Pompei, restaurati 86 calchi delle vittime del Vesuvio. Saranno esposti al museo archeologico a Napoli

Mercoledì 20 Maggio 2015

La famiglia della Casa del Bracciale d'Oro, la mamma che muore insieme con il piccolino

seduto sul suo grembo, un uomo e un altro bambino vittime dell'eruzione del Vesuvio nell'antica Pompei. Sono alcune dele scene dei 26 calchi restaurati. Sono alle ultime fasi di restauro per essere inseriti nella mostra «Pompei e l'Europa. 1748-1943» in programma dal 26 maggio tra Pompei scavi ed il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Hanno denti che sporgono tra le labbra stirate dalla

sofferenza e sotto la cenere incrostata sulla pelle, sporgono crani, tibie, mandibole di uomini e donne colti nell'estremo istante della morte. Quando, cioè, alla seconda devastante eruzione, una nube ardente di 300 gradi bruciò in un sol colpo la superficie dei corpi, lasciando le interiora molli, e poi li seppellì di cenere e lapilli. I corpi furono riportati alla luce

nel 1863 dall'archeologo Giuseppe Fiorelli.

«Finora non erano stati censiti, per un sentimento etico con il quale sono stati sempre trattati questi resti umani. Non sono statue di gesso né bronzi, ma persone vere e con rispetto vanno trattate», dice il Soprintendente archeologico di Pompei,

Ercolano e Stabia, Massimo Osanna che ha voluto una mostra di sole vittime umane. I restauri riguardano anche gli animali, ma i resti del

maialino di Boscoreale e del cane di Pompei non entreranno a far parte della mostra. Al termine dei lavori, 20 calchi saranno parte della mostra nell'Anfiteatro, in uno spettacolare allestimento

dentro una piramide in legno e metallo con un raggio di luce che entra, per un richiamo alla Sala della Meridiana del Museo arecheologico di Napoli, dove verranno esposti oggetti e arredi.

Ultimo aggiornamento: 17:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA