Catania. Sospetti su un match dell’Avellino, ma la società: «Noi parte lesa»

Mercoledì 24 Giugno 2015 di Titti Festa
Catania. Sospetti su un match dell’Avellino, ma la società: «Noi parte lesa»

Avellino. «In questa storia siamo parte lesa e i fatti ci daranno presto ragione»: il presidente dell’Avellino Walter Taccone è sereno, il tono di voce fermo ed anche un pizzico arrabbiato. Nell’ ennesima inchiesta relativa al calcio scommesse con sette arresti a Catania tra cui quello del presidente della società etnea Antonino Pulvirenti, tutti accusati di frode sportiva, ci è finito anche, ma è ancora tutto da verificare il nome del club irpino.

Cinque le partite che, secondo gli inquirenti, sarebbero state truccate per permettere al Catania di salvarsi. I match, relativi all’ultimo campionato di B sono Varese-Catania (0-3) del 2 aprile scorso, Catania-Trapani (4-1) dell'11 aprile, Latina-Catania (1-2) del 19 aprile, Catania-Ternana (2-0) del 24 aprile e Catania-Livorno (1-1) del 2 maggio. Forti sospetti anche, ha specificato il procuratore Salvi, ci sarebbero su Catania-Avellino (1-0) del 29 marzo. Una vittoria, quella degli uomini guidati allora da Marcolin che fu contestata, e non poco, sia dal tecnico biancoverde Rastelli che dal direttore sportivo Enzo de Vito. Entrambi lasciarono lo stadio “Massimino” scuri in volto, senza rilasciare dichiarazioni, anzi De Vito si lasciò scappare una frase sibillina: «Se parlo rischio dieci anni di inibizione».

La rabbia dei due era tutta concentrata nei confronti dell’arbitro Baracani di Firenze, reo di aver concesso un rigore molto dubbio al Catania, per un fallo di Fabbro su Calaiò, al 43’ del primo tempo. Nella ripresa ci fu un vero e proprio assalto, senza successo, alla porta siciliana da parte dell’Avellino. «Questa storia – spiega Taccone – mi fa davvero ridere. Ho il massimo rispetto per il lavoro degli inquirenti, ma credo che tutti ricordino la partita in questione. La nostra sconfitta fu frutto di una conduzione arbitrale semplicemente sciagurata che portò alla concessione di un rigore del tutto inesistente. Dominammo per tutti i novanta minuti, ma non bastò. Per questo dico agli inquirenti che più che mettere sotto la lente di ingrandimento le partite, dovrebbero metterci gli arbitri di questo campionato. Del tutto inadeguati e scarsi, non è colpa loro però è così».

Il presidente difende a spada tratta i suoi calciatori. «Siamo da sempre una società che si distingue per la sua etica, serietà e correttezza. Non a caso abbiamo in rosa uno come Fabio Pisacane (denunciò un tentativo di combine alla Procura Federale ndr), per questo non nutro nessun dubbio sui miei ragazzi e sul loro comportamento, sempre professionale e rispettoso di tutti».

Anzi Taccone passa al contrattacco. «In attesa che venga fatto il massimo chiarimento sui fatti in questione – conclude il presidente dell’Avellino – io sarò comunque attento a ciò che viene detto e scritto, e se sarà necessario, adirò anche le vie legali per tutelarmi da calunnie e bugie. Ripeto, siamo parte lesa e la verità verrà presto a galla. Questo calcio malato non ci appartiene e continueremo a combatterlo perché offende la dignità di chi come noi, crede nella giustizia e nei valori sani di questo splendido sport» .

Ultimo aggiornamento: 08:50