Cantieri fermi e ruderi senza futuro,
triste viaggio nella Collina della Terra

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Flavio Coppola
Cantieri fermi e ruderi senza futuro, triste viaggio nella Collina della Terra

La storia di Avellino giace abbandonata nel degrado della Collina della Terra. Le sue tracce millenarie restano ingabbiate dal cantiere immobile dell'ex Seminario. Nei ruderi dimenticati della Chiesa bizantina di San Nicola dei Greci. O nel Palazzo del Victor Hugo, svuotato per un restyling senza mission.

Decenni di mancata valorizzazione di un centro storico che esiste e parla dell'identità di un capoluogo smarrito, ma resta vergognosamente ai margini, si rinnovano nell'abbandono del Parco del Teatro, da 3 anni inaccessibile alle persone e alla cultura. E si aggiungono al Museo diocesano che resta in attesa di una riorganizzazione in chiave moderna che lo tiene chiuso da due anni. Il cuore antico della città aveva perso i battiti da tempo. Ma negli ultimi 3 anni si è letteralmente fermato. Sotto il sindaco Galasso, nei primi 10 anni del 2000, partiva un progetto di riqualificazione della Piazza Maggiore, del Seminario e di Piazza Castello, mai completato. Nei cinque anni della gestione Foti, l'ultimo tentativo di dare alla Collina una visione organica. Oggi, tutti i pezzi pregiati della città antica, a cui si accedeva da una porta urbica che insisteva più o meno dove oggi c'è la Ztl, restano sganciati gli uni dagli altri, in uno stato di perenne agonia. E chiedono un riscatto all'amministrazione comunale.

L'unico cantiere attivo a Piazza Duomo è infatti quello della Diocesi per la riqualificazione della Cattedrale. Il Comune è sparito. Il caso più emblematico è il parco archeologico del Seminario. Un'area verde scoperta dopo il terremoto del 1980, con l'abbattimento del vecchio edificio, in cui gli scavi, fino a quelli degli ultimi anni, hanno fatto emergere una stratificazione plurimillenaria. Più di 2000 anni di storia sono conservati accanto al Duomo: tracce sannitiche, poi una strada romana, la Campanina, testimonianze longobarde, normanne, bizantine. Mura visibili tra le erbacce e i rifiuti, le bottiglie, i tappeti, le cartacce. Un cantiere affidato più di 10 anni fa e ancora non concluso. Nessun cartello per i turisti, nessuna panchina, niente di niente. Solo transenne e abbandono. Sono scavi antichi e sembrano macerie.

Alle spalle, oltre la discesina e le poche scale, c'è la testimonianza bizantina della Chiesa San Nicola dei Greci. Ha mille anni, ma sembra uno dei buchi neri del post terremoto. La targa apposta negli anni scorsi è quasi coperta dalla foresta di erbacce che avvolgono quei ruderi intrisi della memoria della città. L'amministrazione non ne ha mai nemmeno parlato.

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A pochi metri, dove la ripavimentazione della Piazza è stata realizzata, ma l'infopoint previsto non è mai partito, giace sornione e al tempo stesso ricco di antico fascino, il Victor Hugo. Il Comune ha ordinato da mesi lo sgombero delle associazioni ospitate all'interno della strutture ottocentesca, in ragione di una riqualificazione da 800.000 euro da realizzare con i fondi Pics. Ma per farci cosa? Anche qui, non c'è visione. E a pochi metri dal palazzo che ha ospitato il lungo soggiorno dello scrittore francese, giacciono il parco e il terrazzo del Teatro Gesualdo. Era il dicembre del 2019 quando l'amministrazione Festa, grazie all'ausilio del forestali, faceva ripulire il parco dalle erbacce e dai rifiuti che l'avevano invaso. Ripristinato il percorso a piedi fino all'anfiteatro interno, annunciava la rinascita della struttura. Poi il buio. Il nuovo degrado, le segnalazioni continue fino al sopralluogo del 2021 con il consigliere regionale Livio Petitto. Oggi, nonostante il Gesualdo abbia riaperto i battenti, è chiuso dai cancelli. Negato alla città.

Analogo stato di abbandono per la suggestiva terrazza del Gesualdo. Fino al 2016 sede di diversi eventi giovanili, è finita nel buco nero che sembra risucchiare tutti i pezzi pregiati del centro storico di Avellino. È sparita dai radar insieme all'intera Collina della Terra. Un luogo fisico e simbolico che ha perso da due anni anche il museo diocesano. Per decenni ospitato dentro al Duomo, durante la gestione Foti al centro di un progetto comune che avrebbe dovuto portare fondi europei per un rilancio, oggi è chiuso. La Diocesi ci sta provando da sola. Le opere sono custodite nei depositi di via Morelli e Silvati. Secondo le stime, non sarà pronto prima di 2 anni.
 

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