Covid ad Avellino, lo scandalo
delle mascherine egiziane per il 118

Domenica 15 Novembre 2020 di Antonello Plati

Mascherine protettive di dubbia tipologia in dotazione agli operatori del 118 di Avellino. «I dispositivi - spiega Michele Rosapane, segretario aziendale del Nursind - sono di difficile qualificazione, realizzati in Egitto, non risultano inquadrabili né quali mascherine chirurgiche né Ffp2 non recando alcuna certificazione e quindi, non si ritiene possano svolgere una funzione protettiva concreta».

Così gli operatori dell'Emergenza territoriale ogni giorno scendono in strada a soccorrere soggetti affetti da Covid-19 e casi sospetti dotati di queste mascherine che non hanno nemmeno la molla per bloccarle dietro alle orecchie quasi fossero di produzione casalinga e, in alcune circostanze, con camici che non sempre sono adatti a schermare il corpo da eventuali contagi. «Abbiamo ricevuto prosegue Rosapane parecchie segnalazioni da personale in servizio presso alcuni Saut del 118: sono fatti di una gravità inaudita che testimoniano l'imbarazzante gestione organizzativa del servizio di Emergenza territoriale. L'Asl di Avellino starebbe fornendo queste mascherine che sono di pessima qualità: molti operatori hanno riferito la loro rottura spontanea durante l'utilizzo». 

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Eppure l'Istituto superiore di sanità (Iss) raccomanda l'uso di mascherine Ffp2 sui mezzi di soccorso che gestiscono pazienti Covid conclamati o sospetti: «Invito la responsabile del servizio di Emergenza territoriale, Rosaria Bruno, a salire su un'ambulanza con un paziente Covid positivo indossando la stessa mascherina che sta fornendo ai Saut». Se non dovessero essere presi provvedimenti il Nursind è pronto ad adire le vie legali: «Se per i vertici aziendali dell'Asl quelle in dotazione sono equiparabili a Ffp2, sarà nostra premura procedere con un esposto alle autorità competenti». Le indicazioni ministeriali, in merito, sono abbastanza chiare. Già nel decreto Cura Italia si legge: «Per contenere il diffondersi del Covid-19, fino al termine dello stato di emergenza, sull'intero territorio nazionale, per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (Dpi), le mascherine chirurgiche». Indicazioni più precise, come detto, arrivano dall'Istituto superiore di sanità, che in un documento pubblicato il 28 marzo scorso, parla di «mascherina chirurgica come Dpi da utilizzare per proteggersi da Covid-19», ma «se il rischio è aumentato per intensità e/o durata allora si consiglia la mascherina Ffp2». 

Intanto all'Azienda ospedaliera Moscati aumentano i ricoverati per Coronavirus: sono 118, 5 in più di ieri. Così distribuiti: 9 sono nell'area rossa (terapia intensiva) del Covid Hospital, 37 nell'area verde e gialla (subintensiva e degenza ordinaria); 14 sono ricoverati nell'Unità operativa di Malattie infettive, 14 in Medicina Interna, 17 in Medicina d'Urgenza-Geriatria e 27 al plesso ospedaliero Landolfi di Solofra. Le unità operative citate sono state parzialmente o interamente riconvertite in aree Covid. Non sono inclusi nel conteggio i casi sospetti che ancora ieri sera erano in pronto soccorso in attesa dell'esito del test molecolare per verificare la positività o meno alla malattia.

E continuano i trasferimenti (41 fino a questo momento) verso le cliniche private della provincia che hanno disponibilità ad accogliere degenti Covid in via di guarigione. Rita Capone, direttore sanitario della clinica Santa Rita di Atripalda, spiega: «Nella nostra struttura, ci sono 45 pazienti a bassa intensità di cure (non tutti provenienti dal Moscati, infatti la disponibilità dei posti letto è su base regionale, ndr) non trattiamo casi gravi di subintensiva o intensiva. Di quelli trasferiti fino a oggi, nessuno però è stato ancora dimesso. Anzi, siamo stati costretti, a causa di un improvviso peggioramento della condizioni di salute, a chiedere il ritorno al Moscati di un degente». Nessun problema sotto l'aspetto organizzativo: «C'è uno staff medico e paramedico formato per questo tipo di assistenza che, tra l'altro, abbiamo già fornito durante la prima fase dell'emergenza sanitaria: un'area della nostra clinica è dedicata ai Covid senza possibilità, per il personale in servizio, di entrare in contatto con altri reparti. La disponibilità conclude Capone è di 120 posti letto, ma non escludiamo di aumentarla se dovesse essere necessario».

Restando nel privato accreditato, ma cambiando argomento, è ancora il sindacato delle professioni infermieristiche a sollevare la questione del contratto non applicato alla clinica Malzoni: «Con grande rammarico dice Romina Iannuzzi, segretario territoriale del Nursind - veniamo a conoscenza che la Malzoni non applicherà il nuovo contratto Aiop sottoscritto il 9 ottobre scorso con i relativi adeguamenti economici. Invitiamo la casa di cura a rivedere tale decisione e annunciamo che saranno avviate azioni di protesta».

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