Coronavirus ad Avellino, dalla case
di cura l'offerta di seicento posti

Giovedì 26 Marzo 2020 di Gianni Colucci

Sono 600 i posti letto disponibili nelle cliniche private della provincia. Sono posti che possono essere utilizzati per alleggerire la pressioni sulla sanità pubblica, sugli ospedali che stanno stravolgendo le loro funzioni nel processo di riconversione per la cura del Covid.
«Possiamo ospitare i negativi, stiamo lavorando ad un'intesa regionale, la disponibilità è massima. Prima individuiamo le linee operative, poi discutiamo delle questioni economiche. La salute dei cittadini, la sicurezza è al primo posto». Domenico Covotta, amministratore di Villa Maria a Mirabella Eclano, rappresentante dell'Aiop, l'associazione della ospedalità privata, è pronto a dare una mano.

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Le strade da seguire sono diverse, la Regione chiede di allargare le possibilità di accesso ai posti letto dei privati che, tra l'altro, in questo momento appaiono quasi del tutto vuoti.
Da tempo è partito un confronto tra Regione Campania e Aiop, Sergio Crispino il presidente ha gettato le basi dell'intesa.
Il tipo di collaborazione parte dalla divisione in tre categorie i pazienti da ospitare.
Innanzitutto coloro che sono attualmente a casa e dichiarati positivi e asintomatici, potrebbero avere bisogno dell'ossigenoterapia. Si tratta delle due categorie di positivi e asintomatici che possono avere bisogno da un momento all'altro dell'ossigeno. Una seconda fascia sono i guariti che devono attendere il secondo tampone negativo e devono sostare 14 giorni sotto controllo.
Infine, ma in una quota minima, sia in Campania che in provincia di Avellino, sono i pazienti che vanno posti in Rianimazione.
Sia la terapia intensiva che quella sub intensiva sono disponibili solo in poche cliniche private. In provincia di Avellino sostanzialmente alla Montevergine e a villa dei Platani del gruppo Malzoni-Patriciello.
Complessivamente avere per gli acuti circa 600 posti tra Malzoni, Montevergine, Santa Rita e Villa Ester e Villa Maria a Mirabella e Villa Maria di Baiano, significa una riserva importante che di questi tempi appare essenziale. Un cuscinetto che può consentire per gli acuti, una valvola di sfogo per la sanità pubblica che si trova in affanno e in una fase di profonda di riorganizzazione.
Ma come si lavora in queste ore nelle cliniche private della provincia? «Tra mille cautele. Noi a Mirabella abbiamo attrezzato un'area di filtro che verifica le condizioni dei pazienti in entrata e prova anche a tracciare una loro storia personale per verificarne i contatti. Siamo attentissimi a stabilire se ci siano indizi di un avvio del contagio, di una sintomatologia sospetta. Non abbiamo fermato le prestazioni oncologiche. Alla Montevergine e alla Malzoni la terapia intensiva è attiva per l'ostetricia e i casi acuti», spiega Covotta.
Tutte le cliniche che fanno chirurgia hanno sospeso gli interventi, tra l'altro, per la scarsità di sangue.
Covotta dispone di dati sulla situazione generale che parlano di una drastica riduzione delle presenza. «Tutti hanno sospeso gli interventi in elezione», spiega.
D'altra parte, il momento richiede che si cambi passo negli ospedali provati. Con gli ospedali pubblici che si stanno trasformando per il Covid (come Ariano Irpino) continuare l'attività di ricovero ordinario avrebbe impedito di essere davvero utili all'emergenza.
«Cambia il modello assistenziale, siamo imprenditori ma il fatto economico non va anteposto all'emergenza. Siamo alla fase di definizione del tipo di contributo che possiamo dare».
Covotta è di Ariano, il focolaio infettivo. Preferisce rinviare un giudizio sulla gestione dell'ospedale. «Stanno facendo un gran lavoro di riconversione. Ariano è un caso particolare e merita un approfondimento. Ora è difficile fare una ricostruzione anamnestica o epidemiologica, per capire come si sia sviluppato il focolaio e per capire perchè si sia sviluppato. Ora pensiamo ad assistere gli ammalati e a garantirli. Diamo loro tutto quello che possiamo dare, questa è la priorità».
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