CORONAVIRUS

Coronavirus, aquilano accusa: «Ho rischiato di morire ma ora hanno perso il mio tampone»

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Marianna Galeota
Coronavirus, aquilano accusa: «Ho rischiato di morire ma ora hanno perso il mio tampone»

«Sono stato costretto ad andare a fare il tampone al laboratorio Dante Labs in drive in perché del mio tampone si era persa completamente traccia». A raccontare la rocambolesca storia del suo tampone perso tra il laboratorio della Asl dell’Aquila e quello di Teramo, è un aquilano 49 enne positivo al covid dallo scorso 8 ottobre, con alle spalle un ricovero di oltre 10 giorni in Pneumologia Covid all’ospedale San Salvatore per un principio di polmonite.

«Ho fatto l’ultimo tampone 7 giorni fa – racconta – Sono al quinto ormai. Ho iniziato poi a chiamare la Asl dell’Aquila dopo 3 giorni per sapere l’esito, dal momento che non avevo avuto risposte. Ho chiamato decine i numeri dedicati anche centinaia di volte al giorno e quasi mai ha risposto qualcuno. Avrò avuto una decina di risposte al telefono a fronte di centinaia di chiamate in quattro giorni e comunque il mio tampone non era da nessuna parte. Mi è stato detto alla fine che era stato spedito alla Asl di Teramo per l’analisi».

«Dopo questa informazione ho iniziato a chiamare Teramo e anche qui decine e decine di chiamate fino a quando non sono riuscito a trovare delle persone cortesi che hanno risposto per sentirmi dire tuttavia che a Teramo il mio tampone non esisteva – aggiunge – Sono stato preso da un momento di sconforto, perché rifacendo un nuovo tampone avrei dovuto aspettare tanti giorni per riavere l’esito. A quel punto il medico di base, nel frattempo, mi ha autorizzato ad uscire in macchina, da solo per recarmi al drive in del Dante Labs per effettuare un nuovo tampone a pagamento». Intanto tramite un sanitario aquilano che ha preso a cuore la sua situazione, l’uomo è riuscito a trovare il suo tampone dopo oltre una settimana. «Il tampone si trova a Teramo – spiega – Lo abbiamo trovato dopo centinaia, e non esagero quando dico centinaia di telefonate. Nel frattempo tuttavia avevo già provveduto a farlo a casa. Sono senza sintomi ormai da tanti giorni e vorrei sapere se dopo 40 giorni mi sia negativizzato o meno, anche per poter uscire e riprendere la mia vita e la mia attività lavorativa. Sono chiuso in casa perché fin all’esito del tampone, ovviamente, non posso riprendere a vivere normalmente».

L’uomo è entrato in ospedale l’11 ottobre con una febbre altissima e difficoltà respiratorie, con saturazione a 85. «Ho chiamato io il 118 a tre giorni dalla comparsa dei sintomi perché mi sono spaventato – sottolinea - Il mio medico di base mi diceva di prendere solo Tachipirina, ma non riuscivo più a fare respiri profondi senza avere forti fitte al petto. Mi sono praticamente salvato da solo, quando mi sono spaventato e ho chiamato il 118. Credo che ci sarebbe bisogno di maggiore assistenza in casa per i pazienti covid che, se curati bene, possono essere seguiti senza affollare gli ospedali. Forse a inizio ottobre i medici di base non avevano ancora ben chiaro cosa fare, ma io non ho atteso un eventuale peggioramento. Sono stato ricoverato per 11 giorni e sono stato dimesso quando praticamente non avevo più sintomi, ma ero ancora positivo». L’uomo ad oggi non ha più sintomi, si sente bene ed è solo in attesa di negativizzazione. «Mi piacerebbe che i cittadini ammalati non siano lasciati soli – conclude – I numeri di telefono dedicati dovrebbero essere utili e più efficienti. Non si può chiamare giorni e giorni senza avere risposte sul proprio tampone. Per il resto vorrei ringraziare il personale delle ambulanze e del reparto Pneumologia covid per la grande professionalità e umanità. Non fanno mai mancare un sorriso ai pazienti e una parola di vicinanza».

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