CORONAVIRUS

Covid ad Avellino, Moscati senza tregua
salgono i ricoveri in Terapia intensiva

Venerdì 13 Novembre 2020 di Antonello Plati


Tre pazienti Covid intubati nelle ultime 24 ore. È emergenza nell'emergenza al Covid Hospital dell'Azienda ospedaliera Moscati. Infatti, l'aggravarsi delle condizioni di salute ha determinato il ricorso alla terapia intensiva per altri tre contagiati: in questo momento ce ne sono 8, in tutto, a fronte dei 10 posti disponibili (uno, però, è riservato a un eventuale degente covid dializzato).
L'auspicio è che non ci sia necessità, già in giornata, di attaccare al ventilatore meccanico altre persone. Altrimenti dovranno essere attivati alcuni letti del reparto di Anestesia e Rianimazione. Continuano, intanto, i trasferimenti dei pazienti Covid non complessi o in via di guarigione verso le due cliniche private della provincia che hanno disponibilità all'accoglienza (si tratta di Villa Maria a Baiano e della clinica Santa Rita di Atripalda). Di conseguenza, il numero di degenze presso l'Azienda ospedaliera Moscati resta stabile. Attualmente ci sono 113 pazienti covid (soltanto uno in più di mercoledì): di questi, 8 sono nell'area rossa (terapia intensiva) del Covid Hospital, 35 nell'area verde e gialla; 12 sono ricoverati nell'Unità operativa di Malattie infettive; 12 in Medicina Interna; 20 in Medicina d'urgenza-Geriatria e 27 al plesso ospedaliero Landolfi di Solofra. Le unità operative citate sono state parzialmente o interamente riconvertite in aree Covid. Non sono inclusi nel conteggio i pazienti che si trovano nell'area covid del pronto soccorso. Inoltre, da Contrada Amoretta fanno sapere che «dal primo ottobre a oggi sono stati dimessi o trasferiti in altri istituti 155 pazienti». Come emerge dal report, l'area covid all'interno della città ospedaliera si allarga. Oltre al Covid Hospital (allestito nella palazzina Alpi) sono coinvolti 4 reparti. L'ultimo, parzialmente riconvertito, è quello di Medicina interna. L'altro giorno, per far fronte all'emergenza, la direzione strategica aveva disposto l'accorpamento di Geriatria (metà dei posti letto restano a disposizione delle degenze specialistiche) con Medicina d'urgenza. E nelle prossime ore altri letti potrebbero essere attivati in Pneumologia e Unità fegato (come era successo nella prima fase dell'emergenza, quando furono addirittura 10 i reparti inglobati nell'area covid).

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Insomma, i manager del Moscati stanno applicando la disposizione dell'Unità di crisi regionale che a fine ottobre aveva suggerito di trasformare le unità operative di degenza. Ma, come detto, quello che preoccupa di più è la situazione della terapia intensiva. Con una percentuale di occupazione ben al di sopra della media regionale. «Nella settimana del 2-8 novembre - ha spiegato il presidente della Regione Vincenzo De Luca - la percentuale di occupazione dei posti di terapia intensiva in Campania è stata del 27 per cento». In pratica, il valore non è quello finale ma la media tendenziale ed è sotto la soglia critica del 30 per cento indicata dal Ministero della Salute. Un parametro nazionale che suggerisce di non correre ancora ai ripari. Nonostante appaia evidente la sofferenza degli ospedali in Irpinia come nel resto della Regione. Condiviso pure l'allarme per i «contagi interni»: coinvolti sia gli operatori sanitari (una ventina solo al Moscati) sia gli utenti che entrano in ospedale per curare altre patologie e finiscono per contrarre il nuovo coronavirus. Dall'inizio di questa seconda ondata epidemica (ovvero dallo scorso luglio), sono 12 i pazienti che si sono infettati in corsia (quasi tutti trasferiti, poi, al Covid Hospital: uno, purtroppo, è deceduto).

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Non va meglio agli operatori sanitari. L'altra settimana hanno scoperto di aver contratto la malattia (probabilmente sul posto di lavoro) un tecnico di Radioterapia, un anestesista (assegnato al reparto di Ostetricia e Ginecologia) e un'infermiera di Geriatria. Il bilancio complessivo, tra medici, infermieri e Oss, è di 19 contagiati. Sul punto, le parti sociali hanno chiesto maggiori garanzie alla direzione strategica. Sia i confederali (Cgil, Cisl e Uil) sia Nursind, Nursing Up e Usb hanno, in più occasioni, sottolineato (anche con manifestazioni di protesta) i pericoli che ogni giorno sono costretti a correre i camici bianchi e i paramedici.
 

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