Clan Partenio, sui filoni usura
e aste matrice unica dei boss

Lunedì 4 Novembre 2019 di Gianni Colucci
I due filoni di indagine, quello sull'usura e quello sulle aste, riconducono ad un'unica matrice l'attività criminale del clan Partenio. L'inchiesta sul nuovo clan, ha consentito di ricostruire una storia recente della criminalità locale. E il quadro che ne deriva appare inquietante, ma sopratutto foriero di altre novità.

A prescindere dall'attività che si svolge al Riesame, è proprio la parte investigativa che fa seguito agli arresti di inizio ottobre a destare nuovo interesse.

Sia le intercettazioni, come le ultime depositate dalla Dda, che l'attività sul territorio, potrebbero portare innanzitutto a nuove misure cautelari. Il livello del clan è assodato, e l'arresto delle figure apicali (Pasquale e Nicola Galdieri) è l'elemento che ha destabilizzato la struttura.

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Ma resta tuttavia il livello dei colletti bianchi da individuare, quell'ampio sistema, per quanto è dato di sapere dall'inchiesta, ramificatosi negli anni.

Un sistema che alligna in diversi istituti di credito presso i quali si riciclavano somme di denaro, anche consistenti, attraverso assegni clonati. Un sistema che riguarda anche i consulenti finanziari e gli avvocati che hanno dato man forte al clan che Galdieri, aveva costruito spostando dal racket all'usura prima il suo business, per poi passare a vere e proprie operazioni finanziarie.

Su questo secondo aspetto era Nicola Galdieri, nella fase in cui l'altro fratello era in carcere, a dimostrare una certa disinvoltura nel trattare con i consulenti.

Come resta tutto da indagare il rapporto tra i Galdieri e i Genovese negli ultimi due anni. Damiano lascia il campo per puntare ad una diversa collocazione, si sposta addirittura nella sfera pubblica il suo impegno. Sembra sinceramente orientato ad allontanarsi da una strada che se non rinnega tuttavia ritiene distante da se: quella del padre Amedeo. Risulta incensurato, la sua storia criminale si ferma a vicende di un ventennio addietro.
Ma il rapporto con Galdieri rimane saldo, in una specie di patto tra generazioni: quella precedente di Amedeo Genovese e quella di Pasquale Galdieri. Il questo passaggio del testimone, il rampollo del boss in carcere, per sua volontà o per condizioni che si sono instaurate, sembra appena una comparsa.

Tuttavia gli attentati del 22 settembre sono il punto di svolta dell'intera vicenda. Perchè un clan così attento nella gestione del racket e dell'usura, si lascia andare ad un'azione tanto eclatante come quella di esplodere decine di colpi sotto casa di un «collaterale», di spingersi a mettere un ordigno esplosivo nell'auto di un imprenditore?
Sono interrogativi che forse vanno in relazione con la parabola discendente dell'attività politica di Damiano Genovese. Il quale , tuttavia tende a minimizzare il blitz sotto casa sua. Nelle intercettazioni successive all'attentato sembra far capire che il vero obbiettivo era lo zio Antonio, che abita a pochi passi. Ma non esita, si legge negli atti della Dda, a slanciarsi fuori di casa armato di pistola quando in moto arrivano gli attentatori. Cerca po di occultare le tracce dell'attentato (la Mercedes danneggiata), infine si fa beccare in casa con una pistola rubata che lo porta ai domiciliari.

Eppure Genovese appariva la saldatura del clan Galdieri con gli affari sulle aste immobiliari, documentati dai carabinieri, delle famiglie Forte e Aprile. Damiano aveva avuto da Pasquale Galdieri il compito di ufficiale di collegamento con Livia Forte. Lo stesso Nicola Galdieri era stato visto da un carabiniere (che aveva fatto poi rapporto presso le aule delle esecuzioni immobiliari).

Dagli accordi tra le famiglie veniva fuori che un sostegno dei Galdieri esisteva nel caso si dovesse intervenire presso esecutati particolarmente riottosi a pagare i «servizi» dei Forte. C'è il caso di una donna che denuncia di essere stata picchiata da Galdieri per aver preteso un'asta immobiliare senza interferenze.

Presumibilmente in questo rapporto con Galdieri era vacillata la fiducia verso Damiano Genovese, di qui il forte intervento con l'uso di armi semiautomatiche. In carcere ci sono coloro che erano particolarmente interessati al blitz dimostrativo. C'è dunque in circolazione un'altra fazione probabilmente in grado di essere operativa. E su di essa è appuntata l'attenzione degli investigatori.
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