Salerno story, volti e aneddoti al Caffè dei Mercanti

di Luciana Mauro

Cosa c’è di meglio di un caffè, soprattutto se accompagnato dal calore di una sigaretta?

Si accomodino pure, signori: nel caffè dè Mercanti è consentito fumare. Nessuna trasgressione alle regole: siamo nel 1966, è il primo agosto e apre i battenti un locale che resterà nella storia del commercio salernitano. «Fu il gioielliere Alfonso Tafuri, mio caro amico, a suggerire la dicitura «dè» Mercanti - spiega Carmine Rossi, detto Nino, che ha gestito il caffè per trent’anni - gli piaceva così. Lui e Napoleone Marano mi accompagnarono a Milano per scegliere l’arredo, che doveva essere tutto in legno». Un design costoso, circa venti milioni di lire divisi in tre anni di cambiali da pagare. «Ma dovevo realizzare un sogno - aggiunge Nino - e portare avanti una tradizione di famiglia». Suo padre, Antonio Rossi, aveva aperto nel 1936 «Il Re del caffè», dieci metri più avanti, di fronte al negozio di tessuti Caterina. E per trent’anni lui lo aveva seguito, imparando tutti i segreti del mestiere.

«Salerno, negli anni’60, non aveva un locale dove incontrarsi per parlare, seduti ai tavoli, in un’atmosfera familiare - ricorda - così decisi di aprire quel ritrovo, esattamente come lo avevo immaginato». Nino aveva visto giusto: il caffè dè Mercanti divenne subito punto d’incontro di artisti, intellettuali e gente del centro storico, che da lui trovavano il miglior caffè della città e il primo, vero, aperitivo Martini (gin, gocce di Martini dray, servito con olive e salatini).

Nino scruta nei ricordi. Tra i tanti aneddoti ne spunta uno dal gusto noir. Un episodio avvenuto più avanti negli anni, quando l’ex presidente sovietico Mikhail Gorbaciov venne in visita a Salerno e pur di offrirgli il suo caffè, l’intraprendente barman sfiorò l’arresto.

«Era un giorno d’estate - racconta - Gorbaciov, accompagnato dal sindaco De Luca e da una schiera di poliziotti, stava raggiungendo il Duomo, dove lo aspettava il vescovo. Gli andai incontro con due calici colmi di caffè freddo, un classico estivo del mio bar, apprezzato da tutti». Ma il suo slancio fu presto bloccato dalle guardie, che lo fermarono sulla porta, facendo tremare vassoio e bicchieri. «Calma, voglio solo offrirvi un caffè!», fu la candida scusa, e alla fine tutto si concluse con un cordiale sorseggio della miscela refrigerante. Intanto una calca di persone si era stretta intorno al locale temendo il peggio. Il giorno dopo l’episodio a lieto fine finì su tutti i giornali. Simbolica fu poi la sortita di Susanna Agnelli, che dopo essere entrata nel caffè con l’allora presidente della Provincia Alfonso Andria, e aver assaggiato la versione granita, non gradì niente del sontuoso buffet preparato al Duomo, il giorno dopo, in suo onore. «Voglio solo quella bontà che ho bevuto ieri», riferì categorica la lady. Nino dovette riempire un termos e inviarlo in Curia, attraverso il segretario del vescovo, che trafelato gli aveva chiesto aiuto. Storie di incontri, di momenti trascorsi ad assaporare amicizia, allora sacra. Nel caffè dè Mercanti si fermava spesso il poeta Alfonso Gatto, fedele al connubio caffè e sigarette, tante. Eduardo Sanguineti, dopo le lezioni a scuola, trascorreva almeno tre ore nel locale a leggere il giornale e discutere. Come facevano le «signore» della Sovrintendenza di via Botteghelle che, tra un impegno e l’altro, si concedevano volentieri la pausa caffè, molto gradita anche agli artisti Mario Carotenuto, Paolo Signorino, e Peter Willburger. Habituè dello storico bar era anche la famiglia dell’avvocato Bruno Pellecchia, con la moglie Adele Chiaraluce e i figli Corradino, brillante fotografo, ed Erminia, giornalista e critico d’arte. «Sempre cordiali - ricorda Nino - nella loro vita fatta di cultura e sensibilità». Un clima che affascinò, negli anni, tanti giovani salernitani, cresciuti in quel caffè dove s’incontravano dopo ore di studio. «Il figlio del giornalista Mario Perrotta e del notaio Mario Gentile non mancavano mai - i loro volti tornano come in un film - Poi c’erano Roberto, Pierluca, Maria. Oggi è una gioia rivederli, sono tutti affermati professionisti». Il bar «di legno» attirava anche gente dalla costiera. Gaetano Caputo, custode del palazzo Diana,in via Roma, ricorda: «Scendovo apposta, ogni sera, da Raito, per bere la birra scura. Il caffè dè Mercanti era l’unico a servirla». E dopo le rituali conferenze, i soci del circolo «La Scacchiera» di via Botteghelle, andavano al bar con i più affermati personaggi: dal cronista Sandro Ciotti ai giornalisti Antonio Ghirelli e Sergio Neri, Antonio Forcellino, oggi tra i più grandi restauratori italiani, sempre in coppia con il fratello Vincenzo, medico psichiatra, i fotografi Bruno Venturini e Giovanni Liguori. Dopo i concerti, il saluto del cantante Sergio Endrigo, mentre l’attore Peppe Barra, presenza fissa nel suggestivo Teatro dei Barbuti ideato e curato da Peppe Natella, non rinunciava mai al suo relax nel caffè dè Mercanti. Come monsignor Paolo Vocca, che quel locale lo aveva battezzato e vi passava ore a fumare l’inseparabile sigaro. «Un giorno - ricorda Nino - il gioielliere Giovanni Farina mi chiamò, perchè nel suo negozio c’era una personalità da servire. Era il comico Gino Bramieri, che vedendo il bar esclamo: che bello! E da allora venne spesso a trovarmi».

Il caffè dè Mercanti cambiò gestione il 25 aprile del 1999. «Ero stanco - confessa Nino - e i tempi erano cambiati». Una punta di nostalgia nella voce, ma a consolarlo ci sono tante foto, tanti racconti custoditi nell’album dei ricordi. Testimonianza di trent’anni vissuti con sentimento, per la gente. Ci scusiamo con i tantissimi habituè del locale, che senza volerlo abbiamo dimenticato di citare nella nostra carrellata di ricordi. Grazie per essere tornati con noi nella magica atmosfera del caffè dè Mercanti. Per gustare l’aroma delle memorie, non è mai troppo tardi.

Lunedì 2 Febbraio 2015, 11:47
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