Caos covid al Moscati,
un positivo tira l'altro

Giovedì 27 Gennaio 2022 di Antonello Plati
Caos covid al Moscati, un positivo tira l'altro

Si allunga la catena del contagio all'interno dell'Azienda ospedaliera Moscati. Altri due pazienti ricoverati per altre patologie nei reparti di Ematologia e Medicina interna sono risultati positivi al Covid-19. Erano entrati in corsia dopo aver fatto un test molecolare il cui esito era negativo. Dunque, anche loro hanno contratto la malattia durante la degenza.

La spirale del contagio non si arresta. Da sabato scorso, quando sono emersi i primi casi di pazienti positivi, si è toccata quota 12 contagiati. Equamente distribuiti tra i due reparti. Preoccupano le condizioni di coloro che erano in cura nel reparto di Ematologia: si tratta, infatti, di malati oncologici che già affrontano terapie che mettono a dura prova il fisico e la mente. E adesso dovranno combattere anche contro il Covid-19. In questo momento, dei 12 positivi, in 10 sono in un letto dell'area Covid allestita nell'Unità operativa di Malattie infettive, mentre altri due (entrambi oncologici) sono nell'area sub-intensiva del Covid Hospital (allestito nella palazzina Alpi). A trasmettere loro il virus, molto probabilmente, è stato qualche operatore sanitario. Il cerchio attorno ai dipendenti è stretto, considerando che da circa un mese sono vietate le visite dei parenti e l'ingresso, comunque, agli esterni (nelle prossime ore dovrebbero riprendere le visite ambulatoriali). Inoltre, negli ultimi giorni e negli stessi reparti sono emerse le positività al Covid-19 di almeno 4 tra operatori sociosanitari (Oss) e infermieri.

Qualcosa, appare evidente, non sta funzionando nella sorveglianza sanitaria che a due anni dall'inizio della pandemia dovrebbe essere abbastanza rodata: il virus continua a entrare in ospedale proprio attraverso la porta principale attraversata da coloro che dovrebbero sconfiggerlo. Probabilmente, lo screening bisettimanale (settimanale solo in alcuni reparti) non è più sufficiente. Nelle prossime ore, i vertici dell'Azienda ospedaliera Moscati potrebbero prendere decisioni in merito.

Non solo degenti. La mannaia del Covid rischia di mettere in ginocchio il Moscati a causa dell'alto numero di operatori sanitari e amministrativi infettati. In questo momento, sono quasi 100, nessuno dei quali, per fortuna, è ricoverato. Tra loro, diversi primari, dirigenti medici e infermieri del pronto soccorso (l'altra settimana è emersa la positività anche del direttore sanitario Rosario Lanzetta). Nonostante la situazione, la direzione strategica non ha disposto uno screening straordinario tra il personale. Circostanza che ha spinto molti dipendenti a fare il test molecolare in autonomia.

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Preoccupa anche la situazione nei due presidi gestiti dall'Asl di Avellino, il Frangipane di Ariano Irpino e il Criscuoli-Frieri di Sant'Angelo dei Lombardi: qui, complessivamente, sono una cinquantina i dipendenti ammalati. Il rischio, allora, è quello di una paralisi del sistema sanitario provinciale proprio a causa dell'alto numero di medici, infermieri e operatori sociosanitari (Oss) che hanno contratto l'infezione. Tutti in forma non grave, a conferma del fatto, se ancora ne fosse bisogno, dell'efficacia, dei vaccini. Camici e colletti bianchi sono quasi tutti vaccinati con tre dosi. Tuttavia, la malattia li costringe a casa e i posti in ospedale restano sguarniti amplificando le difficoltà nell'assistenza.

Fermi, per decreto, i ricoveri e gli interventi chirurgici in elezione, l'assenza di medici assesta un altro duro colpo alle cure specialistiche e ambulatoriali. Caduti nel vuoto, almeno fino a questo momento, gli appelli delle parti sociali. La settimana scorsa, la Funzione pubblica Cgil di Avellino ha chiesto al prefetto Paola Spena l'istituzione di una cabina di regia e la convocazione di un tavolo tecnico con Asl, Azienda ospedaliera Moscati e i sindaci dei comuni irpini. Lettera morta, almeno fino a oggi. Venerdì la situazione potrebbe precipitare con gli infermieri iscritti al Nursind (secondo sindacato al Moscati) che incroceranno le braccia per l'intera giornata. Il segretario territoriale del Nursind, Romina Iannuzzi, spiega: «Gli infermieri portano il peso e pagano le conseguenze del disastro organizzativo che si sta delineando, complice l'impennata dei contagi e una buona dose di mancate decisioni. Un grido di dolore che non possiamo non far sentire, a maggior ragione dopo che l'esecutivo ha ignorato completamente le nostre istanze in legge di Bilancio». 

Ultimo aggiornamento: 13:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA