Amianto, Isochimica di Avellino:
4 condanne a 10 anni e 22 assoluzioni

Venerdì 28 Gennaio 2022
Amianto, Isochimica di Avellino: 4 condanne a 10 anni e 22 assoluzioni

Quattro condanne a dieci anni di reclusione e ventidue assoluzioni. È questo il verdetto di primo grado pronunciato dopo cinque ore di Camera di consiglio dai giudici del Tribunale di Avellino sull'Isochimica, la fabbrica del capoluogo irpino nella quale per quasi dieci anni, a partire dalle fine degli anni Settanta, venivano bonificate dall'amianto le carrozza ferroviarie su commesse delle Ferrovie dello Stato.

Il collegio giudicante (presidente Sonia Matarazzo, giudici a latere Pier Paolo Calabrese e Gennaro Lezzi) ha condannato a dieci anni di reclusione il responsabile della sicurezza di Isochimica, Vincenzo Izzo, e il suo vice, Pasquale De Luca; Aldo Serio e Giovanni Notarangelo, funzionari di Ferrovie dello Stato.

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Disposta anche una provvisionale di 50mila euro per ognuna delle famiglie dei 33 ex operai deceduti per patologie correlate alla prolungata esposizione all'amianto. La pena corrisponde alla richiesta fatta dalla pubblica accusa rappresentata dal sostituto procuratore di Avellino, Roberto Patscot, per i reati di disastro doloso, omicidio colposo, lesioni personali e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Assolti per non aver commesso il fatto gli altri imputati che dovevano rispondere di concorso in disastro colposo per omissione di atti di ufficio.

Tra questi l'ex sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso e la Giunta comunale del tempo, tre dirigenti comunali, i titolari delle imprese che si sono succedute nei lavori di bonifica del sito, il curatore fallimentare dell'Isochimica. L'accusa aveva chiesto condanne da due anni e sei mesi a due anni. Assolto anche un altro ex sindaco di Avellino, Paolo Foti, rinviato a giudizio con l'accusa di rifiuto in atto di ufficio, e il medico della Asl responsabile dell'unità amianto, per non aver commesso il fatto. Per entrambi era stata chiesta la condanna a sei mesi di reclusione. Il processo, durato quasi sei anni, si è svolto nell'aula bunker del carcere di Poggioreale di Napoli a causa della mancanza di spazi adeguati a disposizione del tribunale di Avellino.

Gli ex operai dell'Isochimica hanno atteso la sentenza del processo di primo grado a Borgo Ferrovia, davanti ai cancelli dell'azienda nella quale, a cavallo degli anni Settanta, cominciarono a lavorare giovanissimi inconsapevoli dei gravi pericoli per la salute connessi all'amianto inalato nel processo di scoibentazione delle carrozze ferroviarie. Presenti anche le vedove e i congiunti degli ex operai deceduti per malattie correlate a patologie tumorali provocate dall'amianto.

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La condanna è stata accolta favorevolmente dagli ex operai e dai congiunti di quelli nel frattempo deceduti. «È stato chiarito definitivamente che il mandante della tragedia vissuta all'Isochimica sono le Ferrovie dello Stato», commenta Carlo Sessa, l'ex operaio che per decenni si è battuto per avere una parola di verità e di giustizia. La sentenza di oggi arriva trentasei anni dopo la prima denuncia presentata dal Wwf che nel 1986 segnalava alla Procura di Avellino lo smaltimento illecito di rifiuti tossici che avveniva all'Isochimica di Elio Graziano, l'imprenditore salernitano deceduto il 4 marzo del 2017

Nel 2009 un'altra denuncia, da parte dell'attivista Giovanni Maraia sulla mancata bonifica del sito di Borgo Ferrovia e le malattie contratte dagli ex operai, fa partire l'inchiesta della Procura di Avellino che vedrà impegnati in continuità gli ex procuratori Angelo Di Popolo e il suo successore, Rosario Cantelmo, e che concluderà il percorso con la richiesta di rinvio a giudizio di 26 persone. Il processo di primo grado, nel quale si sono costituite 270 parti civili, è durato cinque anni e sette mesi. Nel corso delle 127 udienze è stata ricostruita la storia delle responsabilità che hanno portato alla morte per patologie collegate alla prolungata esposizione di amianto di 33 ex operai mentre almeno altri 200 ex operai sono ammalati conclamati di patologie asbesto correlate.

Nelle loro consulenze, prestate a titolo gratuito, i periti della Procura hanno attestato che «tutti gli operai Isochimica sono in pericolo di vita» ma anche sottolineato che nessun lavoratore risultava sottoposto a diagnosi o visita da parte del medico di fabbrica. L'inchiesta che avrebbe portato al rinvio a giudizio di 26 persone e al processo, porta la firma del Procuratore Capo di Avellino, Rosario Cantelmo, nel frattempo andato in pensione, e del sostituto Roberto Patscot. Il 15 giugno del 2016, durante la sua requisitoria nel corso dell'udienza preliminare, Cantelmo si rivolse direttamente al giudice Fabrizio Ciccone con queste parole: «La invidio, signor giudice, perché dopo 25 anni lei sarà il primo a dare una risposta di giustizia ai lavoratori Isochimica».

Ultimo aggiornamento: 22:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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