Parla al telefono, cercando di spiegare ai suoi superiori e colleghi quanto accaduto.

«Sembrava un film – spiega, con lo sguardo incantato rivolto al nulla – li ha mai visti lei quei film in cui le auto corrono ad alta velocità e travolgono tutto e tutti, continuando la corsa?». «È stato proprio così – aggiunge – una carneficina». «Ho visto la gente volare sul cruscotto della vettura, cadere sull’asfalto – prosegue ancora – come se una palla da bowling avesse fatto strike, è stato terribile».

Al volante, lo ricorda bene l’agente che per motivi di sicurezza non vuole svelare il proprio nome, c’erano cittadini non italiani. «A bordo c’erano tre persone e le ho viste bene in faccia, due uomini e una ragazza, saprei riconoscerle – aggiunge – erano tutti rom». Il collega, che era in servizio con lui su quella volante, gli porge un caffè e una sigaretta per cercare di stemperare la tensione. «Non può capire quello che abbiamo visto, una scena apocalittica», racconta mentre si passa una mano sulla fronte.

LA RICOSTRUZIONE

La dinamica la ricostruiscono così: «Abbiamo visto quest’auto in via di Boccea, una station wagon malmessa che viaggiava a una velocità superiore rispetto al limite consentito, faceva zig zag tra le altre auto, ci ha insospettito». E ancora: «Abbiamo intimato loro di fermarsi ma non c’è stato verso, hanno continuato a correre e per questo gli siamo andati dietro, cercando di fermarli».

Arrivati proprio di fronte la stazione della metro Battistini, la station wagon si accorge della gente che sta attraversando la strada. C’è un semaforo rosso. La strada è piena di persone che entrano ed escono dalla stazione. Nulla, impaurito dai lampeggianti e dalla sirena che aveva iniziato a suonare, il conducente continua a premere il tasto dell’acceleratore. L’impatto con i passanti è inevitabile. Restano gravemente ferite sei persone, una donna di origine filippina di 44 anni muore sul colpo. «L’auto ha continuato dritta – prosegue ancora l’agente disteso sulla barella – travolgendo tutti e tutto, una scena orribile, le grida delle persone, le vittime che rimbalzavano sulla vettura e che poi sono cadute a terra esanimi».

La volante a quel punto si ferma. I due agenti scendono dall’auto cercando di raggiungere la station wagon. «Per un breve momento si era fermata», ricostruiscono i due. Per questo scelgono di fermare la volante e provare a raggiungere i tre a piedi. Ma poi quel passo falso, una buca sull’asfalto blocca l’inseguimento. «Ci sono finito dentro, ho messo male il piede – racconta l’agente – e sono caduto».

Entra nel triage passate le 22.00, i medici accertano la compromissione della caviglia. I suoi colleghi, che nel frattempo lo hanno raggiunto in ospedale anche per assicurarsi sullo stato di salute delle due ragazze investite, non trovano le parole per commentare un gesto tanto folle. «Erano anni che non assistevo a una scena del genere», conclude l’agente ferito. Ieri sera solo una passeggera di quell’auto viene fermata e identificata dalle autorità. È una giovane rom di 17 anni residente al campo di Monachina. Le altre due persone sono ancora ricercate da polizia e carabinieri.

Ultimo aggiornamento: 08:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA