Coronavirus, con la App Immuni solo pochi tamponi in più

Domenica 14 Giugno 2020 di Stefano Dascoli
L’app “Immuni” produrrà un numero molto basso di tamponi. Se la curva del contagio resterà a questi livelli, nell’ordine di poche unità ogni quindici giorni. La ragione è racchiusa in uno studio, ancora in corso, prodotto dal team di “DigITA4good Lab”, un gruppo di esperti delle Università di Pavia, Oxford e Harvard. Un report, fornito al Ministero dell’Innovazione, che delinea gli scenari possibili attraverso l’utilizzo dell’app che serve al tracciamento dei contatti dei casi positivi al coronavirus che ha terminato il periodo di sperimentazione in Abruzzo (e anche in Liguria, Marche, Puglia e Abruzzo) e da domani sarà operativa in tutta Italia.

Lo studio ha preso in considerazione le quattro regioni scelte per la fase di test. Emerge che, tra tutte e quattro, il numero dei tamponi prodotti è compreso tra 29 e 39 in quindici giorni. A spiegare il perché di cifre così basse è Stefano Denicolai, professore di Innovation management all'Università di Pavia e componente della task force Covid-19 del Ministero dell’Innovazione e Digitalizzazione. In sostanza, dice il docente, che pure considera il sistema assolutamente valido, ci sono troppi “ostacoli” nel percorso, dal download all’attivazione del bluetooth, dall’inserimento dei dati all’autorizzazione a comunicare la propria positività, fino alla scelta, una volta ottenuta la notifica, di andarsi a fare un tampone.

«Il principale problema – spiega Denicolai -, che è croce e delizia, è che si è optato per dare la priorità assoluta a privacy e libertà di adozione. In ogni singolo passaggio c’è un cosiddetto “drop”, una riduzione: ogni azione è autonoma e volontaria. E questo limita molto la tecnologia». In sostanza in ogni passaggio possono frapporsi dei “no” che rendono piuttosto complesso arrivare all’effettiva “produzione” di un tampone legato alla notifica. Notifica che, peraltro, almeno da quanto si è saputo, in Abruzzo ancora non c’è stata, anche vista la concomitante situazione della curva del contagio che si mantiene a livelli molto bassi.

Chi teorizza l’inutilità dell’app, però, rischia di rimanere deluso. Lo studio, infatti, delinea uno scenario più positivo per quanto attiene alla percentuale totale dei download necessari al suo funzionamento. In attesa dei dati regione per regione, che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni, resta la soglia prevista dalle stime: ovvero il 60 per cento. Livello che, però, ben presto potrebbe essere abbassato e, soprattutto, potrebbe toccare addirittura il 20-25 per cento. E’ sempre Denicolai a spiegare come: «Il 60 per cento – spiega - è da brividi. Allora stiamo perdendo tempo? No, si può essere ottimisti. Stiamo osservando, nel nostro lavoro, che il discorso è più sfumato. Finora si è considerata la percentuale come equamente diffusa in tutta Italia. Invece bisogna immaginare che potrebbe essere diversa, a seconda dei territori, dei paesi, dei quartieri, persino all’interno di fasce d’età o gruppi di interesse. Ipotizzo: magari tra gli appassionati di tecnologia sarà più alta, tra gli anziani molto bassa. Un po’ come dei “picchi”. La teoria dei social network e dei buchi strutturali – prosegue Denicolai – ci ha permesso di vedere che non è tanto importante il totale italiano, ma capire dove ci saranno questi “picchi”. Se nei punti giusti, potrebbe bastare una percentuale del 20-25 per cento».

La metafora che usa Denicolai è evocativa: «Se sotto la città si rompono due tubature nei posti sbagliati, magari gran parte della popolazione resta senz’acqua. Lo stesso vale per “Immuni”: se c’è un taglio del virus nei passaggi chiave, magari nella comunità dei medici o in altri ambiti sensibili, si può avere un risultato ottimo con molti meno download. A questo stiamo lavorando: si potrebbe arrivare a una strategia mirata, individuare a monte i “picchi” giusti». In poche parole: agevolare la diffusione dell’app in ambiti strategici e sensibili che potrebbero permettere il contenimento del contagio. Ultimo aggiornamento: 11:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA