Covid, l'Asl di Avellino difende
le mascherine d'Egitto, scontro col sindacato

Lunedì 16 Novembre 2020 di Antonello Plati


«Le mascherine in uso al 118 sono certificate: abbiamo le Kn95, le Ffp2 e quelle chirurgiche. Quelle prodotte in Egitto sono di scorta. E tra l'altro essendo più comode, sia delle chirurgiche sia delle Ffp2, sono gli stessi operatori a scegliere di utilizzarle».
La responsabile del servizio di Emergenza territoriale dell'Asl di Avellino, Rosaria Bruno, replica alle accuse del Nursind. Il sindacato delle professioni infermieristiche, tramite il segretario aziendale Michele Rosapane, ieri al Mattino aveva denunciato che «i soccorritori sono costretti a lavorare con dispositivi di protezione individuale (Dpi) di manifattura egiziana non certificati né come mascherine chirurgiche né come Ffp2». Sottolineando poi: «Riteniamo che non possano svolgere una funzione protettiva concreta ed effettiva come segnalatoci da diversi operatori che ne hanno anche constatato la rottura spontanea durante l'uso». In sostanza si tratta di mascherine che non hanno nemmeno la molla per essere bloccate dietro le orecchie, simili a quelle fornite a marzo dalla Protezione civile nazionale agli ospedali, che assomigliavano a pannolini.

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Bruno però replica: «Sono di scorta e comunque sono certificate anche quelle. Ma non le distribuiamo: è il personale a preferirle, se poi le rompono è perché non sanno usarle». Quindi va giù dura contro il sindacato e, visto che va di moda, attacca la stampa: «È una polemica che non voglio alimentare. Non ricevo provocazioni: siamo di fronte a una strumentalizzazione sgarbata e scorretta. I sindacalisti venissero a parlare direttamente con me anziché farlo con la stampa, che già sta facendo troppi danni».
Romina Iannuzzi, segretario territoriale del Nursind, rivendica però la denuncia. Ma prima afferma: «Stigmatizziamo fermamente le dichiarazioni di Bruno relativamente alle mascherine egiziane senza certificazione fornite agli operatori del Saut del 118. Riteniamo inaccettabili e indegne le giustificazioni addotte nel tentativo di nascondere le proprie esclusive responsabilità a riguardo». Quindi entrando nel merito: «Già la presenza di tali dispositivi non può in alcun caso essere imputata agli operatori sanitari che invece hanno prontamente denunciato il rischio cui vengono sottoposti». E a controrispondere all'Asl ci sono anche alcuni soccorritori del 118. Preferiscono restare anonimi: «Abbiamo ricevuto - dicono - minacce di ritorsione nel caso avessimo rivelato quanto sta accadendo».

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Poi raccontano: «La responsabile è stata più volte sollecitata, anche via fax, alla sostituzione di queste mascherine considerate pericolose in quanto non aderiscono bene al viso e sono estremamente fragili. Per questo, si spezzano continuamente». Un altro aggiunge: «Il personale non è mai stato interpellato nella scelta dei Dpi e tra l'altro non siamo mai stati forniti nemmeno di visiere idonee: le abbiamo acquistate di tasca nostra, quelle buone».
In servizio, nella giornata di ieri, indossando proprio una di quelle mascherine, un operatore sostiene: «Si ripete le stessa storia delle tute: qualche settimana fa, abbiamo fatto notare che quelle in dotazione non erano a norma, ma ci è stato risposto che potevamo arrangiarci, di tenerle di riserva e attingere alla scorta di quelle buone. Ma se durante un'uscita ho necessità di cambiare la tuta cosa faccio? Metto quella di scorta. È capitato a più colleghi, quindi, di dover usare le tute non a norma mettendo a serio rischio la propria salute». E sulle mascherine conferma: «Quelle fatte in Egitto, adesso in distribuzione, non sono a norma. E non è assolutamente vero che siamo noi a chiedere di usarle perché ci troviamo bene». Tutt'altro: «Non sono sicure, non le vogliamo. Si rompono subito e non certo perché non sappiamo usarle: almeno in questo una certa esperienza l'abbiamo maturata». La questione, ribadisce l'operatore, è stata sollevata più volte. «La responsabile ha replicato allo stesso modo delle tute: tenete queste mascherine di riserva. Ma in questo momento, almeno in alcuni Saut, non abbiamo alternative e siamo costretti a usarle. A nostro rischio e pericolo». Facendo di necessità virtù: «Per evitare che si rompano, ne stiamo spillando sopra una chirurgica in modo da sfruttare le molle. Una soluzione assurda».
 

Ultimo aggiornamento: 19:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA