Vasco Rossi: «Riapro il San Paolo e ci giro un dvd live, Napoli lo merita» | Video

Vasco Rossi mercoledì pomeriggio durante le prove al Cromie di Castellaneta
di Federico Vacalebre (inviato)

Pugliese adottivo, Vasco Rossi ha sequestrato un intero villaggio vacanze per montare il suo nuovo giro di concerti, «Live Kom 2015», altri 14 show da aggiungere ai sette del 2014: «Dopo i sabba a San Siro e all’Olimpico ho voluto concedermi il resto d’Italia», ghigna con il cappellino d’ordinanza in testa nei camerini del Cromie, la discoteca dove sta finendo di provare la scaletta, prima di montare lo show allo stadio San Nicola di Bari, dove debutterà il 7 giugno, per poi attraversare l’Italia con tappe a Firenze, Milano, Bologna, Torino, Napoli (il 3 luglio al San Paolo), Messina e Padova. Ventuno concerti da stadio in due anni, una media di un milione di spettatori e di 40 milioni di euro di fatturato, senza contare l’indotto, calcola a grandi linee il manager Roberto De Luca.



Castellaneta - Pugliese adottivo, Vasco Rossi ha sequestrato un intero villaggio vacanze per montare il suo nuovo giro di concerti, «Live Kom 2015», altri 14 show da aggiungere ai sette del 2014: «Dopo i sabba a San Siro e all’Olimpico ho voluto concedermi il resto d’Italia», ghigna con il cappellino d’ordinanza in testa nei camerini del Cromie, la discoteca dove sta finendo di provare la scaletta, prima di montare lo show allo stadio San Nicola di Bari, dove debutterà il 7 giugno, per poi attraversare l’Italia con tappe a Firenze, Milano, Bologna, Torino, Napoli (il 3 luglio al San Paolo), Messina e Padova. Ventuno concerti da stadio in due anni, una media di un milione di spettatori e di 40 milioni di euro di fatturato, senza contare l’indotto, calcola a grandi linee il manager Roberto De Luca.



«Mi piace qui, c’è il verde, il mare, la tranquilità», spiega, temprato da ginnastica, corse e passeggiate preparatorie importanti quanto il lavoro che Guido Elmi sta guidando con la combriccola del Blasco che ha invaso il Nova Yardinia: la band e la crew hanno vissuto insieme qui per preparare il live da inizio maggio.



Palco a forma di astronave, formazione confermata: Will Hunt alla batteria, Vince Pastano alla chitarra ritmica, Stef Burns chitarra solista, Claudio Golinelli al basso, Andrea Innesto al sassofono, Frank Nemola tromba e tastiera, Alberto Rocchetti tastiere e cori, Clara Moroni ai cori. Il suono del tour è «più ordinato e più heavy», spiega Elmi, storico produttore del Komandante, che ha cercato di imprimere una sferzata prog rock a brani come «Deviazioni», regalando poi un siparietto acustico, o quasi.



Vasco Rossi acustico: cos’è, un segno di vecchiaia?

«È solo un momento, pure sfizioso. Iniziamo a dire che non ho 63 anni, ma 36 anni, la mia vita vera ha avuto inizio il 25 maggio 1979, con il mio primo concerto in piazza Maggiore, a Bologna. All’inizio, però, ero un cantautore, poi una volta scesi dal palco e presi per il collo un tizio che mi insultava, continuando a cantare: nacque così il Vasco rock».



Bastò quello a compiere la mutazione?

«No. Ad inizio ’80 capii che dovevo scrivere testi più sintetici, ero cresciuto con Mogol-Battisti, Dalla, De Andrè, De Gregori, per fortuna venne Bennato a spiegarmi come versificare, mentre Pooh e Pfm mi mostrarono l’importanza dello show».

Che siamo 63 anni di vita o 36 da rocker, comunque una bella età per una vita spericolata.

«Beh, certo. Io sono arrivato a un’età che non mi sarei aspettato di vedere. Negli anni Ottanta le rockstar morivano come mosche ed io ero pronto a sacrificarmi sull’altare del rock. Così sono entrato in crisi quando, verso il 1986/87, mi sono accorto di essere un sopravvissuto».



Poi però la crisi è passata e il signor Rossi è diventato il signore degli stadi.

«Una gran bella soddisfazione, in quegli anni gli stadi erano appannaggio esclusivo degli artisti internazionali, ora San Siro è casa mia quasi più di quanto lo sia del Milan o dell’inter».



Di politica non si parla?

«No, sarebbero chiacchiere da bar e io non voglio orientare nessuno con le mie chiacchiere da bar».



Magari possiamo parlare dell’Irlanda che ha detto sì al matrimonio gay?

«Mi sembra giusto che le coppie omosessuali abbiano gli stessi diritti delle altre, anche se in Italia con il Vaticano sarà dura che passi. E non dicano che è un attentato alla famiglia, soprattutto non lo dicano a me che la mia famiglia l’ho difesa da tutti, soprattutto da me stesso».



Il fronte del palco ti esalta.

«Certo, dal vivo faccio sul serio, fare dischi mi annoia, quando scrivo è una sorta di gioco con me stesso, una seduta dall’analista. Il processo creativo mi piace più di quello riproduttivo, sesso a parte. Il mio mestiere è scrivere canzoni e portarle al pubblico con gioia».



Dopo Freud altre letture psicanalitiche?

«Sono approdato a Jung: lo leggo perché mi piace, ho molto tempo a disposizione e vorrei capire come funziona la mia testa, che cosa vogliono dire i sogni che faccio. Lo so, dovrei andare da uno psicanalista, se ne trovo uno sotto casa magari un giorno lo faccio. Capire come funziona il mio cervello servirebbe a prepararmi alla vita, magari anche alla morte».



Lo spettacolo si apre con il tema di «Zoia», un film di guerra sovietico del ’44, opera di Shostakovich.

«Me l’ha proposto Elmi: non sarà diventato comunista? Scherzi a parte, mi piace e poi subito dopo arriva la botta heavy dell’ultimo disco, ”Sono innocente” e ”Duro incontro”. Sarà un concerto diverso da quello dell’anno scorso, con le canzoni dell’album nuovo appunto: un artista non può nascondersi dietro i suoi hit, deve mettere la faccia in quello che fa. Ma recupero anche cose che non facevo da tempo, come ”Credi davvero”».



Torni al San Paolo, chiuso ai concerti dopo il «Buoni o cattivi tour» del 9 luglio 2004.

«E questa mi sembra una gran bella cosa, da festeggiare: registrerò a Napoli il dvd live del tour. Lo show c’è e la cornice non potrebbe essere migliore».
Venerdì 29 Maggio 2015, 11:18 - Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 09:54
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