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Il Covid dilaga al Moscati:
colpito anche il manager

Mercoledì 30 Marzo 2022 di Antonello Plati
Il Covid dilaga al Moscati: colpito anche il manager

Omicron 2 continua a colpire l'Azienda ospedaliera Moscati. L'ultima variante, tra le più infettive (ma con una letalità molto bassa grazie alla vaccinazione di massa), si sta diffondendo in modo rapido nella struttura di Contrada Amoretta, dove le falle nella sorveglianza sanitaria continuano a essere troppo ampie.
Raggiunti anche i piani alti della palazzina amministrativa con il contagio del direttore generale Renato Pizzuti. Il manager, che da qualche giorno è assente dal suo ufficio, sta osservando un periodo di quarantena e prima di rientrare in Azienda, in assenza di sintomatologia grave, dovrà sottoporsi a un tampone di controllo. Negativa invece la compagna, Elvira Bianco, direttore sanitario dell'Asl di Avellino, considerando che fino a ieri era regolarmente in servizio a via Degli Imbimbo.

La notizia della positività di Pizzuti è trapelata dall'ambiente ospedaliero, nonostante il diggì non l'abbia comunicato apertamente, come invece hanno fatto alcuni suoi omologhi campani, da ultimo Ciro Verdoliva dell'Asl Napoli 1.
Sempre alla città ospedaliera, un mini-focolaio interessa l'Unità operativa di Medicina interna, dove è emersa la positività del primario, Maria Amitrano, di altri operatori sanitari, nonché di 4 pazienti (in cura per altre patologie, entrati in corsia negativi e ricoverati da diverse settimane). Anche un altro primario, Antonio Medici di Ortopedia, ha contratto la malattia. Inoltre, preoccupa la situazione del reparto di Cardiologia, dove sono risultati positivi due dirigenti medici.

Intanto, non ci sono più posti nel Covid Hospital allestito nella palazzina Alpi del Moscati. La struttura ha, infatti, esaurito i letti di degenza ordinaria (26). A disposizione, in questo momento, soltanto 6 posti nell'area di terapia intensiva (10 in tutto). Dunque, nel Covid Hospital di Avellino sono ricoverati 34 pazienti: 4 sono in terapia intensiva e 26 nella degenza ordinaria e subintensiva, 1 nell'Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia e 3 nella Pediatria.

La curva del contagio nelle ultime 24 ore incute di nuovo timore. Dopo un periodo di calma apparente il virus ha ripreso a circolare pericolosamente, complice anche l'allentamento delle misure di contrasto e un più che comprensibile rilassamento da parte di tutti i cittadini. Non dovrebbero però abbassare la guardia gli operatori del settore che non possono rappresentare un veicolo di trasmissione del Covid per i degenti ricoverati nei reparti ordinari. Invece, come detto, tra gli ultimi pazienti arrivati nel Covid Hospital ci sono proprio 4 persone entrate in ospedale per curare altre patologie e che si sono infettate in corsia dove i contatti più stretti sono proprio quelli con medici e infermieri. Da gennaio a oggi, il bilancio dei contati interni ha toccato quota 36. I reparti coinvolti sono 7: Chirurgia (con 5 contagiati), Chirurgia oncologica (6 contagiati, tutti dimessi perché guariti), Ematologia (7 contagiati), Medicina interna (14), Oncologia (1), Ortopedia (2) e Urologia (1). Purtroppo tra i 32 contagiati, come detto, 7 persone non hanno retto l'urto dell'infezione da Sars-Cov-2 e sono morte pochi giorni dopo il trasferimento nell'area covid dell'Azienda ospedaliera Moscati.

Problemi anche in pronto soccorso. «Aumentano i contagi in provincia e i ricoveri nelle strutture ospedaliere. Da due giorni il pronto soccorso del Moscati è preso d'assalto sia da pazienti con patologie non legate al covid ma nello stesso tempo si registra un incremento di accessi di pazienti positivi», fanno sapere dal Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche. «Domani terminerà lo stato d'emergenza nazionale pertanto si allenteranno le restrizioni e questo ci preoccupa molto. Stiamo assistendo alle solite falle della medicina territoriale, il contact tracing è completamente saltato, le Usca sono depotenziate, i pazienti positivi alla minima complicanza sono costretti a ricorrere al pronto soccorso poiché abbandonati dalla medicina territoriale. Quello che temiamo e che se la situazione epidemiologica dovesse ulteriormente peggiorare, assisteremo alle ennesime conversioni di unità operative in reparti covid e ciò condizionerà la tenuta dei servizi assistenziali già precaria nella nostra provincia».

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