Covid ad Avellino, la protesta
degli esercenti: «Lockdown mascherato»

Martedì 27 Ottobre 2020 di Antonello Plati


Protestano contro le ultime restrizioni governative modificate, con ulteriore giro di vite, dalla Regione Campania. Un centinaio di persone, tra gestori di palestre, centri benessere, bar, pizzerie e ristoranti di Avellino e provincia si sono incontrati ieri pomeriggio attorno alle 16 nell'area pedonale del Corso Vittorio Emanuele, all'altezza della prefettura. Circondati da polizia e vigili urbani, i manifestanti hanno esposto le proprie ragioni. Ciro Covi, proprietario del bar Saint Tropez di Piazza d'Armi, è uno dei promotori della protesta nata sui social: «È un lockdown mascherato: chiudere la ristorazione alle 18, consentendo solo l'asporto fino alle 22,30 e le consegne a domicilio fino alle 23, per molti di noi vuol dire lavorare la metà. Per altri significa addirittura chiudere, almeno temporaneamente».

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L'ultimo riferimento di Covi è a vinerie e bistrot che sostanzialmente svolgono la somministrazione nelle ore serali. «Ma anche un semplice bar che è privato, per esempio, degli apertivi serali avrà ricadute pensatissime». Quindi il dissenso: «Abbiamo sempre rispettato le regole, come tutti i commercianti. E, dati alla mano, dentro i nostri locali non si sono mai alimentati contagi né sviluppati focolai. Inoltre, se serrata doveva essere si sarebbero dovuti trovare prima i soldi per sostenerci. A quanto pare, sotto questi aspetti non c'è ancora chiarezza: chissà se e quando vedremo qualche euro». Rincara la dose, Carmela Iovine della pizzeria Zio Vincenzo di Atripalda: «Portare avanti un'attività di questo tipo è già molto difficile. Adesso lo sconforto è tanto: non nascondo di aver pensato, più volte dall'inizio della pandemia, di chiudere per sempre. Eppure siamo noi che rimpinguiamo le casse dello Stato ma, a quanto pare, non siamo apprezzati né degni di essere ricompensati. Dunque, in un momento come questo lo sconforto, come detto, prende il sopravvento». Blocco totale per piscine e palestre. «Da marzo siamo praticamente fermi, abbiamo lavorato un paio di mesi. Siamo molto al di sotto delle nostre possibilità: il danno economico è incalcolabile e difficilmente ci riprenderemo», commenta Roberto Capozzi del Kickboxing Club Avellino.

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Gli fa eco Lucio Cecere, referente provinciale delle Associazioni sportive e sociali italiane (Asi): «La prima fase dell'emergenza è stata una prova durissima per tutti i gestori di palestre, piscine e di qualsiasi altra struttura sportiva. Nel nostro settore, è bene ricordarlo, i contagi sono quasi a zero: mi riferisco alle palestre o alle manifestazioni sportive all'aperto. Eppure siamo i primi a chiudere: sinceramente non riusciamo a comprenderne le motivazioni». Assenti gli esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo chiusi per decreto anche cinema e teatri o almeno non si palesano al microfono che è a disposizione di tutti. A ricordarli ci pensa però un cittadino che prende la parola: «I luoghi più sicuri sono proprio i cinema e i teatri: qui in 5 mesi, oltre a non incassare, i proprietari ci hanno rimesso di tasca propria per mettere i locali a norma», dice Gerardo Di Martino, avvocato penalista. Non mancano i negazionisti, sono un paio quelli a parlare. E purtroppo raccolgono pure gli applausi dei presenti. Uno si spinge davvero oltre. Prima nega l'epidemia: «Il problema è di carattere economico-finanziario: ci stanno mettendo addosso l'angoscia di una pandemia che non esiste», afferma Giovanni Tolino. Poi addirittura invita «ad andare a vedere come giocano a carte nelle terapie intensive», (ieri il quinto ricovero in 10 giorni di un contagiato registrato al Moscati di Avellino). La manifestazione va avanti con toni sempre più confusi. E si disperde verso le 17,30.
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