Avellino: mercato nel Campo Genova,
la Regione chiede chiarimenti all'Arpac

Martedì 26 Gennaio 2021 di Flavio Coppola

La Regione Campania si attiva e accende i riflettori sul caos di Campo Genova.
Entra nel vivo la contrapposizione istituzionale sull'area che avrebbe dovuto ospitare il mercato, finora cancellato dal sindaco Gianluca Festa. Mentre il Comune incontra i carabinieri del «Noe», gli uffici del settore Ambiente dell'amministrazione di Vincenzo De Luca chiamano l'Arpac e chiedono formalmente lumi. Due mesi dopo la consegna della relazione finale dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale, che ha prescritto a Piazza del Popolo di effettuare un lungo piano di indagini nel sito, definito «potenzialmente contaminato», il Comune si è mosso infatti in direzione contraria. E il mercato somiglia ancora a una chimera. La mossa della Regione nasce dal fatto che, nei giorni scorsi, Palazzo di Città le ha inviato una relazione in cui i tecnici comunali contestano le conclusioni dell'Arpac.

Come anticipato da «Il Mattino», forte del parere di una società privata di Ferrara, e secondo il sindaco Festa anche dell'Istituto Superiore di Sanità, il Comune non vuole operare la caratterizzazione di Campo Genova. Così la Regione chiede all'Arpac di fornire una valutazione tecnica puntuale in relazione ai rilievi del Comune di Avellino. I due enti pubblici, infatti, sono su sponde diametralmente opposte. Perdipiù, inviando la sua controrelazione in Regione, pare che il Comune avrebbe convocato il citato tavolo tecnico con l'Istituto Superiore di Sanità senza estendere l'invito ad Arpac. Per l'amministrazione, caso più unico che raro, l'Agenzia regionale ha sbagliato. Perché quel sito - questo l'assunto di Piazza del Popolo - andrebbe considerato come area commerciale e non, ai sensi del Puc vigente, area residenziale. E nel primo caso, si applicherebbero parametri più larghi per il calcolo dell'inquinamento dell'acqua e del suolo. Per questo, la risposta dell'Arpac sin qui silente rispetto alla strategia comunale sempre più palese ora è necessaria. Stando alla legge, il Comune avrebbe dovuto presentare il piano per la caratterizzazione entro 30 giorni. E ne sono già passati 60. È così che ci si avvicina al prossimo 12 febbraio, quando il Tar dovrà scrivere la parola fine nel contenzioso tra sindaco e ambulanti, proprio sulla base della condizione ambientale di Campo Genova.

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Erano stati i giudici, infatti, a chiedere ai carabinieri del «Noe» e all'Arpac l'indagine da cui è scaturita la necessità di fare la caratterizzazione del sito. E proprio con i carabinieri del «Noe», ieri mattina, il sindaco Gianluca Festa, insieme al nuovo dirigente del settore Ambiente, Gaetano D'Agostino, ha tenuto un lungo confronto a Palazzo di Città sulla questione calda di Campo Genova. Da quanto è trapelato al termine del faccia a faccia, rigorosamente top secret, sul tavolo, l'ente ha valutato complessivamente il da farsi. Sia in relazione al richiesto piano di caratterizzazione, che alla volontà di provare a restituire un'area per il mercato alla città e ai 300 ambulanti fermi da più di un anno. Le due cose potrebbero camminare anche su binari diversi e non sarebbero inconciliabili.

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A questo punto, il prossimo step potrebbe essere un tavolo tecnico, stavolta anche con l'Arpac, prima del pronunciamento del Tar. Se non altro, dalla scorsa settimana, la relazione pubblica che descrive lo stato ambientale di Campo Genova e che richiede la caratterizzazione è finalmente arrivata nel fascicolo dei giudici. Sebbene in forte ritardo rispetto alla tempistica prevista, i magistrati hanno ricevuto il responso dell'unico ente pubblico deputato a dire cosa bisogna fare ed ora hanno il quadro preciso della situazione. La contrapposizione del Comune, però, ha complicato ulteriormente il quadro.
In tutto questo , i fatti dicono che, aspettando la sentenza del giudice amministrativo, Avellino non ha alcuna area mercatale. Tanto il vecchio Piazzale degli Irpini, oggi sede del terminal bus dell'Air, quanto la stessa Campo Genova, che per Festa è l'unica soluzione possibile, sono oltretutto privi del parere di idoneità sanitaria dell'Asl. Questo vuol dire che, anche dopo la sentenza del Tar, l'amministrazione non sarà in grado ameno non subito di restituire alla città lo storico mercato che ha perso. E ci vorranno mesi nella migliore delle ipotesi.
 

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