Napoli. Prostituta uccisa, il pm: si rischia l'inquinamento prove

Lunedì 15 Giugno 2015 di Leandro Del Gaudio




Bisogna cristallizzare la prova, perché - mai come in questo caso - c’è un alto rischio di inquinamento probatorio: è possibile che le due testimoni oculari del delitto vengano avvicinate e minacciate, magari indotte a ritrattare. Oppure, c’è il rischio che le due testimoni scappino via, lascino il paese per chissà quali altri paesi. Eccolo il ragionamento del pm Clelia Mancuso, nel corso delle indagini sull’omicidio di Antonia Osaf, una nigeriana uccisa a venti anni, nel corso di un probabile tentativo di rapina. Tre napoletani indagati e in cella, due testimoni a cui chiedere la ricostruzione dell’esecuzione. Inchiesta a una svolta, si punta a congelare le prove in vista di un probabile processo, si cerca di chiudere il caso. Sabato nove maggio, via Terracina, Fuorigrotta. Violenza gratuita, un delitto efferato, tre 19enni incensurati arrestati dalla polizia.



Si tratta di Antonio Di Perna, Raffaele Velluso e Gennaro Bitonto, ritenuti a vario titolo responsabili di una tentata rapina, culminata nella coltellata al torace della ventenne. Chiara la ricostruzione della Mobile del primo dirigente Fausto Lamparelli: costretta a prostituirsi sulle strade di Napoli, la ventenne interviene per salvare un’altra prostituta dall’aggressione di tre giovani balordi. Sono ubriachi, si accaniscono contro una donna forse per ottenere soldi o un rapporto sessuale gratis. Una vicenda ricostruita anche grazie a un video, che riprende lo scatto di Antonia che, dopo aver consumato un rapporto con un cliente, si toglie le scarpe per fiondarsi a salvare l’amica. Poi, la coltellata. Una scena a cui hanno assistito anche due donne, anch’esse costrette a prostituirsi, che ora sono chiamate a testimoniare, a raccontare dinanzi a un giudice la propria versione dei fatti. Una ricostruzione decisiva anche per modulare le responsabilità dei tre napoletani.



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