Abusi su un tredicenne, la versione
di Don Livio: interrogatorio in carcere

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Gianni Colucci Riccardo Cannavale
Abusi su un tredicenne, la versione di Don Livio: interrogatorio in carcere

Sarà ascoltato stamattina in video conferenza nel carcere di Bellizzi, don Livio Graziano, il sacerdote di 50 anni accusato di aver molestato un ragazzo di 13 anni nella comunità «I figli di Emmaus» a Prata Principato Ultra.
Il sacerdote, assistito dal legale Giampiero De Cicco, potrà esporre al giudice per le indagini preliminari Francesca Spella la sua versione dei fatti.
Graziano è a capo della cooperativa Effatá Apriti che si occupa di aiuto per le persone con problemi di ansia, depressione e disturbi del comportamento alimentare. Il centro, convenzionato con i Tribunali di Avellino, Benevento Nola e Tribunale per i Minorenni di Napoli, è una delle strutture che facevano capo al sacerdote finito nell'inchiesta della Procura di Avellino. I carabinieri del Nucleo operativo hanno acquisito documenti e materiale informatico, oltre al contenuto di alcuni telefonini nella disponibilità del sacerdote. È stato il padre del ragazzo 13 enne vittima delle presunte molestie a denunciare i fatti dopo che il figlio, al scorsa estate, era stato ospite della comunità di Prata.

Nel Lazio, dove il vescovo Arturo Aiello è in ritiro spirituale con gran parte del clero avellinese, la notizia dell'arresto di padre Livio Graziano è arrivata tempestivamente. E, pur non trattandosi di un sacerdote incardinato nella diocesi di Avellino, ha destato sconcerto ed imbarazzo. Perché, come ha sottolineato il vicario don Enzo De Stefano, «pur trattandosi di un prete che con la nostra diocesi ha poco a che fare è pur sempre una vicenda dolorosa che ci tocca da vicino».
Don Enzo ricorda che, fatti come quelli di cui viene accusato padre Graziano, nella Chiesa avellinese non si sono mai registrati. Ciò, però, soprattutto in un'epoca in cui l'abbinamento pedofilia-chiesa cattolica è diventato un tema trattato alla luce del sole anche nelle stanze, meno segrete rispetto al passato, del Vaticano, impone riflessioni approfondite. Anche, e forse soprattutto, tra coloro che vestono l'abito talare nel pieno rispetto dei voti fatti nel giorno dell'ordinazione. Il vicario del vescovo di Avellino appare ancor più amareggiato perché consapevole degli effetti che episodi come quello che vede coinvolto il prelato della diocesi di Aversa hanno sull'intera categoria. «Non conosco la misura del fenomeno in Italia, ma ritengo sia molto limitato. Credo che il lavoro di monitoraggio vada iniziato già nei seminari - aggiunge don Enzo - I vescovi francesi hanno avuto coraggio a fare quello che hanno fatto, facendo sapere ciò che c'era da sapere sugli ultimi sessant'anni di storia». Il vicedirettore della Caritas diocesana di Avellino, don Vitaliano Della Sala, padre Livio se lo ricorda bene.

E, soprattutto, ricorda quando, nei primi anni del nuovo millennio, fu allontanato da Montevergine, dove era stato mandato dal vescovo di Aversa per motivi che non sono mai stati resi noti. «Io il perché fu allontanato da Aversa non lo so, forse in passato si faceva così per risolvere i problemi e sperare che non si ricadesse in determinati errori. Anche se a volte si rischia solo di spostare un problema da un territorio ad un altro. Da Montevergine invece fu mandato via perché a un certo punto aveva cominciato a fare concorrenza a Mamma Orsola», ricorda il parroco di Capocastello, facendo un riferimento nemmeno tanto velato a pratiche più vicine all'esoterismo che ai canoni cattolici. Pratiche che padre Livio per un po' di tempo aveva cominciato ad eseguire anche nel centro sociale Samantha Della Porta. Prima di trovare una nuova sistemazione a Prata Principato Ultra. «La gente si fida dei nostri colletti e purtroppo a volte ci sono confratelli che abusano del loro ruolo - sottolinea il sacerdote mercoglianese - Noi lo sappiamo che tante persone si rivolgono a noi perché sono disperate, fragili e confuse. E sta a noi saper distinguere ed indirizzare verso il giusto percorso le persone». Il tema della pedofilia tra le persone consacrate è stato affrontato con durezza e condannato senza titubanze prima da papa Ratzinger e, a seguire, da papa Francesco. «Gli strumenti per intervenire esistono ricorda don Vitaliano e non bisogna mai nascondere la testa sotto la sabbia. Ci sono tante strutture dove vengono affrontate una serie di devianze provando a risolvere, possibilmente prima che vengano commessi reati».
 

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