Capodoglio nuota a pancia in su, l'immagine rarissima immortalata dai ricercatori nel Tirreno

Martedì 9 Luglio 2019 di Remo Sabatini
La rarissima immagine di un capodoglio a pancia in su (immagine pubblicata da Tethys)

A tu per tu con balene, delfini e giganteschi capodogli. No, non è la descrizione di fortunati incontri nelle acque dei mari del sud. E nemmeno di quelle ben più fredde degli oceani che bagnano le coste dell'America del Nord. Quelle balene e quei delfini e soprattutto quegli incredibili capodogli, nuotano nel nostro vecchio Mediterraneo, soprattutto nel Tirreno. Lì, una volta salpati dal porto di Sanremo, bastano poche miglia di navigazione per entrare nel loro mondo, il mondo dei giganti del mare.

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Spesso accompagnati da gruppi di delfini che giocano a prua, l'esperienza di una giornata in mare può regalare incontri del tutto eccezionali dove, alle parole, subentra l'emozione. Come capita sovente a chi, come i ricercatori dell'Istituto Tethys, trascorre più tempo in mare che a terra in cerca di quella magia che si rinnova di volta in volta, di marea in marea. E allora ecco che quella Natura che non smette mai di stupire, può metterti di fronte ad uno spettacolo rarissimo e inaspettato. D'altronde, trovarsi a pochi metri da un grosso capodoglio che nuota e galleggia a pancia in su, non è qualcosa che capita tutti i giorni. Certo, la tecnologia, come l'idrofono calato in mare, può aiutare ma, tra il dire e il fare, c'è di mezzo proprio quella distesa enorme di acqua marina che riesce a celare alla vista anche la più gigantesca delle sue creature. E allora, è tutta una frenesia tra chi, sotto coperta, è all'ascolto dei "click" emessi dal capodoglio e chi, sul ponte, aguzza la vista in cerca di quel tipico soffio traverso.
 

L'emozione di quei momenti è tutta nelle parole dei ricercatori che hanno ricordato quell'incontro, così: "E' stata davvero una giornata strordinaria per Pelagos, la nostra barca di Ricerca e per i nostri ospiti a bordo che, come di consueto in questo periodo, possono unirsi a noi e diventare ricercatori per un giorno. Avevamo sentito, grazie all'idrofono, ben 5 capodogli. Di questi, ne avevamo avvistati e fotoidentificati 3. Due di loro, Mousse e Carli erano esemplari noti, il terzo, un individuo nuovo". E proprio Carli, uno dei tre capodogli avvistati nel giro di poche ore, avrebbe sorpreso i ricercatori e l'equipaggio, facendosi trovare a pancia in su. "Infatti, proseguono gli studiosi, capitanati da Sabina Airoldi e Maddalena Jahoda, Carli si è fatto trovare in una posizione alquanto insolita. A pancia in su, mostrando la sua enorme mole e la stretta mandibola ricoperta da macchie bianche, come evidenziato dalle immagini, quasi volesse mostrare quel lato così poco conosciuto per chi si occupa di osservazioni di superficie. E' stata una grande emozione. Un vero tuffo al cuore per tutti noi".
Carli è soltanto uno dei capodogli identificati dai ricercatori dell'istituto che, fondato nel 1986, si occupa dello studio e conservazione dei cetacei del Mediterraneo con particolare attenzione al Santuario Pelagos, l'area marina protetta che si estende per circa 90.000 chilometri quadrati nel Mediterraneo nord occidentale che comprende il nord del Tirreno italiano e francese, fino alla Sardegna. Oltre ai capodogli, a bordo di Pelagos, l'imbarcazione degli studiosi, è possibile incontrare diverse specie di delfini, globicefali, grampi e la gigantesca balenottera comune che, con i suoi 24 metri di lunghezza e le oltre 80 tonnellate di peso, è tra gli animali più grandi che abbiano mai solcato i mari del pianeta.

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