Da 4 mesi positiva e lavoro a rischio: «Ho pensato al suicidio, mi aiutano i gatti e la musica di Laura Pausini»

Venerdì 17 Luglio 2020 di Rosalba Emiliozzi
Nada Cava da 4 mesi positiva e lavoro a rischio: «Ho anche pensato al suicidio»

Banconista empatica, separata, due figli, volontaria della protezione civile e nelle ambulanze. Nada Cava, 49 anni, marchigiana che vive a Colonnella, in provincia di Teramo, e un passato per lunghi anni in Germania, sta per perdere il lavoro per colpa di una forma di Covid-19 che la tiene bloccata a casa da 124 giorni, quasi asintomatica se si toglie la febbriciattola - 37,5 - che compare a intermittenza.

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«Una settimana fa il mio datore di lavoro mi ha fatto capire che non mi rinnoverà il contratto a termine, mi ha detto: “chi prenderebbe una che in un anno ha lavorato sei mesi, e poi ho già trovato un’altra», racconta Nada Cava, quasi piange. Guarda la finestra: «Ho pensato anche di buttarmi dal balcone, sono i miei figli a tenermi in vita, la preoccupazione per il danno che potrei fare loro» dice. Nelle sue lunghe giornate tra alti e bassi, le uniche consolazioni sono le telefonate dei figli, il supporto dell’ex marito, l’amica che dalla finestra le porta le uova fresche e i suoi due gatti: Milly e Molly. «Senza di loro non ce l’avrei fatta, mi hanno salvato la vita, mi stanno sempre attorno, mi fanno le coccole» dice Nada. E senza Laura Pausini: «Io e mia figlia siamo sue fans, l’anno scorso siamo andate a 4 concerti, ma non siamo mai riuscite a fare una foto insieme. La sua musica mi aiuta in queste giornate difficilissime».


«Sono molto preoccupata per il mio futuro, non mangio quasi più, in un giorno a volte mi basta un mandarino o una banana - racconta la donna di San Benedetto del Tronto - il 5 agosto rischio di rimanere senza lavoro nonostante mi sia sempre comportata bene e i grandi complimenti dei clienti: “tu qui fai la differenza” mi dicevano. Sono gastronoma e mi piace molto il contatto con il pubblico. Ora rimarrò senza stipendio, non so come fare, devo pagare l’affitto e pensare al mio sostentamento, sono una donna sola. Ma perché devo essere licenziata? Io sono a casa per malattia, a causa di questo coronavirus che non passa. Dal 13 marzo sono positiva». Più di 4 mesi passati tra ospedale e tappata in casa. «E, pochi giorni fa, anche il tredicesimo tampone non è andato bene. Da giorni chiedo di essere curata, ma l’ospedale non può fare nulla. La mia dottoressa Simonetta Di Cristofaro, che ogni giorno mi dà forza, si è anche rivolta allo Spallanzani di Roma ma le è stato risposto che non si sono i presupposti, cioè non sono grave».

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Fisicamente Nada dice di sentirsi bene, psicologicamente «sono a terra, ho brutti pensieri, non faccio altro che piangere, non so più cosa fare, non mi posso muovere da casa, tutti mi dicono di aspettare, ma io vorrei parlare con un medico della Asl, chiedere cure specifiche, è un diritto avere le giuste cure. Solo guarendo posso sperare di non perdere il mio lavoro. Nel mio stipendio c’è tutta la mia realizzazione personale. Io, che sono separata, non ho voluto alimenti dal mio ex marito perché credo che con la parità le donne debbano avere anche la dignità di non stare al collo dell’ex e mantenersi da sole». Questo motto per Nada è stata la bandiera di una vita, ha fatto mille lavori, anche di operaia e stagionale, ma quello di banconista è la sua specializzazione. «Chiedo al mio datore di lavoro di mettersi una mano sulla coscienza e di non mandarmi via».

Ultimo aggiornamento: 10:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA