Il manifesto di Bergoglio: «Questa economia uccide, regna una tirannia invisibile»

Arriva il manifesto programmatico di Bergoglio, un compendio della sua rivoluzione nella Chiesa. Viene pubblicata oggi la «Evangelii gaudium», esortazione apostolica firmata da Papa Francesco a conclusione dell'Anno della fede, e centrata sulla nuova evangelizzazione.



Economia «Ingiusto alla radice»: così papa Francesco definisce l'attuale sistema economico, nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium «Questa economia uccide, non solo prevale la legge del più forte», ma viviamo «una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, di un mercato divinizzato dove regnano speculazione finanziaria, corruzione ramificata, evasione fiscale egoista».



Le divisioni tra cristiani «Mi fa tanto male - scrive il Papa nella Evangelii gaudium - riscontrare come in

alcune comunità cristiane, e persino tra persone consacrate, si dia spazio a diverse forme di odio, divisione, calunnia, diffamazione, vendetta, gelosia, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?».



L'aborto Sull'aborto e sulla salvaguardia della vita umana, «non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana». Bergoglio ribadisce che «tra i deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura, ci sono i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana».



Contro l'eccesso di clericalismo «La più grande minaccia è il grigio pragmatismo dlla vita quotidiana della Chiesa. Tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando». Bergoglio esorta a «non lasciarsi prendere da un pessimismo sterile e ad essere segni di speranza, attuando la rivoluzione della tenerezza». Il Papa mette nel mirino «quanti si sentono superiori agli altri, perchè irremovibilmente fedeli a un certo stile cattolico proprio del passato e invece di evangelizzare classificano gli altri». Ed espone la sua critica nei confronti di coloro che «hanno una cura ostentata della liturgia, della dottrina, del prestigio della Chiesa; ma senza che li preoccupi il reale inserimento del Vangelo nei bisogni della gente: questa - avverte - è una tremenda corruzione con apparenza di bene». Francesco sottolinea anche l'importanza di far crescere la responsabilità dei laici, finora «tenuti al margine delle decisioni» a causa di «un eccessivo clericalismo». E ribadisce che «il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale: il volto della Chiesa è pluriforme».



Le omelie brevi «L'omelia deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione». È l'indicazione che papa Francesco inserisce nella Evangelii Gaudium, confessando che «molti sono i reclami in relazione a questo importante ministero e non possiamo chiudere le orecchie». Ecco allora che «l'omelia deve saper dire parole che fanno ardere i cuori». Tutto il contrario di «una predicazione puramente moralista o indottrinante». Inoltre, è importante preparare bene l'omelia. «Un predicatore che non si prepara non è spirituale, è disonesto e irresponsabile». Quanto al contenuto della predicazione, «deve offrire sempre speranza e non lasciare prigionieri della negatività». Infatti, l'annuncio stesso del Vangelo deve avere una valenza positiva. A questo proposito, il Papa raccomanda «vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale; non condanna».



Apertura verso i migranti «Una generosa apertura per i migranti» e più in generale per «i più deboli: i senzatetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati». Il Papa affronta anche la questione della tratta di esseri umani e delle nuove forme di schiavismo: «Nelle nostre città - denuncia - è impiantato questo crimine mafioso e aberrante e molti hanno le mani che grondano sangue, a causa di una complicità comoda e muta».



I poveri «Ascoltare il grido dei poveri» è una raccomandazione che il Pontefice fa propria accogliendola dalle indicazioni di molti episcopati al Sinodo. Si tratta, scrive, di un «imperativo» che «si fa carne in noi quando ci commoviamo nel più intimo di fronte all'altrui dolore». «È un messaggio così chiaro, così diretto, così semplice ed eloquente, - sottolinea il papa latinoamericano - che nessuna ermeneutica ecclesiale ha il diritto di relativizzarlo. La riflessione della Chiesa su questi testi non dovrebbe oscurare o indebolire il loro significato esortativo, ma piuttosto aiutare a farli propri con coraggio e fervore. Perchè complicare ciò che è così semplice?». «Gesù - ricorda papa Francesco - ci ha indicato questo cammino di riconoscimento dell'altro con le sue parole e con i suoi gesti. Perchè oscurare ciò che è così chiaro? Non preoccupiamoci solo di non cadere in errori dottrinali, ma anche di essere fedeli a questo cammino luminoso di vita e di sapienza». «Perché ai difensori dell'ortodossia si rivolge a volte il rimprovero di passività, d'indulgenza o di colpevoli complicità rispetto a situazioni di ingiustizia intollerabili e verso i regimi politici che le mantengono», ricorda il Papa citando un testo della Congregazione per la dottrina della fede del 1984.
Martedì 26 Novembre 2013, 13:05 - Ultimo aggiornamento: 26-11-2013 13:34
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP