Addio a Giovanni Cini, angelo
del terremoto dell'80 in Irpinia

Giovedì 14 Novembre 2019 di Gianluca Galasso
Un toscano d'Irpinia. Metà del suo cammino terreno lo ha vissuto in provincia di Avellino. Un amore così forte che gli fece dire addio alla sua Prato. Preferì la piazza Duomo del capoluogo irpino all'omonima agorà della città natia. L'altra notte il cuore generoso di Giovanni Cini, da tutti conosciuto come «Giovanni a Misericordia» ha cessato di battere. Una morte inaspettata. Nonostante fosse alla vigilia del novantesimo compleanno, dimostrava determinazione e voglia di fare di un diciottenne. Davvero difficile non incontrarlo in giro in sella alla sua bici. Le due ruote erano la sua passione. La passione di una vita. Si vantava di aver condiviso da giovanissimo qualche allenamento con Gino Bartali. Cini, come il toscanaccio campione di ciclismo, era un vulcano di idee. E, nella scia di Bartali, la principale missione della sua vita è stata quella di aiutare chi si trovava in difficoltà. Nacque così il suo rapporto con l'Irpinia. Si precipitò in provincia qualche ora dopo quella terribile scossa dell'80. Insieme a un nugolo di volontari (da qui il soprannome) e con un paio di tende affrontò il lungo viaggio verso un territorio che non conosceva. Eppure non si fece troppi pensieri. «C'è gente sotto le macerie», pensò pur non avendo contezza della catastrofe che di lì a poco si sarebbe trovato di fronte. Ma non si fece impressionare. In un certo senso era abituato a scenari apocalittici. Prima di aggirarsi tra la polvere e le macerie dell'Alta Irpinia, alcuni anni prima Giovanni Cini era stato con i piedi nel fango e nell'acqua nel Polesine. Anche quell'alluvione si verificò a novembre, come il terremoto. E come è stato per il suo decesso.

Oggi i funerali. Alle 15 le esequie nel Duomo, in quel centro storico devastato dai 90 secondi della scossa del 23 novembre 1980. Il corteo partirà dalla sua abitazione in via Largo Ponte Ferriera. In tanti ieri si sono stretti al dolore della moglie Amalia, dei figli Alessandro, Oscar e Giulio, della nipote Nicole e dalla sorella Giovanna. Un'ulteriore attestazione di stima e di affetto. La notizia ha sconvolto davvero tante persone. Era all'opera per organizzare un evento ciclistico in città. «Voglio festeggiare in grande il mio novantesimo compleanno», ripeteva a chi lo incontrava lungo corso Vittorio Emanuele, spiegando la sua idea. All'ex sindaco Paolo Foti (che non ha nascosto tristezza e commozione), con il quale era solito intrattenersi per un caffè, avrà descritto il tracciato e il film della giornata immaginata decine di volte. Cini già aveva definito buona parte del programma ed era in contatto con le istituzioni per le autorizzazioni necessarie. Non avrebbe ammesso defaillance, dopo la delusione per la cancellazione del circuito ciclistico cittadino la scorsa estate.

I messaggi di cordoglio ieri si sono moltiplicati. Un minuto di raccoglimento in Consiglio comunale. Il sindaco Gianluca Festa esprime il cordoglio personale e dell'amministrazione: «Un vulcano di iniziative e di idee. Ha scelto l'Irpinia per percorrere un tratto importante della sua esistenza. La sua determinazione, la generosità lo spinsero ad avventurarsi in provincia di Avellino giusto 39 anni fa per aiutare le popolazioni alle prese con il devastante sisma. Da allora il legame è diventato indissolubile. Lo ricorderemo sempre come uno degli angeli del terremoto e per la sua straordinaria passione per il ciclismo». Rosanna Repole, consigliere provinciale e già sindaco-simbolo di Sant'Angelo dei Lombardi, sottolinea quanto sia stata «meritoria l'opera di Cini che ha permesso di promuovere il volontariato anche sul nostro territorio. Dalla Toscana partì alla volta dell'Irpinia per dare una mano concreta alle popolazioni».
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