Coronavirus, paraplegico da 15 anni:
«Vi dico cos'è realmente il lockdown»

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Barbara Ciarcia
«La quarantena? La vivo con ironia». Ci scherza su Giuseppe De Prisco, quarantacinque anni, paraplegico da quindici da quando un fatale schianto in moto, a poca distanza da casa, lungo la Provinciale che conduce a Frigento, lo ha paralizzato.

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Il lockdown, ossia l'isolamento forzato e imposto per decreto governativo, purtroppo lui lo sconta quotidianamente. Per questo affronta i giorni della pandemia con una saggia dose d'ironia, e leggerezza. «Ho vissuto momenti peggiori - racconta il giovane ex carabiniere - Sono stato tra la vita e la morte figuriamoci se adesso mi spavento di stare chiuso in casa. Sto reagendo provando a sdrammatizzare come faccio da quando sono costretto a questa nuova condizione. Certo non è facile, ma bisogna darsi forza e andare avanti». E Giuseppe da tre lustri va avanti su una carrozzella. La pandemia da Covid-19 è solo l'ultima barriera che ha incontrato lungo il percorso della sua vita modificata da uno sgambetto sinistro del destino. L'assistenza domiciliare a causa delle prescrizioni attuali è stata sospesa. E così la rete dei contatti umani, delle relazioni sociali che finora hanno reso meno pesanti e cupe le sue giornate casalinghe. «Meno male che c'è internet - taglia corto Giuseppe - altrimenti davvero sarei rimasto isolato».

Tra vignette virali e meme il tempo passa, e passa così pure il cattivo umore che a volte affiora e afferra, ma senza provocare effetti collaterali, pure il quarantacinquenne frigentino. «Mai lasciarsi andare allo sconforto o alla solitudine - esclama sibillino l'ex militare dell'Arma - Il rischio maggiore, adesso, per chi è più fragile è proprio questo: cedere allo scoramento, al pessimismo. Invece bisogna trovare sempre un motivo, una ragione per lottare e superare la depressione che ci assale quando sembra che non ci sia soluzione a un problema». Giuseppe mette comunque in conto il rischio che d'ora in avanti tutto sarà diverso, anche le relazioni, e tutto un po' più complicato. «Chi vive la disabilità in questo particolare momento vive di conseguenza le difficoltà imposte dal divieto di contatti - spiega poi Giuseppe - Gli amici che solitamente vengono a casa, a trovarmi, a scambiare qualche battuta adesso non vengono più. Le presenze sono assai limitate, ed è giusto che sia così, perché le mie difese immunitarie sono molto basse quindi il timore di un contagio è molto elevato».

Le giornate sono infinite per il 45enne paraplegico che fino al prossimo 3 aprile non potrà fare neppure le sedute giornaliere di fisioterapia, importanti per il mantenimento dei tessuti e delle ossa. La sospensione dettata dalla prevenzione si è resa necessaria per tutelare la salute di Giuseppe e degli operatori sanitari a domicilio. «Sono convinto che si andrà avanti così ancora per molti giorni - sostiene - Da quindici anni ho dovuto rinunciare a tante cose non capisco come mai la gente normale non riesca per quindici giorni, dico quindici giorni, a cambiare abitudini e a fare quindi dei sacrifici per il bene di tutti. Questo virus è davvero cattivo, perciò restiamo a casa».

Non si lamenta affatto Giuseppe. Negli anni ha imparato l'arte della pazienza e dell'attesa. I social media lo hanno salvato e proiettato in una dimensione che gli consente di affrontare la realtà della disabilità con minore fatica e insofferenza. Lui poi non si è mai fermato davanti a nessun ostacolo. «Lo ammetto però - confessa il 45enne di contrada Fontana Bianca - sulle prime ho avuto tanta paura del Covid-19 adesso invece sto gestendo questo sentimento con intelligenza e buon senso. Dobbiamo essere tutti prudenti e previdenti. Se si rispettano le regole allora il contagio si potrà contenere, e magari frenare». Poi Giuseppe avvia il pc. La connessione lo aiuta a mantenere quella relazione vitale col mondo che d'ora in avanti non sarà più come prima. © RIPRODUZIONE RISERVATA