Avellino: Sidigas, la Procura invia
la Finanza alla Covisoc

Giovedì 24 Ottobre 2019 di Gianni Colucci
La Guardia di Finanza di Avellino alla Covisoc. Su disposizione della procura della Repubblica è stata effettuata l'acquisizione di documentazione riguardante l'Avellino Calcio nella gestione Sidigas presso gli uffici romani della Commissione di vigilanza sulle società di calcio professionistiche.
La procura intende acquisire documentazioni riguardo ai risultati dell'attività di controllo sulla gestione della società e il suo equilibrio economico-finanziario. Le società associate nelle Leghe professionistiche infatti hanno l'obbligo di depositare presso la Figc il bilancio annuale e la relazione semestrale e di rispettare i principi contabili nazionali e internazionali.
 
E sulle risultanze di eventuali ispezioni e controlli degli uomini della Finanza coordinati dal colonnello Gennaro Ottaiano si incentra la richiesta di documentazione dei magistrati irpini.
Si intrecciano dunque le vicende della gestione delle società sportiva gravitanti attorno alla Sidigas in relazione con la consistente esposizione del club con l'Erario. La stessa inchiesta che la procura di Salerno sta svolgendo riguardo alla corruzione giudiziaria che riguarda il giudice tributario Antonio Mauriello (avrebbe ottenuto una sentenza favorevole alla Sidigas su un contenzioso da 930 mila euro con l'Erario) potrebbe diventare parte integrante dell'inchiesta. Nel procedimento salernitano Mauriello rimane ancora al centro dell'attenzione, non solo per la definizione del maxi contenzioso da 980 mila euro di una controllante della Sidigas, ma anche per altri procedimenti ancora in piedi e riguardanti l'azienda di Gianandrea De Cesare. Procedimenti per i quali Mauriello riteneva di poter «aggiustare» l'iter promettendo «ulteriori utilità», al magistrato della commissione tributaria, l'ormai famoso Ferdinando Spanò, che li aveva in carico.
 Nelle scorse settimane era stata ritirata anche la richiesta di Riesame per ottenere il dissequestro dei beni bloccati al patron dell'Avellino Calcio e della Sidigas, Scandone dopo la richiesta avanzata dalla Procura di Avellino.
Il sequestro preventivo urgente, a firma del procuratore aggiunto Vincenzo D'Onofrio e del pubblico ministero Vincenzo Russo, inizialmente prevedeva il blocco di beni pari a circa 97milioni di euro. Ma il gip del tribunale di Avellino, Marcello Rotondi nel corso della convalida del provvedimento, ha vincolati solo 8 milioni.
Restano dunque bloccati i beni personali dell'imprenditore Gianadrea De Cesare - indagato con l'accusa di falso in comunicazioni sociali, omesso versamento di Iva, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e auto riciclaggio - nei quali rientrano conti correnti, beni immobili e mobili.
Il gip, nel provvedimento di convalida del sequestro, ha sblocctoe le quote azionarie dell'Avellino Calcio (95%) e della Sidigas Scandone (87%), tale percentuali sono di esclusiva proprietà della Sidigas Spa, mentre rimangono bloccate le restanti parti di proprietà dell'ingegnere napoletano.
Per il gip «il sequestro dei soli beni dell'indagato varrà a tutelare adeguatamente le residue esigenze cautelari, evitando una sovrapposizione tra procedure concorsuali e gli uffici penali».
Inoltre il gip Marcello Rotondi aveva già provveduto a confermare tutti i gravi indizi di colpevolezza alla base dell'indagine condotta dalla procura, «mentre sono venute meno le esigenze cautelari nei confronti della sola Sidigas Spa che giustificano l'emissione della misura richiesta». Il tutto grazie alla concessione del concordato in bianco da parte del tribunale civile di Avellino, sezione fallimentare alla Sidigas SpA che ha di fatto congelato la procedura fallimentare.
Capitolo Scandone. Ad agosto erano stati notificati gli avvisi di accertamento da parte della Agenzia delle Entrate. La guardia di finanza di Avellino e l'agenzia delle Entrate hanno accertato il mancato pagamento della ritenuta d'acconto sugli stipendi dei giocatori. Omesso versamento che ha portato l'agenzia delle Entrate di Avellino a contestare alla Scandone di Gianandrea De Cesare oltre 500mila euro. Le verifiche sono scattate dopo le segnalazioni svolte dal Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Avellino tra il 2015 e il 2018 e riscontrate, quasi totalmente, dagli ulteriori accertamenti effettuati dagli uffici dell'Agenzia delle Entrate.
Gli agenti della guardia finanza, avevano contestato le cifre relative, per lo più, a ritenute non versate sugli stipendi dei giocatori.
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