Padoan: un ministro del Sud non serve, puntiamo su più task force, una per Bagnoli

Lunedì 15 Giugno 2015 di Maria Pirro

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«Serve ma manca una strategia per il Mezzogiorno». L'imperativo è d'obbligo al forum con il ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan, organizzato al Mattino: l'occasione per presentare la linea del governo che punta a «una forte implementazione delle riforme strutturali di tutto il Paese. Quindi non riforme o un ministro ad hoc per il Sud, ma è decisivo far ripartire gli investimenti» dice Padoan per due giorni a Napoli. «Una città straordinaria».

Task force per il Sud. «La filosofia del governo Renzi è che i ministri devono essere pochi. Non so se creare un ministro del Mezzogiorno risolverebbe» ragiona Padoan. «Più che altro è utile mettere tutti intorno allo stesso tavolo per fare strategia. Una task force piuttosto che corpi permanenti», quindi più task force per i singoli provvedimenti. «In sostanza, non penso ci sia bisogno di altre strutture burocratiche» afferma più esplicito.

Bagnoli. «È indispensabile accelerare su Bagnoli e l'autostrada Salerno-Reggio Calabria» riconosce il ministro. «Non c'è una ispirazione nordista del governo» aggiunge, interpellato sulle lungaggini che qui caratterizzano gli interventi, a differenza di altre opere al Nord. In particolare, «Bagnoli è uno dei temi su cui anche con il presidente del consiglio ragioniamo spesso». È uno dei temi su cui ci dovrebbe essere una task-force? «Sì, infatti».

Quale visione. «C'è bisogno di una visione strategica per il Sud, come c'è bisogno di una visione strategica per l'Italia, che sta affrontando una duplice sfida molto importante. Da una parte, l'uscita dalla recessione (10 punti di Pil portati via, e ancora di più nel Sud); dall'altra, il Paese ha visto accumularsi ostacoli alla crescita» sostiene il ministro, che aggiunge: «È chiaro che non basta aspettare con il Nord si riprenda e che questi effetti scivolino al Sud, ma è fondamentale far partire le enormi potenzialità che ci sono qui, come dimostrano le tantissime eccellenze».

Il capitale umano. La svolta consiste nel mettere insieme «le potenzialità del Sud, soprattutto il capitale umano» precisa il ministro. «Sono convinto che il Mezzogiorno non solo non ha bisogno del Nord del crescere, ma può crescere di più». E cita come «irripetibile l'esempio della Germania orientale».

Le priorità. «Bisogna identificare cosa manca. Le imprese devono costituire un tessuto». Il ministro indica due strategie primarie: la riforma della giustizia e le misure legate alla delega fiscale. «Il Mezzogiorno è parte di questa sfida, e ha più da guadagnare in termini relativi» ribadisce.

Semplificazione fiscale. Il ministro parla anche di «local tax», che significa «identificare in una tassa unica tutte quelle imposte aggiunte dalle amministrazioni locali». Prevista anche la revisione del catasto che permetterà una ulteriore semplificazione. E una «strategia improntata al simultaneo abbattimento delle tasse».

Tasse sulla casa. «Tra poco entreremo nella fase calda costruzione legge di stabilità 2016» spiega il ministro. «Un obiettivo è disinnescare tutte le clausole di savaguardia. La linea di finanza pubblica, meno tasse sul lavoro e sui redditi più bassi, è quella del governo: continueremo a implementarla».

Cassa depositi e prestiti. «È un importantissimo strumento che ha a sua volta svariati strumenti, che possono essere parte di quella strategia che sta alla base del piano Juncker: Ci sono ruoli aggiuntivi, addizionali della mano pubblica, per colmare quella non piena presa di rischio dei privati, che potrebbe essere utile per stimolare investimenti privati. Stiamo ragionando su come rafforzare questo principio». L'idea? «È sempre quella della collaborazione molto stretta tra settore privato e pubblico».

Piano Cottarelli. Ormai "mitico". «Il lavoro continua ma via via bisogna entrare sempre più nel merito delle specifiche voci di spesa per ottenere risparmi aggiuntivi. Questo a vari livelli» dice Padoan.

Le società participate. «Sono un capitolo importante ma sono troppe, molte partecipate andrebbero semplicemente chiuse perché sono unicamente un centro di spreco, altre funzionano bene ed è possibile immaginare una ipotesi di privatizzazione. E' possibilie, quindi, anche un modello che funziona: non facciamo quindi di ogni erba un faccio».

Piano di azione e coesione. 3,5 miliardi già sottratti. Sarà lo stesso nel 2016? «Ancora non lo so, abbiamo chiari i grandi obiettivi della prossima legge di stabilità, e quindi rimuovere le clausole di salvaguardia per impedire aumenti di tasse. L'idea non è prendere di mira i fondi Coesione ma usare meglio tutte le risorse».

Pensioni. «Abbiamo un sistema stabile e sostenibile, il sistema pensionistico italiano è uno dei più stabili e sostenibili d'Europa, anche se gli altri Paesi non amano riconoscerlo. Perciò, toccare questa struttura va fatto con estrema attenzione». Spiega Padoan: «Ci sono possibilità di miglioramento a margine, stiamo ragionando sulla flessibilità in uscita, ma si tratta di decidere come redistribuire questi costi. Trovo che questa sia una misura in grado di migliorare, in generale, il sistema e dare una ulteriore possibilità di scelta ai cittadini».

Grecia. «Come andrà a finire lo vedremo perché a questo punto gran parte della decisione è in mano al governo greco» non si sbilancia Padoan, da economista. Il motivo? «C'è una dimensione politica, più che una dimensione tecnica nella trattativa. Ma non è la prima, ci sono state trattative anche aspre tra Paesi in difficoltà e istituzioni» fa osservare il ministro che cita diversi precedenti, dalla Portogallo alla Spagna a Cipro, «che sta uscendo molto bene dalla crisi». Però «il primo problema è mettere la Grecia in condizioni di crescere senza aiuti esterni. Ed è chiaro che governo Tsipras ha un mandato diverso», più preciso, e che la «sovranità parlamentare» va rispettata. Per Padoan, se c'è un nuovo programma greco, va approvato: «Siamo di fronte a una prova di democrazia europea. Non è la Grecia contro l'Europa, ma come noi gestiamo questa prova» sottolinea.

Fondi europei. «Dal piano Juncker è emerso con chiarezza che il tema, al di là della quantità, è quello della qualità dei progetti. È un problema del quale dobbiamo essere coscienti noi stessi, serve un miglioramento della capacità progettuale», la scossa ministeriale. Ancora: «In Europa negli ultimi diciotto mesi c'è stato un dibattito molto intenso sul cambiamento delle priorità dell'Unione. A tal proposito, rivendico il ruolo della presidenza italiana nel passaggio dal dibattito sull'austerità a quello sugli investimenti» aggiunge con orgoglio Padoan.

Il debito pubblico. «Rispetto alla situazione del 2012, che era la situazione più critica, le cose sono sostanzialmente cambiate» rileva. «C'è in generale una struttura istituzionale della zona euro decisamente migliore. L'Italia è in condizioni di stabilità». E il debito che aumenta? «Questa cosa del record del debito pubblico è noiosa, per definizione il debito aumenta. È da vedere, invece, se l'assoluto del debito è maggiore o minore del Pil nominale. Solo così si può dire se aumenta. È chiaro che aumenta sempre ma non è questa la notizia. Confrontate i numeri di oggi» di Bankitalia sul debito della pubblica amministrazione «con i valori del Pil nominale. Su questa cosa vado in escandescenza perché è davvero disinformazione» conclude Padoan.

Ultimo aggiornamento: 18:14