Pd sotto choc, via alla resa dei conti
in Campania boom di liste civiche

Martedì 16 Giugno 2015 di Francesco Vastarella
Non solo i ballottaggi, è l’intera tornata delle comunali che va aggiudicata alle liste civiche. Cinque comuni al secondo turno e due al primo perché erano di fatto senza simboli di partito i vincitori di Grumo Nevano e Sorrento, sebbene di estrazione moderata entrambi. La conta complessiva è presto fatta: sette sindaci alle civiche, sei al centrosinistra, due al centrodestra e uno ai Cinquestelle. E questo senza mettere in bilancio le civiche che hanno dominato in maniera totale negli undici comuni al di sotto dei 15mila abitanti. Uno schiaffo ai partiti, un trionfo per il voto di protesta mescolato all’incapacità delle strutture tradizionali della politica di organizzare, dialogare, mettere insieme e portare a sintesi le esigenze delle comunità locali e del territorio, intercettare consenso sui progetti quando, purtroppo raramente, ci sono. Per questo si apre, inevitabile, una fase di resa dei conti nel Pd. Così come in Fi.





L’astensionismo, ovvero il non voto o il rifiuto del voto, ha vinto però più di civiche e schieramenti al primo e al secondo turno. È l’altra faccia della reazione dell’elettorato ai partiti e alla politica in senso lato. Cifre allarmanti domenica sera al ballottaggio, un segnale inquietante, non più trascurabile se si pensa che in città come Giugliano hanno scelto il primo cittadino soltanto 27.820 elettori su 90.741, pari al 30,65 per cento. S’è fermato a 44,42 per cento il totale in tutta la provincia. Anche Quarto, dove ha vinto la pentastellata Rosa Capuozzo, ha avuto una affluenza bassa: 43 per cento. Ma a Bacoli, dove pure nel segno della protesta ha vinto una civica guidata dal blogger Josi Gerardo Della Ragione, si è arrivati al 60,29 per cento. Significa che qui ha funzionato, fuori dai partiti, il dialogo, il rapporto con le anime della comunità locale.



Un campanello di allarme. «Le regionali prima e le comunali ora reclamano una doverosa e seria riflessione di tutto il Pd - scrive in un post Antonio Bassolino -. La cosa peggiore sarebbe scaricare le evidenti difficoltà gli uni contro gli altri». Il Pd è sotto choc nonostante i sei comuni conquistati perché brucia la sconfitta a Giugliano e Casavatore, brucia la sconfitta nell’ex roccaforte rossa di Pomigliano. E il presidente dei deputati socialisti Marco Di Lello: «I risultati di Giugliano e Casavatore siano di monito al Partito Democratico. I socialisti dalla parte giusta, i Democratici da quella sbagliata. È solo grazie al Psi e a pochi altri alleati se queste due città non saranno guidate dal centrodestra. Sono certo che anche De Luca abbia compreso. Se il Pd nazionale non è autosufficiente per vincere il Pd napoletano ha dimostrato di esserlo per perdere. Si impari dagli errori».



Se il Pd piange non possono certo stare allegri il centrodestra e Fi. Bacoli sembrava una vittoria certa e invece l’esponente di centrodestra Ermanno Schiano è stato travolto dallo tsunami della protesta ecologista di Della Ragione. La riconquista di Caivano con Simone Monopoli non basta a lenire il dolore perché subito torna in mente Marigliano, passata al centrosinistra con l’avvocato Antonio Carpino.



Sembra un autentico contagio il voto di protesta che si coagula intorno a formazioni locali e ai Cinquestelle. Un suffragio però destinato a provocare sfracelli come a Casalnuovo dove Massimo Pelliccia ha messo ko l’uscente di centrodestra Antonio Peluso, ma il neosindaco non ha la maggioranza in consiglio, la cosiddetta anatra zoppa che rendere difficile, se non impossibile, la governabilità. Eppure Peluso partiva con un 20 per cento di vantaggio.



Tra un anno si torna a votare, altri comuni hanno da rinnovare sindaci e consigli. E se la tendenza sarà confermata, gli apparati di partito non potranno dormire sonni tranquilli nei prossimi mesi. Ultimo aggiornamento: 08:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA