Il capo della polizia Gabrielli ad Avellino:
«Guardia alta contro la criminalità»

Sabato 14 Dicembre 2019 di Gianni Colucci
Il capo della Polizia Franco Gabrielli arriva in una giornata in cui un grave episodio di violenza si è consumato nel carcere di Avellino (5 feriti: quattro agenti e un detenuto), mentre a Napoli la discussione sul garante comunale dei detenuti infuriava e Salvini chiedeva l'abolizione del reato di tortura in riferimento proprio all'episodio di Avellino («I delinquenti denunciano la qualunque e poi rendono grama la vita a chi deve difendere l'ordine pubblico», ha detto Salvini). Gabrielli si rifiuta di commentare i politici, preferisce concentrarsi sull'evento di sostegno all'attività di «Donatori nati» di cui è presidente onorario.

Tuttavia su Avellino preferisce concentrarsi sull'attuale situazione sulla quale, spiega: «Teniamo la guardia alta».

«Una zona, l'Irpinia, che ha vissuto una migliore condizione rispetto alle altre zone della regione, e il nostro scopo è quella di mantenerla sempre di più estranea a certi fenomeni; la criminalità organizzata non alberga solo nelle zone tradizionali, tende ad espandersi e cerca di intercettare tutto ciò che è un profitto che da lecito può diventare illecito. La guardia deve rimanere alta».

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Le condizioni dell'Irpinia: «Avelino confina con territori più complicati ma questo non deve farci mai ritenere che queste condizioni ne non sia immutabile nel tempo. Quindi la criminalità deve essere battuta sul tempo. È indispensabile sviluppare attività investigative che disarticolino sul nascere forme criminali che una volta insediatesi è difficile estirpare».

E il riferimento alla società civile e alle istituzioni locali torna prepotente, anche a leggere le riflessioni recenti di Gabrielli.

«Credo che i sindaci - ha detto il capo della polizia di recente - siano i migliori interpreti delle istanze di sicurezza delle loro comunità, le trovo assolutamente legittimate, e ovviamente questi inviti, che vengono da molte realtà del Paese, sono sempre tenute in debita considerazione».

«Credo che ci sia una domanda di sicurezza, a volte una percezione di sicurezza. Se noi ci limitassimo ad analizzare i dati statistici questo non apparirebbe. Però, come sta dicendo da tempo il ministro Lamorgese, noi dobbiamo andare un po' oltre la statistica, quindi dobbiamo andare ad intercettare anche le paure, i bisogni. Tant'è che anche noi stiamo sempre più modificando le modalità di controllo del territorio, che non sono più solo quelle strutturate, ma quelle che devono necessariamente di volta in volta andare a intercettare quelli che sono i singoli bisogni e la singola domanda di sicurezza».

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Nel comitato nazionale di fine anno che si riunirà a breve il ministro dell'Interno Lamorgese firmerà il decreto di riorganizzazione degli uffici di polizia ci sarà quindi la sovrapposizione dei distretti con i quartieri e i municipi.

Infine il riferimento alla serata: «Donare sangue dice Gabrielli - è una modalità con la quale si rende un servizio ma si produce anche un effetto benefico per la propria salute. Chi dona viene costantemente monitorato e non è infrequente che si scoprano patologie che altrimenti non sarebbe possibile evidenziare. Un gesto di generosità per gli altri e un modo per tenersi in salute».

Gabrielli è stato accolto dai volontari avellinesi con calore: «Al di là della paura dell'ago, basta girarsi dall'altra parte. Ad Avellino peraltro esiste un bel gruppo della nostra associazione, è la conferma che facciamo bene. © RIPRODUZIONE RISERVATA