Avellino, Nuovo Clan Partenio
sequestri convalidati per i 16 indagati

Venerdì 8 Novembre 2019 di Alessandra Montalbetti

Nuovo Clan Partenio, Il Gip convalida i sequestri preventivi d'urgenza per i 16 indagati a piede libero.
Esclusa in questa fase, nelle motivazioni della convalida dei sequestri, l'associazione a delinquere di stampo camorristico. Ad avviso del Gip Tirone - che ha firmato il provvedimento il 25 ottobre scorso, quando però non erano stati depositati ancora né la relazione riguardante il coinvolgimento dei due fratelli Galdieri in questo filone, né gli atti aggiuntivi depositati dal pm Woodcock inerenti alle dichiarazioni delle persone «esecutate» dai componenti dell'organizzazione per le aste allo stato non vi è alcuna ipotesi di associazione a delinquere, ma solo vari episodi di turbativa d'asta. Non è configurabile dunque, ad avviso del Gip, in base agli atti in suo possesso in quel momento, né il reato associativo, tantomeno l'aggravante riconducibile allo stesso.

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Nel decreto di perquisizione e sequestro sono finiti Damiano Genovese (oggi agli arresti domiciliari per detenzione illegale di armi), Antonio Genovese, Nicola e Pasquale Galdieri, Carlo Dello Russo, Antonio Barone, Gianluca Formisano, Livia e Modestino Forte, Armando Pompeo e Gianluca Aprile, Sabino Morano, Beniamino Pagano, Marialuigia Gasparro, Roberta Mazzone e Efrem Spiniello. I sedici sono stati accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso, scambio elettorale politico mafioso, estorsione, turbata libertà degli incanti e riciclaggio.

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Con il deposito dei nuovi atti da parte dei pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimanfia di Napoli, Simona Rossi, Luigi Landolfi, Henry John Woodcock, si è comunque aggravata la posizione di alcuni degli indagati a piede libero finiti nel decreto di sequestro e perquisizione firmato dal Gip del tribunale partenopeo. Di recenti sono state depositate le dichiarazioni rese da alcune vittime dei componenti del sodalizio criminale. Sei le persone informate sui fatti, ascoltate presso il comando provinciale dei carabinieri di Avellino, che hanno dichiarato di aver subito vessazioni per la partecipazione alle aste. Emblematica la versione di una donna appartenente alle forze dell'ordine che ha spiegato di essere stata avvicinata da una persona che le disse che «quel box auto doveva essere suo, in quanto aveva raggiunto un accordo con alcuni degli indagati e non si capacitava perché le cose erano andate diversamente».

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Intanto gli inquirenti continuano ad indagare su altre persone vicine ai componenti della consorteria criminale sottoposti alle misure custodiali ed incastrati dalle intercettazioni ambientali effettuate dagli uomini del nucleo operativo, coordinati dal capitano Quintino Russo. Intanto ieri anche l'indagato Elpidio Galluccio ha rinunciato al riesame, dopo i fratelli Galdieri. Il difensore Carmine Danna ha optato per la rinuncia alla discussione del ricorso dinanzi al tribunale partenopeo in merito alla misura custodiale in carcere per il suo assistito (accusato di associato a delinquere e usura) insieme agli altri 22 indagati nell'inchiesta sul nuovo clan. Ieri sono stati discussi i riesami per Angelo Genito, Giuseppe Moscariello, Mario Rosania (in carcere) e Giuliana Brogna (agli arresti domiciliari). Gli avvocati rimangono in attesa della decisione anche in merito a queste ultime posizioni con le quali si è conclusa la fase dei ricorsi dinanzi al tribunale partenopeo.

Inoltre gli avvocati Gaetano Aufiero, Quirino Iorio, Antonella Zotti, Alberico Villani, Pina De Crescenzo, Nello Pizza, Gerardo Santamaria, Raffaele Bizzarro, Raffaele Doria e Raffaele Tecce che hanno discusso i i riesami nei giorni scorsi (tutti rigettati eccezion fatta per Giuseppe Durante, scarcerato dagli arresti domiciliari e difeso dall'avvocato Almerigo Pantalone) rimangono in attesa delle motivazioni dei giudici della decima sezione del tribunale della Libertà. Solo all'esito del deposito dell'ordinanza di reiettiva, i legali degli indagati ristretti in stato di custodia cautelare, valuteranno se impugnare dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione i provvedimenti di rigetto.
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