Opere pubbliche, Delrio incontra i costruttori. Assente Vincenzo de Luca

Venerdì 19 Giugno 2015 di ​ Gerardo Ausiello
Vincenzo De Luca assente anche al convegno organizzato dai Costruttori sulle opere pubbliche nel complesso di San Lorenzo Maggiore, a Napoli. Il neogovernatore, proclamato ieri dalla Corte d'Appello di Napoli, sceglie ancora il low profile, dopo aver deciso di non partecipare alla sua proclamazione e di evitare il passaggio di consegne con l'ex governatore Stefano Caldoro. Più tardi il governatore si fa vivo con un twitt: «La campagna elettorale è finita c'è chi pensa a timbri, ricorsi, carte bololate. Noi pensiamo ai cittadini. Noi siamo al lavoro».



Al dibattito dei Costruttori sono presenti, tra gli altri, il capo dell'Anticorruzione Raffaele Cantone e il ministro Graziano Delrio che sul caso De Luca hanno scelto il no comment.



E c’è una precisa strategia dietro la mossa di Vincenzo De Luca di non presentarsi alla sua proclamazione in Tribunale e di evitare il passaggio di consegne con l’ormai ex governatore Stefano Caldoro. Come se il fatto di non mettere piede a Palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania, equivalesse a non essere ancora presidente della giunta.



Ma la tesi portata avanti dal neogovernatore e dal pool di legali che lo assistono (in primis l’amministrativista Lorenzo Lentini e il deputato-avvocato Fulvio Bonavitacola, che ha chiesto di poter ricevere il verbale della proclamazione per delega) è chiara: De Luca non è ancora nelle sue funzioni finché non si insedierà il Consiglio regionale e finché l’Aula non prenderà atto della proclamazione, che è un atto recettizio, ovvero assume la sua efficacia nel momento in cui giunge al destinatario. È come un contratto, valido solo se recepito e firmato dal contraente. È proprio ciò che ha spiegato ieri al presidente della Corte d’Appello Antonio Buonajuto il dirigente del Pd Paolo Persico, inviato sul posto dal partito per tentare di smontare le accuse di Sel e grillini. La proclamazione, è la tesi dei deluchiani, dovrà allora essere portata a conoscenza del Consiglio.



Tutto ciò, dunque, potrà avvenire esclusivamente durante la prima seduta dell’assemblea, quando - stando allo statuto - si eleggono il presidente e l’ufficio di presidenza. Nella seduta immediatamente successiva il governatore presenta invece il programma e la giunta con il vicepresidente, che potrebbero essere nominati un minuto dopo la fine del primo Consiglio. Solo a quel punto scatterebbe la sospensione, che pure è un atto recettizio e va pertanto notificata al Consiglio regionale, che deve prenderne atto. Stando così le cose, ci sarebbe tutto il tempo per la nomina del vicepresidente, chiamato a governare la Regione mentre De Luca resterà fuori dal Palazzo per effetto della sospensione prevista dalla legge Severino in seguito alla condanna in primo grado per abuso d’ufficio. I tempi sono comunque serrati: la proclamazione di tutti gli eletti (i cinquanta consiglieri regionali) è prevista per lunedì, o al massimo martedì. A quel punto entrerà in gioco il consigliere anziano, che dovrebbe essere lo stesso De Luca ma, poiché ci sarebbe incompatibilità tra il ruolo di presidente (pro tempore) del Consiglio regionale e quello di presidente della giunta, si passerà al secondo più anziano, Rosetta D’Amelio.



Sarà lei a convocare, entro cinque giorni, la prima seduta consiliare, che dovrà tenersi «non oltre il ventesimo giorno dalla data della proclamazione degli eletti». Non si aspetterà tanto. È possibile, infatti, che il primo Consiglio si tenga sabato 27 giugno, o più probabilmente nei primi giorni di luglio. Una strategia articolata, insomma, in cui il mancato insediamento rappresenta solo un tassello del mosaico. Così come la scelta di non compiere alcun atto che, a detta del centrodestra, sarebbe comunque nullo (per l’effetto retroattivo della sospensione). Ogni mossa, in questo delicato contesto, viene concordata da De Luca e dai pochi collaboratori fidati con Roma, e dunque con i vertici del Pd nazionale e con lo stesso premier Matteo Renzi (in attesa della decisione del Tribunale sulla sospensione di de Magistris, prevista per oggi, che pure potrebbe avere effetti su De Luca). Anche se nelle ultime ore dalla Capitale i democrat non sembrano schierati proprio pancia a terra al fianco del neogovernatore campano.



Lo dimostra il fatto che ieri, di fronte ai pesanti attacchi mossi dal centrodestra, da Sel e dal Movimento 5 Stelle, non ci sia stata una levata di scudi del Pd. Anzi. Praticamente nessuno, a Napoli come a Roma, è sceso in campo in difesa di De Luca. Che nelle fila del partito qualcuno non abbia gradito il feeling mostrato subito dal neogovernatore verso il sindaco di Napoli Luigi de Magistris (con la cena a casa dell’ex rettore Raimondo Pasquino prima e con la mano tesa su Bagnoli poi), che il Pd considera un avversario politico? Forse. Oppure il silenzio dei democrat va nella direzione del low profile concordato sull’asse Roma-Napoli per evitare le polemiche e tenere bassa l’attenzione? Intanto da ieri Caldoro ha lasciato Palazzo Santa Lucia e non si considera più governatore. Mentre De Luca è stato proclamato ma non si considera ancora governatore, anche se lo statuto, all’articolo 46 comma 4, recita testualmente che «fino alla nomina dei componenti della giunta regionale, il presidente provvede all’ordinaria amministrazione».



E allora la domanda sorge spontanea: chi firmerà gli atti politici in questo periodo di transizione (che potrebbe durare anche due settimane)? E se ci dovesse essere un provvedimento urgente De Luca si assumerà la responsabilità di non firmarlo? Oggi il rischio di un vuoto di potere è molto concreto. Ultimo aggiornamento: 11:51