Smog, Festa reagisce ma mette
in dubbio i dati delle centraline Arpac

Venerdì 20 Agosto 2021 di Flavio Coppola
Smog, Festa reagisce ma mette in dubbio i dati delle centraline Arpac

Il sindaco Festa annuncia finalmente un impegno contro il dramma delle polveri sottili. Ma promette che non interverrà sulla circolazione veicolare e contesta, esplicitamente, i dati delle centraline Arpac che hanno già certificato, per il capoluogo, il superamento del limite massimo consentito in un anno per il Pm10. Il problema è impellente e l'amministrazione è di nuovo sotto accusa. Anche per aver organizzato uno spettacolo pirotecnico a Ferragosto che ha peggiorato la situazione.

Il sindaco rompe il lungo silenzio sul punto: «Lo smog è una questione seria, che merita la nostra attenzione. Approvando finalmente il bilancio dice - potremo avviare quegli studi sulle sue cause di cui abbiamo parlato». Ma il fulcro delle valutazioni del capo dell'amministrazione di Piazza del Popolo è proprio nella messa in discussione dei risultati dell'Agenzia regionale della protezione ambientale. Posizione di certo non consueta e che già sembra destinata ad alimentare nuove polemiche. «Vi invito a fare questa valutazione. Abbiamo due centraline ricorda che distano 750 metri in linea d'aria l'una dall'altra. Una ha censito finora 38 sforamenti, l'altra 30».

Per il sindaco, questo è un fatto singolare: «Posto che una centralina può misurare i livelli di smog per 250.000 abitanti, e noi ne abbiamo 2 per una città di 50.000, perché abbiamo 30 e 38 sforamenti?». Poi lo dice esplicitamente: «Qual è il dato da considerare? I 30 sforamenti del quinto circolo o i 38 di via Piave? Insomma, via Piave è inquinata e via d'Agostino no?». In realtà, il numero da considerare è quello più alto. E 30 sforamenti, quelli di via Oscar D'Agostino, sono comunque un'enormità ad agosto, visto che entro i 31 dicembre la soglia massima consentita è 35. Festa, legittimamente, ritiene che «oltre alla valutazione rispetto ai motivi dell'inquinamento, bisognerebbe anche comprendere perché c'è qualche discrasia».

Avellino, comunque, ha approvato ben 2 mozioni all'unanimità in Consiglio comunale che impegnano l'amministrazione ad agire per arginare un fenomeno che trova radici anche nella conformazione orografica del territorio. Ma che arreca danni gravissimi alla salute. Come? «Uno degli studi sul tema riferisce Festa è stato pubblicato da un nostro conterraneo e ci ha dato la conferma del fatto che il traffico veicolare non incide su pm10 e pm2,5». Quindi, la massima autorità sanitaria del capoluogo fissa il primo paletto: «Non emanerò provvedimenti sul traffico. Gli studi scientifici e ciò che era accaduto anche nel lockdown di un anno fa ci danno ragione in questo senso». E torna il riferimento a ciò che fanno, o non fanno, i sindaci limitrofi: «Nella misurazione, in realtà, registriamo anche quello che accade ad Atripalda, Monteforte e Mercogliano». Dal canto suo, il sindaco rispolvera allora il contenuto dell'ordinanza emanata a febbraio 2020, prima del Covid. E' scaduta ormai da oltre un anno. Prevedeva controlli alle caldaie e ai forni, commerciali e privati, a biomasse. E anche l'utilizzo di un opacimetro quello dei vigili è rotto per controllare le auto più inquinanti. Ma non è mai stata attuata. Per il primo cittadino, ora va rilanciata: «Andremo avanti assicura - rispetto agli obblighi contenuti in quell'ordinanza. Su questo non ci sono dubbi».

Il provvedimento, che comunque va riscritto e emanato, sarebbe almeno un primo passo. Intanto, Comune e sindaci dell'hinterland hanno smesso di confrontarsi e si rinfacciano vicendevolmente le responsabilità dell'attuale quadro disastroso. Ma sulla necessità di riconvocare il confronto, per affrontare il problema in ottica di area vasta, o quantomeno di Valle del Sabato, non sono giunti impegni. In tema di tutela della salute dei cittadini, poi, l'amministrazione avellinese è anche impegnata in una valutazione rispetto all'allocazione del centro vaccinale Covid. Attualmente situato presso il «PaladelMauro», potrebbe tornare, dopo settembre, al Campo Coni. Il sindaco lo ipotizza senza sbilanciarsi: «Stiamo immaginando una dislocazione del centro, e la valutazione partirà sicuramente dal Campo Coni. Ma ci confronteremo con l'Asl per capire comprendere di quali numeri si avrà bisogno, e se comincerà o meno una terza fase in vista di una nuova dose. Di certo chiosa non ci faremo trovare impreparati».

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