Aste, dissequestrati i conti
di un avvocato in Irpinia

Sabato 30 Novembre 2019 di Alessandra Montalbetti
Nuovo Clan Partenio, dissequestrati tre conti correnti all'indagato a piede libero Antonio Barone (accusato di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti). L'avvocato finito al centro dell'inchiesta condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, difeso dai legali Nicola D'Archi e Nello Pizza, ha ottenuto il dissequestro dei conti correnti bloccati dal 14 ottobre scorso dagli inquirenti con il decreto di perquisizione e sequestro. Perquisizione che venne effettuata anche nel suo studio legale di via Mancini, al fine di rintracciare documentazione utile a dimostrare il reato di turbativa d'asta nel settore immobiliare a carico del gruppo Forte.

LE ATTIVITÀ COMMERCIALI
Intanto sono in corso ulteriori attività da parte della prefettura e degli inquirenti per valutare i «requisiti morali» di tutti gli indagati (23 sottoposti alle misure cautelari in carcere e ai domiciliari e i 22 a piede libero) che risultino anche titolari di esercizi pubblici, finiti al centro dell'inchiesta condotta dai pubblici ministeri della direzione distrettuale Simona Rossi, Henry John Woodcock e Luigi Landolfi. Non è escluso che nei prossimi giorni possano arrivare ulteriori provvedimenti - analoghi a quelli emessi nei confronti della titolare di Pomodoro, Gaetana Galluccio, del parcheggio dell'Ipercoop gestito sempre dai Galluccio e del titolare del locale It's Ok, Ciro Ciccone (Nessuno dei due in questo caso risulta indagato in alcun procedimento) - per il venir meno dei requisiti morali. La richiesta di ritirare la Scia alle attività riconducibili ai familiari di Sergio Galluccio, vittima di una bomba carta esplosa contro la sua auto a fine settembre, e a Ciro Ciccone (marito di Livia Forte, indagata a piede libero per turbata libertà degli incanti e associazione a delinquere), è stata avanzata dai carabinieri del comando provinciale di Avellino. Richiesta subito accolta dalla Prefettura in quanto vi è un «sussistente pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica». Mentre i legali degli imprenditori, Carmine Danna e Alberico Villani sostengono che i loro clienti «siano inattaccabili e non hanno rapporti con la malavita» e dunque hanno già presentato ricorso al Tar per riaprire i locali in tempi strettissimi. Dunque, con i controlli che proseguono, altre attività commerciali potrebbero ricevere la sospensione delle autorizzazioni commerciali per motivi di ordine pubblico alla luce dell'attività in corso.

GLI INCANTI
Intanto sul filone aste giudiziarie truccate si attende la data in cui verrà affidato l'incarico al consulente nominato dai pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia di Napoli per ricavare dai telefonini sequestrati ai due ultimi indagati a piede libero Mario Gisolfi e sua moglie Giuseppina Gaeta (titolari di un circolo privato a Montoro, difesi dall'avvocato Giovanna Perna e accusati di tentata turbata libertà degli incanti, tentata estorsione e associazione a delinquere) le copie forensi, così come accaduto per i cellulari sequestrati ai custodi giudiziali (Leonardo Tammaro, Luciana Zeccardo e Alfredo Cavallo accusati a vario titolo di tentata e consumata turbata libertà degli incanti, associazione a delinquere). Gli inquirenti puntano a stabilire, attraverso le copie forensi della messaggistica, della posta elettronica e delle chiamate, i tipi di rapporti che vi erano tra i vari indagati soprattutto con coloro che ad avviso degli inquirenti hanno per anni detenuto «il monopolio delle aste i tretre» riferendosi a Livia Forte e suo fratello Modestino Forte (indagati a piede libero) e finiti nel decreto di perquisizione e sequestro emesso il 14 ottobre scorso.
Intanto si attendono ulteriori sviluppi in quanto, in base alle dichiarazioni rese dalle persone offese e dalla cancelliera ascoltata pochi giorni fa dai carabinieri del nucleo investigativo agli ordini del capitano Quintino Russo, potrebbero emergere ulteriori profili di responsabilità. Ancora diversi gli omissis su cui gli inquirenti lavorano per dare celermente un nome e un volto, individuando in questo modo tutti i responsabili che per anni hanno agevolato i componenti del Nuovo Clan Partenio. © RIPRODUZIONE RISERVATA