Rigopiano, prosciolto l'ex capo della mobile: tentò il suicidio per le accuse

Domenica 27 Settembre 2020 di Stefano Buda e Paolo Vercesi

Archiviare il caso Muriana. Lo chiede la Procura di Pescara riguardo all'ex capo della squadra mobile pescarese, Pierfrancesco Muriana, finito sotto accusa per calunnia nell'ambito dell'inchiesta sulla tragedia dell'hotel Rigopiano, in Abruzzo. La vicenda prese le mosse da una contro-denuncia presentata dall'avvocato Monica Passamonti per conto del carabiniere forestale Michele Brunozzi e ha scatenato un clamoroso conflitto istituzionale tra Polizia e Carabinieri forestali andato avanti a colpi di esposti, non senza imbarazzi nei rispettivi vertici. Tutto si lega al filone d'indagine sulla telefonata di D'Angelo, cameriere del resort che già la mattina del 18 gennaio 2017 tentò di contattare i soccorsi: la sua chiamata risultò dai tabulati ma, non si sa come, scomparve dagli atti dell'inchiesta per poi riapparire successivamente. Circostanza che si tinse di giallo e questo determinò l'apertura di un procedimento bis per presunto depistaggio che coinvolse l'ex prefetto Provolo e altre sei persone. Ma, soprattutto, prese forma una serie di procedimenti paralleli frutto di veleni (leggi esposti, controesposti e controdenunce).

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L'ex capo della mobile presentò infatti per primo un esposto in Procura contro tre carabinieri forestali, sostenendo che i militari ostacolarono le indagini sul depistaggio dell'inchiesta. In particolare riferì che pochi giorni dopo la tragedia aveva trasmesso via Pec ai forestali l'annotazione dell'agente Crosta riguardante la telefonata effettuata dal cameriere del resort Gabriele D'Angelo per chiedere aiuto al Coc di Penne. Ebbene, secondo Muriana i forestali alterarono quell'annotazione e ritardarono l'invio del documento in Procura. L'esposto fece scattare un'indagine sui forestali per falso materiale e falso ideologico, ma le accuse risultarono infondate e il giudice archiviò, su richiesta della stessa Procura. L'avvocato Passamonti, nel frattempo, aveva presentato una denuncia per calunnia contro Muriana al fine di tutelare i propri assistiti. Denuncia alla quale finì per sovrapporsi un ulteriore esposto contro l'ex capo della mobile, questa volta per favoreggiamento, presentato da Alessio Feniello, padre di una delle 29 vittime. Muriana, di fronte ad una situazione difficile e inaspettata, non resse la pressione. Anche perché i carabinieri forestali vennero scagionati e di conseguenza lui si ritrovò a passare da accusatore ad accusato.

La richiesta della Procura di archiviare il procedimento nei suoi confronti arriva oggi in seguito all'interrogatorio dello scorso luglio, davanti al procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e al sostituto Luca Sciarretta, nel quale l'ex dirigente della mobile ha avuto modo di chiarire sotto ogni aspetto le motivazioni delle sue accuse, convincendo gli inquirenti della sua azione in buona fede. Interrogatorio al quale Muriana avrebbe dovuto essere sottoposto già la mattina del 16 giugno, giorno in cui era atteso sotto gli uffici della Procura dai suoi legali, Marco Spagnuolo e Augusto La Morgia. Muriana non si presentò e un paio di ore più tardi fu rivelato il dramma che solo per miracolo non si trasformò in tragedia: quella mattina Muriana aveva tentato di togliersi la vita con il gas di scarico dell'auto. Trovato sotto un cavalcavia nella periferia di Francavilla al Mare, fu salvato grazie a soccorsi tempestivi. Dopo alcuni giorni passati in ospedale sotto osservazione, Muriana si è ristabilito e ha riacquisito serenità. All'interrogatorio di luglio davanti ai pm ha ricostruito la vicenda, a partire dalle deleghe ricevute e dal ruolo svolto nelle indagini. In particolare ha riferito delle attività svolte spiegando quando e a chi ne riferì gli esiti. Quindi si è soffermato sulle ragioni dell'esposto contro i carabinieri forestali ribadendo come all'epoca fosse persuaso dell'esistenza di una serie di irregolarità che meritavano un approfondimento investigativo. La richiesta di archiviazione avanzata adesso dalla Procura potrebbe mettere fine a questa stagione di veleni sul caso Rigopiano, ma l'ultima parola spetta al Gip.
 


 

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