Avellino, stangata sui rifiuti
esercenti in rivolta

Giovedì 1 Luglio 2021
Avellino, stangata sui rifiuti esercenti in rivolta

Commercianti in rivolta per l'aumento della tassa dei rifiuti. Dalla parte storica a piazza Libertà, alle altre strade del centro di Avellino, la stangata Tari appena deliberata dal Consiglio comunale fa scattare immediata la levata di scudi degli ultimi esercenti cittadini.
I più colpiti dalla pandemia, i ristoratori e i titolari dei negozi di abbigliamento, subiranno un rincaro medio del 30 per cento. E ovviamente non ci stanno. Palmiro Ragno, proprietario di una pizzeria a Piazza Garibaldi, diventata celebre proprio nella pandemia, è netto: «La spazzatura è diventata come l'oro. Ma per come stiamo combinati, dopo un anno e mezzo di sacrifici, il Comune avrebbe dovuto attendere almeno il tempo di farci rimettere in carreggiata».
Ragno riconosce l'agevolazione sull'occupazione del suolo pubblico gratuita decisa mesi fa da Piazza del Popolo, per i tavoli all'esterno, ma sottolinea anche che «altre politiche per i commercianti non ce ne sono state». Ora questo. Ragno fa i conti, pagherà 11 euro in più a metro quadrato. Significa centinaia e centinaia di euro.


«Siamo feriti e mettono il dito nella piaga. Se aspettiamo lo Stato per i ristori stiamo freschi. Abbiamo già chi si prende il 70 per cento dei nostri incassi». - ricorda - Sale il costo, ma il servizio, per il ristoratore «è pessimo»: «Il gioco non vale più la candela osserva -, ormai da tempo il vicolo me lo pulisco io».
Simile il punto di vista di chi, giovane imprenditore, opera nel centro storico. Alessandro Volpe, parla per il pub «GiuAle». «Al danno ormai sommiamo la beffa. commenta - Le tasse si pagano, perché ne beneficia l'intera comunità. Ma così pagheremo 5.500 euro all'anno rispetto ai precedenti 4.000».

Video


Un rincaro esorbitante, che non viene compensato da incassi maggiori o da un servizio più puntuale. «Avrebbero dovuto mettere nel conto che, nei mesi di chiusura, non abbiamo prodotto nulla, e certamente non abbiamo lavorato». Per Volpe, in questo modo, «l'amministrazione danneggia tutta la città». «Un commerciante colpito da un rincaro del genere deve aumentare i prezzi. ricorda Così peggiora la sua condizione, e pure quella del cliente».
Anche al centro storico, dice Volpe, il servizio lascia a desiderare. «Il Comune chiosa continua a gravare sui cittadini. Ma il servizio, a partire dallo spazzamento, è inesistente». Tutte le imprese vengono colpite dai rincari. I commercianti di abbigliamento, che non possono lavorare all'aperto, sono forse i più penalizzati degli ultimi due anni. Per loro, l'aumento si aggira intorno al 20 per cento. Lino Del Gaizo, direttore commerciale di «Sorbino» non ci gira intorno: «Ad Avellino, ormai, ci sono 164 locali commerciali vuoti, in fitto. Basta fare un giro sulle agenzie on line per scoprirlo. Significa che prima il Comune prendeva 164 Tari in più. Oggi, quei pochi che continuano a vendere, investire in questa città, sono premiati in questo modo». L'ironia è amara: «Il premio continua sono le più alte polveri sottili d'Italia, i parcheggi costosi e inesistenti». Insomma, per il commerciante, «ormai, fare impresa ad Avellino è roba da eroi».


«Restare in piedi senza aiuti da nessuno è sempre più difficile. evidenzia Il Comune ci penalizza ancora. Promettono ristori, ma dovevano ripagarci dei danni subiti dalla pandemia, non da quelli che arrivano da Piazza del Popolo». Intanto, scontentando i residenti e i commercianti che avevano messo insieme 360 firme in una petizione consegnata al Comune, l'amministrazione ha deciso di confermare anche per luglio la pedonalizzazione del cuore antico. Circolazione veicolare vietata tutti i giorni e tutto il giorno in via Chiesa Conservatorio e in via Nappi, nel tratto compreso tra via Carmine e Corso Umberto. Solo dal giovedì alla domenica, stesso provvedimento in via Fratelli Urciuoli. L'esecutivo, insomma, tira dritto.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA