Avellino, in tre del racket nell'officina
per chiedere soldi e minacciare

Domenica 10 Novembre 2019 di Alessandra Montalbetti

Gli audio che raccontano il ricatto nelle mani degli inquirenti. Li ha registrati una delle vittime. Momenti drammatici in cui l'uomo era pressato da vicino da chi gli chiedeva soldi per non partecipare all'asta giudiziaria.
Oltre alle testimonianze schiaccianti, raccolte dagli inquirenti, vi sono anche delle registrazioni. Ad effettuarle un imprenditore atripaldese esecutato, che, escusso a sommarie informazioni, dopo aver reso dichiarazioni riguardanti i componenti del gruppo di persone che agiva nel settore delle aste immobiliari e sintetizzato dai magistrati con il nome di «TreTre», ha messo a disposizione del pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia Henry John Woodcock, gli audio di alcuni colloqui avuti con uno degli indagati per la vicenda inerente alle aste per le quali si sospetta ci sia stata una turbativa.

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In quei colloqui, finiti nelle mani degli inquirenti della direzione distrettuale antimafia di Napoli, la vittima veniva avvicinata da Armando Aprile (indagato a piede libero per estorsione, associazione a delinquere di stampo mafioso e turbativa d'incanto) il quale gli avrebbe riferito che «se avessi voluto che sia lui che Livia Forte non partecipassero all'asta riguardante i miei immobili pignorati avrei dovuto dargli dei soldi, aggiungendo che Livia Forte era aggressiva e che poteva comprare ciò che voleva».
Nella lunga deposizione resa dinanzi al pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia, Henry John Woodcock l'imprenditore atripaldese in difficoltà economiche, ha inoltre precisato: «per tre volte si è presentato presso la mia officina chiedendomi 20mila euro per far desistere una persona interessata alla mia casa dal perfezionamento dell'acquisto; una quarta volta si sono presentati tutti e tre: Armando Aprile, Livia Forte e Modestino Forte (tutti indagati a piede libero per i reati di turbativa d'asta, estorsione e associazione a delinquere di stampo mafioso) facendomi sempre lo stesso discorso».

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Pi la vittima aggiunge: «I tre hanno provato a mettermi paura dicendomi che l'interessato all'acquisto della mia casa aveva contatti con le forze di polizia. Ma in realtà avevo già notato con i miei occhi che l'acquirente della mia proprietà aveva una certa familiarità con Carlo Dello Russo (in carcere accusato di estorsione, associazione a delinquere di stampo mafioso e turbativa d'incanto e usura). In tutte le occasioni ho rifiutato e mandato al mittente ogni tipo di approccio e proposta».
«L'acquirente che dal 21 luglio 2019 ha acquistato all'asta la mia officina sino ad oggi non si è mai fatto mai vivo, ma soprattutto la mattina in cui riuscì ad aggiudicarsi la gara rispondendo, ad una mia domanda specifica, di non aver acquistato per sé stesso. In quella circostanza era in compagnia del padre e notai che aveva una certa familiarità con Dello Russo».

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Intanto, è aumentato il numero degli indagati, nell'inchiesta sul nuovo clan Partenio e finiti nel decreto di perquisizione e sequestro firmato dal pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia ed eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo coordinati dal capitano Quintino Russo e dagli agenti del Pef della guardia di finanza del comando provinciale di Avellino.
Alle prime sedici iscrizioni nel registro degli indagati di Damiano Genovese (agli arresti domiciliari per detenzione illegale di armi), Antonio Genovese, Nicola e Pasquale Galdieri, Carlo Dello Russo, Antonio Barone, Gianluca Formisano, Livia e Modestino Forte, Armando Pompeo e Gianluca Aprile, Sabino Morano, Beniamino Pagano, Marialuigia Gasparro, Roberta Mazzone e Efrem Spiniello, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso, scambio elettorale politico mafioso, estorsione, turbata libertà degli incanti e riciclaggio si sono aggiunti i nomi di tre avvocati, in qualità di custodi giudiziali, Alfredo Cavallo, Leonardo Tammaro e Luciana Zeccardo accusati di turbata libertà degli incanti, estorsione e associazione a delinquere.
Intanto l'avvocato Alberico Villani, difensore del custode giudiziale Leonardo Tammaro, accusato di tentata turbativa d'asta e associazione semplice, precisa che «non ci sono elementi concreti dai quali si possa desumere un coinvolgimento del mio assistito. Ci troviamo di fronte a meri sospetti non suffragati da prove evidenti. Del resto conclude il legale Tammaro non ha svolto alcun ruolo nell'asta pubblica all'attenzione dagli inquirenti».
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Ultimo aggiornamento: 12:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA