Clan Partenio 2.0, il Riesame
​conferma: «Condotte mafiose»

Giovedì 12 Dicembre 2019 di Alessandra Montalbetti
«Graniticamente dimostrata l'esistenza e l'operatività di un gruppo criminale ben organizzato e capeggiato da Pasquale Galdieri che attraverso una serie di atti intimidatori attuati con modalità tipicamente camorristiche, si imponeva nei territori di Avellino e Alta Irpinia». A sostenerlo i giudici della decima sezione del Tribunale del riesame di Napoli, che hanno depositato le motivazioni dopo la conferma delle misure cautelari (18 in carcere e 5 ai domiciliari) nei confronti di 22 dei 23 indagati. L'unico ad essere stato scarcerato dal tribunale del riesame, i primi di novembre, è stato Giuseppe Durante (agli arresti domiciliari, difeso dall'avvocato Almerigo Pantalone) accusato di concorso in estorsione.

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Restano sottoposti alle misure custodiali in carcere Pasquale Galdieri, detto O'Milord; Nicola Galdieri ad avviso degli inquirenti reggente del clan nel periodo detentivo del fratello Pasquale (ieri hanno rinunciato al riesame); Carlo Dello Russo, il picchiatore della consorteria criminale; Diego Bocciero, Antonio Matarazzo, Antonio Taccone, Ludovico Nittolo, Filippo Chiauzzi, Carmine Valente, Ferdinando e Pasquale Nando Bianco, Ernesto Nigro (investito a Boss dell'Alta Irpinia), Elpidio Galluccio, Angelo Genito, Giuseppe Moscariello, Mario Rosania, Giovanni Volpe, Luigi De Simone e Giuliana Brogna, Giuseppina Nigro, Martino De Fazio (il messo comunale del comune di Monteforte Irpino) e Franco Ambrosone (quest'ultimi quattro sottoposti agli arresti domiciliari) accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo camorristico, usura ed estorsione.

Ad avviso dei giudici del tribunale partenopeo l'attività investigativa condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli e dai carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, agli ordini del capitano Quintino Russo ha consentito di «ricostruire l'organigramma della nuova consorteria criminale nata dalle ceneri del pregresso clan Genovese nell'ambito della quale risultano le posizioni apicali occupate da Pasquale e Nicola Galdieri (considerati i promotori ed organizzatori del consesso criminoso) la cui azione illecita, esplicatasi in più campi, risulta indubbiamente fondata su una forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo e da quella condizione di assoggettamento e di omertà che ne consegue nel porre in essere i contegni criminosi (attività di carattere estorsivo ed usuraio), teleologicamente indirizzate verso il fine precipuo del compiuto controllo e monitoraggio delle attività economiche».

Di qui la necessità, ad avviso dei giudici del tribunale del Riesame di confermare le misure, non solo per la gravità delle condotte contestate e per la pericolosità sociale degli indagati, ma anche per l'assoluta certezza che misure diverse da quelle applicate dal gip sarebbero inadeguate.

Mentre nel secondo filone d'inchiesta, relativo alle aste, tra i 22 indagati finiti nel decreto di perquisizione e sequestro effettuate presso abitazioni, uffici e ristoranti figurano Damiano Genovese (agli arresti domiciliari per detenzione illegale di armi), Antonio Genovese, l'avvocato Antonio Barone, Gianluca Formisano, Livia e Modestino Forte, Armando Pompeo e Gianluca Aprile, Sabino Morano, Beniamino Pagano, Marialuigia Gasparro, Roberta Mazzone, Efrem Spiniello, i tre custodi giudiziali Alfredo Cavallo, Luciana Zeccardo e Leonardo Tammaro, il dipendente di banca Emanuele Barbati e i due coniugi di Montoro, titolari di un circolo privato, Mario Gisolfi e Giuseppina Gaeta. I 22 sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere semplice e di tipo mafioso, scambio elettorale politico mafioso, estorsione, turbata libertà degli incanti e riciclaggio.

E in questa direzione gli inquirenti continuano ad indagare, ascoltando decine e decine di vittime. Gli esecutati, che nella sostanza hanno perso le loro proprietà finite all'asta, si presentano spontaneamente per essere ascoltate dal pubblico ministero Henry John Woodcock e fornire elementi utili alle indagini tutt'ora in corso. Si punta dunque a fare luce su eventuali altre figure professionali che avrebbero, grazie dell'incarico lavorativo ricoperto, contribuito in questi anni ad alimentare gli affari, del Nuovo Clan Partenio, confluiti anche nel settore delle aste giudiziarie.
Intanto l' avvocato Alberico Villani ha presentato istanza di riesame al fine di ottenere il dissequestro dei beni (conti correnti e disponibilità economiche) per Armando Pompeo e Gianluca Aprile. Le difese, rappresentate dagli avvocati Gaetano Aufiero, Nello Pizza, Alberico Villani, Carmine Danna impugneranno la decisione dei giudici partenopei presentando ricorso in cassazione relativamente ad alcuni dei loro assistiti.
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