De Laurentiis: «No allo stadio nuovo, rifaccio il San Paolo. Sì ai concerti, resta la pista d'atletica»

Sabato 24 Gennaio 2015 di Francesco De Luca
Svolta per il San Paolo. «In 24 mesi sarà rinnovato, diventerà uno stadio funzionale e sicuro, il Napoli non correrà più il rischio di dover giocare in un’altra città». È l'impegno di De Laurentiis, che ha deciso di interrompere il conflitto con il Comune, cominciato nella scorsa estate, alla scadenza della prima decennale convenzione.



Il presidente, a una settimana dall’incontro chiarificatore con il sindaco De Magistris a Roma, anticipa i punti di restyling dell’impianto di Fuorigrotta, inaugurato nel 1959 e sottoposto una sola volta, prima dei Mondiali del 1990, a un’opera di ristrutturazione. Non ci sarà un nuovo stadio, ma ci sarà un San Paolo più fruibile e più moderno: nel progetto, infatti, accanto agli interventi più urgenti ci sono quelli per rendere più confortevole la struttura all’interno (previsti nuovi settori per gli spettatori) e all’esterno, con la riattivazione dei parcheggi sotterranei e la creazione di nuove aree confort da realizzare.



Presidente, lei ha presentato al sindaco De Magistris non il progetto per un nuovo stadio, ma un piano in trenta punti per ristrutturare il San Paolo: perché ha scelto questa strada?

«Perché è l’unica possibile per evitare che il Napoli emigri a Palermo o altrove. La situazione del San Paolo è grave, di assoluta fatiscenza, e il Napoli è stato obbligato ad intervenire direttamente in questi anni, dopo le prescrizioni degli enti locali o dell’Uefa, perché - è bene ricordarlo - la nostra è l’unica società italiana che partecipa per il quinto anno consecutivo a competizioni internazionali. È l’unica strada affinché io continui a investire e a rafforzare la squadra: a cosa servirebbe prendere un calciatore del livello di Higuain se non vi fosse una struttura adeguata con l’appoggio istituzionale?».



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Ultimo aggiornamento: 23:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA