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Buondonno: «Edilizia e investimenti, la Regione mortifica le aree interne»

Lunedì 8 Agosto 2022
Buondonno: «Edilizia e investimenti, la Regione mortifica le aree interne»

«Rischiamo più investimenti e densificazione urbana a Napoli, meno riequilibrio e decentramento ad Avellino e nelle aree interne. Con una visione anche ambientale vecchia di un quarto di secolo che colpirà il patrimonio architettonico storico e rurale dell'Irpinia». È una vera e propria battaglia quella che parte da Piazza del Popolo, attraverso l'assessore all'Urbanistica, Emma Buondonno, contro le disposizioni della nuova legge urbanistica regionale appena varata. Il provvedimento è in perfetta antitesi con quanto proposto dal Comune nelle linee guida per l'adeguamento del suo Puc, rispetto ai concetti fondanti di consumo di suolo zero e tutela ambientale. Sotto accusa, le parti in cui consente aumenti delle volumetrie, del 20 per cento quando non c'è demolizione, e del 35 per cento in caso di demolizione e ricostruzione. Ma c'è di più. Per Buondonno, dal punto di vista politico e strategico, è la certificazione della marginalità delle aree interne, a partire da Avellino, nei piani di De Luca. «Con tutto il rispetto per la visione urbanistica dell'assessore regionale Discepolo e del ruolo di Napoli, quale terza metropoli italiana, questa legge incrementa solo le densificazioni urbanistiche, introducendo premialità del 35 per cento per le demolizioni che determineranno una crescita edilizia nelle aree di maggiore interesse economico. Quindi Napoli e l'area metropolitana, a danno della necessità di un riequilibrio che avrebbe dovuto vedere Avellino e l'Irpinia in pole».


Per Buondonno non ci sono dubbi o mezze misure: «Le politiche della Regione sono sbagliate perché accrescono solo interessi finanziari di Napoli e della fascia costiera, dimenticandosi del vero baricentro della Campania, che è ad Avellino e Benevento» Una visione testimoniata dai due masterplan del litorale domizio-flegreo e della piana del Sele. Avellino punta tutto sul risparmio del suolo, Napoli va in direzione opposta. Altra obiezione forte: «L'aspetto estremamente negativo del provvedimento campano prosegue Buondonno è l'uso improprio che si fa del concetto. Il risparmio del suolo diventa un semplice paravento, nonostante l'area metropolitana sia già oltre il rischio della sostenibilità ambientale e quella interna richieda un rilancio». Avellino, è l'assunto, resta fuori. Ed ecco l'esempio pratico: «La nuova urbanistica richiede il riequilibrio dei pesi demografici, il recupero prudente e il risanamento ambientale. Allora è assurdo e inconcepibile che i 350 milioni destinati al Polo Agritech non vengano ad Avellino, bensì nell'ex Manifattura tabacchi di Napoli. È qui che l'agricoltura esiste, e c'è pure un Dipartimento dell'Università Federico II - ricorda Buondonno - che ha dato vita al corso di laurea in Enologia e Viticoltura».

Un po' come accade nei trasporti, dove l'assessore all'Urbanistica e alla Mobilità denuncia che «continuiamo ad avere una provincia estesa per 2.800 chilometri quadrati non innervata da un sistema di trasporto pubblico su ferro». Se tutti gli investimenti restano a Napoli, Buondonno non esita a denunciare che «è in atto, a livello regionale e comunale di Napoli, un disegno politico che ricalca un progetto vecchio di 25 anni, basato interamente su una insostenibile crescita edilizia del capoluogo partenopeo». Ma la legge vale per tutta la Campania. Che succederà ad Avellino? Secondo l'assessore, «la norma qui non aiuterà gli investimenti, ma metterà a rischio il patrimonio ambientale e architettonico storico-artistico delle costruzioni rurali». «Quei manufatti saranno oggetto di demolizioni e ricostruzioni in ragione del cemento armato, spinte dagli incentivi al 35 per cento». Se l'ambiente non sembra al centro dei pensieri della giunta De Luca, Buondonno non rinuncia ad incalzare Palazzo Santa Lucia, come già fatto dal M5s, sul parco del Fenestrelle, che si è arenato a Napoli dopo aver visto insieme Avellino, Monteforte, Mercogliano e Atripalda: «La norma regionale non tiene conto del parametro della sostenibilità all'impatto antropico. Attendiamo invece che la Regione batta un colpo, dichiarando il nostro parco di interesse regionale. È un corridoio fondamentale per l'unificazione del parchi del Partenio e dei Picentini».
 

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