Pdl, Berlusconi-Fini: è rottura
«Lasci la Camera». E lui: non lascio niente

Giovedì 22 Aprile 2010
Lo scontro Berlusconi-Fini

ROMA (22 aprile) - Se Gianfrancio Fini non si allinea fuori. Silvio Berlusconi conclude cos il duro faccia a faccia con il presidente della Camera che si consumato oggi alla Direzione nazionale del Pdl all'Auditorium Conciliazione.

Battibecchi, attacchi, repliche e controrepliche nello scontro tra i due co-fondatori del Pdl. Critiche alla Lega e alla riforma della giustizia da parte di Fini. «Se vuole fare politica deve dimettersi» replica il premier. «Che fai, mi cacci?, non ho nessuna intenzione di dimettermi dalla presidenza della Camera Né tantomeno di lasciare il partito» risponde il presidente della Camera. A Fine giornata viene approvato il documento finale della direzione del Pdl (12 i voti contrari) nel quale si boccia la corrente creata da Fini all'interno del Pdl e si esprime «gratitudine» al premier. Finiani al contrattacco: costituita una minoranza, andiamo avanti.

A conclusione della Direzione Berlusconi ribadisce: «Avrei preferito che dicesse "me ne vado". Invece non ci pensa proprio: vuole restare e logorarmi. Ma non ho nessuna intenzione di lasciarglielo fare e ora, con il documento approvato dalla Direzione Nazionale, abbiamo lo strumento per sbattere fuori dal partito chi non si allinea alle decisioni». Secondo ambienti vicini al premier, Berlusconi starebbe pensando a anche a una sorta di sfiducia politica dell'inquilino di Montecitorio, che non ha nulla a che fare con la sfiducia parlamentare.

Approvato il documento conclusivo della Direzione con 12 voti contrari e un astenuto (il senatore Giuseppe Pisanu). Gli aventi diritto erano 172. Denis Verdini aveva parlato di 11 voti contrari, ma anche il ministro delle Politiche europee, Andrea Ronchi, ha fatto sapere di aver votato contro il documento finale. Sulla carta i finiani avrebbero dovuto essere 17/18. In serata Roberta Angelilli, europarlamentare del Pdl, puntualizza di aver espresso voto contrario.

Bocciate le correnti e clausola anti-Fini. Rivendicazione dei «due anni di successi in tutte le consultazioni elettorali e dei risultati del governo», riconoscimento di «una forte e autorevole leadership del presidente», un programma di governo per i prossimi tre anni ma soprattutto una "clausola" per «il rispetto delle decisioni votate democraticamente» che dovrebbe "silenziare" il dissenso di Gianfranco Fini. Sono questi i punti principali del documento finale che sancisce di fatto la rottura tra il premier ed il presidente della Camera. Nessuno spazio neanche alle «correnti o componenti» perché «negano la natura stessa del Pdl ponendosi in contrapposizione con il suo programma stipulato con gli elettori e con chi è stato dagli stessi elettori designato a realizzarlo» (il testo completo del documento finale).

I finiani che hanno votato contro il documento sono Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Adolfo Urso, Flavia Perina, Fabio Granata, Silvano Moffa, Andrea Augello, Donato Lamorte, Pasquale Viespoli, Salvatore Tatarella, Cesare Cursi.

Lo scontro in diretta tv. Fini: non si può nascondere la polvere sotto il tappeto. «Credo che questa riunione sia utile, necessaria, indispensabile per fare chiarezza - ha detto Fini - Ce n'è necessità, per il doveroso rispetto che ognuno deve a se stesso e tutti insieme dobbiamo agli italiani. Francamente anche nella regia dell'avvio dei lavori c'è un atteggiamento un po' puerile di chi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto».

«Attenti al centralismo carismatico». «Non vorrei che si passi da una sorta di centralismo democratico ad una specie di centralismo carismatico...- ha detto Fini - E con questo io non voglio mettere in discussione la leadership di Berlusconi che non ho mai discusso».

Botta e risposta tra Fini e Berlusconi. sul "tradimento". «Non sono un traditore, e non tradisce chi dice le cose in faccia», ha detto ancora Fini. Replica il premier: «Questo non l'ho mai detto». Il botta e risposta tra Berlusconi e Fini si è poi acceso fino alla lite.

Scontro anche sull'unità d'Italia. Fini ha citato una «grande questione», quella del «150/mo anniversario dell'unità d'Italia». Un tema sul quale, a detta di Fini, il governo rischia di non fare abbastanza. Pronta la replica di Berlusconi che prendendo il microfono ha detto: «Ma ci stiamo lavorando tutti i giorni su questo...!». Secca la risposta di Fini: «Non voglio polemizzare per il gusto di polemizzare». Altrettanto pronta la replica del Cavaliere: «Ah, no?»

Processo breve e riforma della giustizia. «Ti ricordi le litigate a quattr'occhi che abbiamo fatto sul processo breve? Quella era un'amnistia mascherata: e allora mi devi dire che cosa c'entra poi la riforma della giustizia se poi passano messaggi del genere» dice Fini rivolgendosi in modo concitato a Berlusconi.

«Non dobbiamo dare l'impressione di tutelare l'impunità». «Difendere la legalità è qualcosa di più di descrivere puntigliosamente gli arresti effettuati dalle forze dell'ordine che fanno il loro dovere arrestando i criminali. E' certamente indispensabile riformare la giustizia, ma combattere la politicizzazione di una parte della magistratura non significa dare, anche minimamente, l'impressione di tutelare sacche di impunità».

Scontro sulla Lega. Secondo Fini al nord il Pdl è «diventato la fotocopia della Lega». Ribatte il premier: «La Lega ha fatto proprie le posizioni di An sull'immigrazione. Non tanto noi siamo fotocopia della Lega ma la Lega è stata una fotocopia delle posizioni di An».

La questione dei governatori del Centro-Sud. «Facciamo una commissione nel Pdl con i governatori del nord e del sud» sul federalismo fiscale propone Fini. Berlusconi concorda con la proposta: «è una proposta ottima, la passiamo subito ai coordinatori».

Scontro su Il Giornale di Feltri. Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini afferma che è «stato oggetto di attenzione di alcuni giornali» facendo un riferimento al Giornale diretto da Vittorio Feltri.«Sappiamo di chi sono i giornali sappiamo che sono gli editori che pagano i direttori...» aggiunge. Berlusconi dice di non avere alcun ruolo negli attacchi de Il Giornale e gli annuncia di volerlo vendere presto anche se ironicamente gli chiede se, nel caso, fosse interessato a comprarne una quota. Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale, in serata parla della possibilità di ingresso di nuovi soci.

«Berlusconi è inutile che mostri insofferenza» ha detto Fini mentre stava parlando del rischio che sulla giustizia la maggioranza dia un «messaggio» sbagliato.

Berlusconi a Fini: «Lascia la Camera se vuoi far politica». Dopo l'intervento di Fini, Berlusconi ha ripreso la parola e ha invitato lo stesso Fini a lasciare la carica di presidente della Camera se vuole fare politica. «Dichiarazioni di contenuto politico non si convengono a chi presiede una istituzione super partes. Un presidente della Camera non deve fare dichiarazioni politiche. Se le vuoi fare devi lasciare la carica, ti accoglieremo a braccia aperte». A quel punto il premier ha fatto il classico gesto della mano con cui si invita qualcuno ad andar via. Fini si è alzato ed è andato verso il palco: dal labiale si è capita la risposta a Berlusconi: «Così non lo fai a nessuno».

«Riforme con il consenso di tutti». L'apertura più evidente verso il gruppo di Fini riguarda l'impegno sulle riforme, da fare cercando l'accordo di tutti, come chiede il presidente della Camera. «Mi sono impegnato con l'opposizione - dice Berlusconi - di mandare avanti le riforme soltanto se sapremo trovare un accordo, perché le istituzioni riguardano tutti i cittadini e quindi è giusto che le riforme siano fatte con una grande maggioranza di cittadini». Ma il leader del Pd Pier Luigi Bersani è scettico sull'apertura di Berlusconi sulle riforme.

Berlusconi respinge le critiche sulla mancanza di democrazia nel Pdl. «Le decisioni sono prese a maggioranza» dice, affermando di voler «moltiplicare i luoghi di confronto» e propone di riunire l'ufficio di presidenza l'ultimo giovedì di ogni mese e la direzione nazionale ogni due mesi. Quanto alle accuse di cesarismo ha fatto presente che «il presidente del partito non ha mai imposto la sua volontà. Quando mi chiedono qualcosa, la mia risposta è sempre la stessa: sono ai vostri ordini».

«Consenso bulgaro per il premier». Il premier sottolinea i consensi che gli vengono dai cittadini: «Il presidente del Consiglio ha il 63,33 per cento: un consenso bulgaro». Secondo sondaggi da lui commissionati «il governo ha il 48%, risultato straordinario in un momento di crisi, ed il Pdl il 38,8 per cento».

Un congresso entro l'anno: è quello che ha proposto Berlusconi aprendo i lavori della Direzione nazionale del Pdl «per fare il punto su ciò che è stato e su ciò che dovrà essere». Tema dominante di oggi, ovviamente, il faccia a faccia tra il premier e Gianfranco Fini dopo la costituzione di una corrente di minoranza nel partito annunciata dallo stesso Fini. Il presidente della Camera ha oggi ribadito la propria lealtà, dicendo che le critiche non rappresentano un tradimento.

Berlusconi rinfaccia a Fini di averlo minacciato con la formazione di gruppi autonomi e di avergli detto di essersi pentito di aver fondato il Pdl. Fini si alza in piedi e, senza microfono, gli urla qualcosa sulla Sicilia. Ma il premier lo rimbrotta, ricordandogli che sulle decisioni nell'isola hanno contribuito anche i suoi uomini.

Castelli: Fini ha tradito il patto con gli elettori. «Esce allo scoperto il partito del sud contro le riforme. Fini ha tradito il patto con gli elettori» commenta così il viceministro leghista Roberto Castelli.

Quagliarello: Fini come Balotelli. A fare il paragone Gaetano Quagliariello, vice capogruppo del Pdl al Senato. «Non facciamo come questi giovani giocatori, come Balotelli che si strappa la maglia dopo una vittoria», ha detto il senatore nel corso della Direzione Nazionale, senza citare direttamente l'ex leader di An.

Calderoli: «Non parlo». Roberto Calderoli anticipa addirittura la domanda. Sui rapporti tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini il ministro per la Semplificazione normativa non vuole entrare. Alle insistenze sul ruolo di "convitato di pietra" della Lega Nord alla Direzione del Pdl (l'asse con il Carroccio è stato al centro della discussione), Calderoli spiega che la posizione di via Bellerio è chiara: «Noi non parliamo, la discussione è interna al Pdl».

Allo studio documento di sfiducia a Italo Bocchino. Lo stanno mettendo a punto alcuni deputati del Pdl schierati con Berlusconi e contrari alla linea del vice presidente del gruppo a Montecitorio, considerato un finiano di stretta osservanza. Lo riferiscono fonti parlamentari del partito che spiegano, tuttavia, come la raccolta delle firme non sia ancora partita. Bocchino a Otto e Mezzo su La7 ha ribadito che «Fini continuerà a fare il presidente della Camera e il leader della minoranza interna al partito: la richiesta di Berlusconi non viene accolta». «Come Fini, anche Bocchino come vicecapogruppo della Camera non potrà più continuare a prendere posizioni critiche nei confronti del partito, perché - ribatte il coordinatore del PdL Sandro Bondi durante la trasmissione - una volta presa una decisione dovrà attenersi a quella decisione, altrimenti dovrà dimettersi dal suo ruolo».

Bersani: spettacolo indecoroso. «Dalla direzione del Pdl arriva uno spettacolo indecoroso ma Fini ha sollevato contraddizioni profonde del Pdl su temi e problemi reali». Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, interviene sullo scontro avvenuto nella direzione del Pdl che aggiunge: è uno spettacolo conosciuto a tutti i partiti europei. Bersani è scettico sulla possibilità di poter fare riforme con il Pdl.

Cesa: Fini? Da due anni diciamo le stesse cose. «Molte cose dette da Fini oggi, sulla Lega, sull'unità del Paese, sui costi del federalismo, sull'abolizione delle Province, sul quoziente familiare, noi le affermiamo da due anni. Proprio per essere liberi di dirle non siamo entrati nel "partito del predellino". Oggi possiamo dire "grazie" ai nostri elettori: siamo sulla strada giusta» afferma il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa.

La posizione di Di Pietro. «Fini ha difeso il Parlamento che non deve essere uno zerbino e per questo Berlusconi lo vuole buttare fuori come un extracomunitario senza il permesso di soggiorno» ha commentato il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro.

Alemanno: confronto aspro, ma non rottura. «Non credo, non me lo auguro, e anche il fatto che lui sia rimasto seduto lì...». Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, replica a chi gli chiede se ritiene possibile una rottura definitiva tra Berlusconi e Fini, a margine della direzione del Pdl, alludendo al fatto che il presidente della Camera, ad un certo punto in procinto di andarsene, dopo l'intervento di Berlusconi sia invece rimasto a sedere.

Ultimo aggiornamento: 21 Maggio, 23:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA