Da sei mesi positiva al Covid, Nada Cava: «Mi sento troppo sola». In settimana il 21esimo tampone

Domenica 13 Settembre 2020 di Rosalba Emiliozzi
Nada Cava Da sei mesi positiva al Covid, Nada Cava: «Mi sento troppo sola»
«Oggi mi sento tanto giù, ho voglia di piangere, piangere, piangere, mi sento troppo sola ed ho mille pensieri», si legge nella prima storia che Nada Cava, 49 anni, ha lanciato ieri dal suo profilo Facebook. Il morale a terra, la voglia di non parlarne, la confusione, l'ultima spiaggia degli anti virali, mediciali forti, che la fiaccano nel fisico e dentro la testa. «Forza Nava, non mollare, ce la farai», le scrivono le amiche e gli amci dei social, qualcuno passa sotto casa nella speranza che Nada abbia la voglia di aprire ed affacciarsi alla finestra del palazzo lungo la strada dritta e piatta di contrada San Giovanni, nel comune di Colonnella, in provincia di Teramo, al confine tra Marche e Abruzzo.


Oggi 13 settembre per Nada è un giorno da cancellare, sei mesi positiva, un caso pressoché unico in Italia, 180 giorni nel girone infernale del Covid-19, il virus che la tiene prigioniera in casa, che le ha fatto perdere due volte il lavoro di banconista, che le ha impedito di partecipare al matrimonio della figlia in Tunisia e al funerale della madre in Germania, morta improvvisamente il 26 luglio. Nada è positiva da 13 marzo scorso: 20 tamponi, solo uno negativo. La prossima settimana farà il 21esimo e stavolta spera davvero che il virus non sia più rilevabile. I medici le hanno prescritto la terapia contro l'Hiv, dovrebbe sconfiggere anche il Sars-Covid, quel virus che le hanno detto in osperale, a Pescara, dove la curano, non ha più carica virale, cioè non è infettante, ma non se ne va dalle mucose tanto che tutti i tamponi o quasi finora sono risultati positivi e quindi deve subire le restrizione dei contagiati: isolamento a casa, niente uscite, niente lavoro, niente rapporti sociali, nulla di nulla. Il vuoto, appunto, di stanze sempre uguali e prospettive zero dopo che il supermercato dove lavorava, a Porto D'Ascoli, l'ha lasciata a piedi non confermando il suo contratto a termine, in pratica licenziata e pure senza disoccupazione, e dopo che non si è potuta presentare al secondo lavoro, sempre perché positiva, che le era stato offerto, nel frattempo, da un altro titolare di market. Per lei, banconista esperta e volontaria del 118, è stato come rinunciare a un pezzo di vita. «Il lavoro è tutto per me, la mia esistenza, la mia indipendenza - dice - mi salvano i miei gatti e la musica di Laura Pausini».  Oggi Nada è una positiva quasi asintomatica (ha solo dolori alle ossa), dopo due ricoveri e tanti effetti collaterali di un virus che più ci ragiona e più è convinta di averlo preso a lavoro, da un collega che stava male ma che non venne mai monitorato. Ultimo aggiornamento: 13:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA