Assenteisti. Brunetta: «La mia riforma buttata via: era la svolta, inutili oggi altre leggi»

Domenica 4 Gennaio 2015 di Nando Santonastaso
La riforma c’è già, basta applicarla, altro che nuove leggi. Renato Brunetta, che da ministro della Funzione pubblica nel governo Berlusconi del 2008 ha legato il suo nome (e non solo) alla prima, vera spallata legislativa al vecchio sistema di norme e privilegi della Pubblica amministrazione, lancia la sfida a Matteo Renzi: «Pronto a confrontarmi con lui alla tv di Stato: come può dire che nel 2015 cambieranno le regole sul pubblico impiego se le riforme Brunetta-Berlusconi le hanno modificate dal 2008? Perché il presidente del Consiglio non decide di metterle in pratica anziché annunciare ulteriori, inutili provvedimenti?» attacca il presidente dei deputati di Forza Italia.





Si spieghi, Brunetta: esistono già norme capaci di combattere efficacemente l’assenteismo nel pubblico impiego?

«Assolutamente sì. Le ha introdotte la legge numero 133 del 2008. Il nostro governo si schierò apertamente dalla parte dei cittadini, stanchi di vedere la cattiva burocrazia tradire la buona fede di chi paga le tasse. La nostra riforma, al contrario, puntava a obiettivi chiari: migliore organizzazione del lavoro, migliore qualità delle prestazioni erogate al pubblico, riconoscimento dei meriti del personale e dei dirigenti bravi. Anche Renzi lo sa bene perché da presidente della Provincia di Firenze l’applicò. Solo che...».



Solo che?

«Solo che poi non ha pagato la scommessa che gli avevo lanciato. Gli dissi che se fosse riuscito con la mia riforma a ridurre l’assenteismo oltre il 40%, mi avrebbe regalato una Montblanc. In caso contrario gliel’avrei donata io. La scommessa l’ho vinta io ma la penna non l’ho mai ricevuta...».



Ultimo aggiornamento: 16:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA