Alto Calore, scontro totale
​sul piano di risanamento

Martedì 16 Aprile 2019 di Alessandro Calabrese
Le perplessità sul piano di risanamento del sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia, e l'assenza al tavolo di un riferimento di Cassa Depositi e Prestiti, che potesse certificare o meno l'esistenza delle condizioni necessarie per la concessione di un finanziamento, rinviano ogni decisione sull'Alto Calore. L'incontro svoltosi alla Provincia di Avellino, infatti, proseguirà entro fine aprile. Al momento, però, ciò che viene fuori dal confronto è la distanza sul metodo e lo scontro politico tra l'esponente dei 5 Stelle e il vice governatore Fulvio Bonavitacola. Tra i due un botta e risposta piuttosto acceso quando Sibilia chiede discontinuità su opzioni e gestione della partecipata rispetto al passato. Da qui la richiesta del numero due di Palazzo Santa Lucia di esplicitare meglio il concetto e la replica piccata di Sibilia.

Poi il ritorno alla calma anche grazie all'invito dei sindacati. «Sull'Alto Calore dice Gigi Simeone della Uil non si può consumare uno scontro politico, qui dobbiamo fare sintesi e ci sono le condizioni per farlo». Gli fa eco il segretario della Cisl Irpinia-Sannio, Mario Melchionna: «Se ci sono le possibilità di salvare l'ente i tempi dipendono dalle istituzioni, non regaliamo l'acqua a chi sta aspettando solo questo per fare soldi».
 
Prima di questa parentesi, l'amministratore unico della partecipata, Michelangelo Ciarcia, preceduto dai saluti del presidente di Palazzo Caracciolo, Domenico Biancardi, traccia quello che dovrebbe essere il percorso, ipotizzato in azienda, sviluppando i dati registrati a fronte delle azioni partite in questi mesi. Recupero delle morosità e riduzione del personale, tra pensionamenti e incentivi all'esodo, di circa 100 unità. «I primi benefici di questa manovra hanno dimezzato le perdite mensili dell'Acs spiega - ma con 50 milioni di finanziamento dalla Cassa Depositi e Prestiti e altrettanti per l'efficientamento energetico degli impianti, in un quinquennio si può voltare pagina». Perplesso il sottosegretario: «Il 21 gennaio siamo partiti da un'assemblea dell'Alto Calore sospesa e dal rischio di far sottoscrivere quote di capitale ai Comuni facendoli andare in bancarotta. L'intenzione era di trovare elementi utili per poter appoggiare un piano credibile da presentare alla dirigenza di Cassa Depositi e Prestiti ma da gennaio a oggi questi elementi granitici non li vedo. Per salvare l'Acs, che ha 140 milioni di debiti, ed evitare la privatizzazione, si può valutare anche il concordato preventivo di continuità come altri piani più solidi. Spero che i sindaci lo capiscano e individuino le persone giuste per gestire l'ente, lasciandolo in mani pubbliche». Insomma, né i numeri né Ciarcia convincono Sibilia che sull'opzione Cdp fa un passo indietro, nonostante la proposta sia stata lanciata dall'ex sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi, e abbia ricevuto il suo avallo. Diversa la visione di Bonavitacola: «Abbiamo davanti un piano serio. Naturalmente non basta, bisogna passare alle azioni di efficientamento sui consumi energetici e sui costi del personale. L'apporto della Regione sulla dispersione idrica, con il rifacimento delle reti, consentirà anche di spostare su alcune risorse regionali le spese per una parte dei dipendenti. Noi possiamo fare anche ulteriori sforzi ma sulle infrastrutture energetiche si era parlato di un intervento del Mef. Resta, però, una sofferenza di 140 milioni e per questo occorre un intervento straordinario. Conosciamo le difficoltà dei Comuni soci, per questo si è ipotizzato il ricorso a un finanziamento di Cdp. Non so se sia possibile ma è giusto verificarlo». E proprio per valutare la strada del prestito, mediante un'interlocuzione diretta, e quella del concordato preventivo il tavolo tornerà a riunirsi entro fine mese. © RIPRODUZIONE RISERVATA