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«Mia moglie Angela, per 29 anni in coma. Non staccai la spina e lo rifarei»

Domenica 8 Maggio 2022 di Pino Veri
«Mia moglie Angela, per 29 anni in coma. Non staccai la spina e lo rifarei»

«Mi chiedete come si fa a vivere per 29 anni accanto alla propria moglie immobilizzata in un letto e apparentemente non cosciente? E' stato amore». Nazzareno Moroni, 70 anni, ex studente universitario di medicina poi operaio in una ditta edile, è stato ieri al centro di un summit organizzato ad Avezzano dalla diocesi dei Marsi, dal Vescovo monsignor Giovanni Massaro e dall'Associazione medici cattolici sul problema del fine vita e dell'eutanasia, sul tema specifico Alleviare o sopprimere? Bioetica ed etica clinica problematiche del fine vita. La lunga vicenda di Nazzareno Moroni era già nota, ma ieri lui l'ha riferita nei minimi particolari suscitando particolare attenzione e, perché no, intensa commozione. Mai vi si era soffermato con tanti particolari, fino a ieri l'aveva evitato, ma poi ha ceduto fornendo una testimonianza per certi versi drammatica ma assolutamente significativa in un momento nel quale quello dell'eutanasia è un problema ricorrente.

Lo ha fatto dopo la morte di sua moglie Angela Moroni, scomparsa a 64 anni a marzo del 2017 dopo aver passato appunto 29 anni in un letto, senza parlare, immobile dal 23 gennaio del 1988 quando un ictus la immobilizzò. Lui cercò di rianimarla mettendo sul campo le sue conoscenze mediche di quando era studente. «L'abbiamo assistita con la collaborazione di tutti è vero, ma è stato difficile per me - spiega Nazzareno - ma per una questione non facilmente comprensibile ancora oggi. Tutti volevano dire la loro. Professoroni, amici, parenti e io solo a decidere».

Ma perché Angela finì in quello stato? «Un matrimonio felice, cinque figlie bellissime, Clara, Benedetta, Stefania, Noemi ed Elisabetta che, quest'ultima, quando sua mamma Angela Calise piombò a terra svenuta e di fatto non si riprese più aveva 14 mesi». Qui comincia il calvario: Nazzareno, catechista del Cammino Neocatecumenale, ora diacono, non ha dubbi assisterà Angela e la accudirà «fono a quando il Signore vorrà». E lo ha ripetuto anche ieri davanti a tutti: «E lo rifarei ancora. Non cambierei affatto la mia vita. Eutanasia? Non ho avuto dubbi non permisi a nessuno di staccare la spina. Il Signora dà. Lui toglie». Ripete ancora.

Da qui una vita difficile ma non percorsa da dubbi: «Ho lasciato gli ospedali, le cliniche specializzate e l'ho portata a casa. Angela è vissuta accanto a noi, l'abbiamo nutrita con un sondino e le abbiamo dato la comunione nelle forme del vino e del pane in esso disciolto». Come è cambiata da quel momento la vita di Nazzareno? «Ora ho dieci nipoti tutti bellissimi e mia figlia che non ha potuto avere bambini ne ha adottato uno con la sindrome di Down. Anche qui un'esperienza bellissima. Perché non tornerei indietro? Perché la mia vita familiare, la nostra vita, dunque compresa quella delle mie figlie e dei loro mariti è cambiata in meglio: da questa esperienza tutti noi, io e le mie figlie abbiamo ricevuto dei doni bellissimi, irripetibili, inspiegabili».
 

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