Avellino, Antonio e il collettore che
gli allaga casa: «Adesso basta»

Sabato 9 Novembre 2019 di Rossella Fierro

Via Tufarole come Venezia, ma ad ingrossarsi in questo caso non è una laguna e l'acqua alta è quella che straripa dal collettore fognario.

Basta anche una pioggia non particolarmente copiosa per trasformare la quotidianità della famiglia Iannaccone in un vero e proprio incubo. A raccontarlo è il capofamiglia, il signor Antonio, che quotidianamente, giorno e notte, armato di k-way, stivaloni e scopa tenta di liberare la propria abitazione dalla sgradita presenza di acqua non certo profumata. La sua abitazione, che si trova lì dal lontano 1932 quando suo padre la costruì per farci vivere i suoi sette figli, si trova proprio davanti il collettore fognario di Avellino in cui da dieci anni si immettono anche i Comuni di Atripalda, Aiello del Sabato e Contrada, determinando una fuoriuscita pressoché costante di liquami che si riversano poi nel fiume Sabato, non prima però, come accaduto in questi giorni di pioggia incessante, di aver trasformato la strada in un vero e proprio lago con l'acqua che, come dimostrano le foto, arriva ad altezza polpaccio. Un disservizio di cui si è discusso in Prefettura tre giorni fa, e giovedì a Palazzo di Città in un confronto tra la commissione bilancio e i vertici dell'Ente Idrico Campano.

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Un disagio notevole, anche dal punto di vista ambientale, al quale i tecnici dei comuni interessati stanno provando a porre riparo ma, stando alla testimonianza di Antonio Iannaccone, senza grandi risultati. «Non possiamo andare avanti così, ci vuole una soluzione definitiva. La vita in casa nostra è impossibile: siamo in cinque, compreso mio nipote di due anni che non può continuare a vivere in un luogo dove l'umidità si taglia con il coltello e la puzza di fogna e non solo è insostenibile», racconta Iannaccone mentre mostra le foto della porta di ingresso della sua abitazione completamente invasa dall'acqua. Anche ieri mattina, quando intorno alle 10,30 le precipitazioni non erano certo abbondanti, ha ricevuto la telefonata di sua moglie che gli diceva che il collettore aveva ricominciato a cacciare liquame in abbondanza.

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«È dal mese di settembre che scrivo a tutti gli enti interessati, i comuni di Contrada, Aiello, Avellino e Atripalda, Ato Calore, Alto Calore e Genio Civile, che solo ieri, dietro l'insistenza della Prefettura, in particolare della dottoressa Ines Giannini della Protezione civile, hanno iniziato a fare qualcosa che però non è sufficiente. È dal 2009 che c'è questo problema, e cioè da quando i sono allacciati sulla fogna di Avellino anche gli altri comuni - racconta ancora - si tratta del collettore che va da casa mia, che si trova nel territorio di Atripalda, fino a via Fratelli Troncone ad Avellino. Fino al 2015 ho sottovalutato il problema perché si presentava solo in presenza di temporali. Poi non si è capito più nulla, perché anche quando piove poco la situazione diventa insostenibile. Sono cinque anni che scrivo agli enti, ho anche presentato un esposto in Procura nel 2016 e fecero dei lavori creando una sorta di bypass che per un po' di tempo ha retto. Da settembre poi gli sversamenti di liquame sono diventati costanti, anche quando non piove».

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Una vita alle dipendenze della fognatura: «Durante la notte, come successo domenica durante il nubifragio, io devo alzarmi per andare a rimuovere questa roba. È un danno psicologico e igienico, nonché una preoccupazione ambientale. Durante il nubifragio dal collettore sono uscite fuori finanche bottiglie di plastica e vetro, così come spesso alla nauseante puzza di fogna si aggiunge anche quella di nafta. Parliamo di riversamenti che vanno nel torrente che poi si immette nel Fenestrelle ed infine nel fiume Sabato. Ci hanno provato i tecnici del Comune di Avellino, quelli di Atripalda, quelli dell'Alto Calore ma è evidente che le misure tampone non bastano più, né possiamo aspettare la programmazione trentennale. Ci vuole una soluzione e subito».
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